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Il 2025 di BMW Motorrad si chiude con meno moto vendute e margini in contrazione. Le consegne globali sono scese a 202.563 unità (-3,7% rispetto alle 210.385 del 2024), il margine EBIT è passato dal 6,1% al 5,7% e l'ultimo trimestre ha lasciato sul campo un -15,1%: non il finale di stagione che si sperava. Eppure, allargando la visuale al mercato in generale e a quello che è successo in Germania in particolare a seguito anche e soprattutto dell'effetto "fine serie Euro 5", il dato di BMW Motorrad appare decisamente meno preoccupante, anzi. Diamo in ogni caso un'occhiata ai bilanci diffusi dalla Casa bavarese.
I ricavi della divisione motocicli si sono attestati a 3,143 miliardi di euro, in calo del 2,4% rispetto ai 3,220 miliardi del 2024. L'utile operativo (EBIT) è sceso a 178 milioni di euro dai 198 milioni dell'anno precedente (-10,1%). Tutti gli indicatori puntano nella stessa direzione, ma non è un crollo drammatico.
Il dato più critico arriva però dall'ultimo trimestre: nel Q4 2025 il margine EBIT del segmento motocicli ha toccato il -15,1%, peggiorando sensibilmente rispetto al già negativo -6,8% del Q4 2024. Le consegne dell'ultimo trimestre si sono fermate a 43.407 unità, in calo del 7,6%.
Il BMW Group nel complesso ha retto meglio delle attese, con un utile ante imposte oltre i 10 miliardi di euro e un margine EBIT stabile al 7,7%. Sul versante auto, per completezza, le consegne globali hanno tenuto a 2,46 milioni di veicoli (+0,5%), con Europa (+7,3%) e Americhe (+5,6%) a compensare il pesante -12,5% della Cina.
La divisione moto, però, ha pagato più di altre l'effetto combinato dei dazi doganali e della volatilità valutaria. Il Gruppo stima che i dazi abbiano eroso circa 1,5 punti percentuali di margine EBIT nel 2025, con ricadute proporzionali anche sui due ruote.
Per il 2026, BMW si aspetta consegne in linea con il 2025. Il margine EBIT previsto per il segmento motocicli è compreso tra il 4,0% e il 6,0%, con un RoCE atteso tra il 10% e il 14%. Previsioni prudenti, che incorporano già l'ipotesi di ulteriori pressioni tariffarie per circa 1,25 punti percentuali. Non un'inversione di rotta, ma almeno la stabilizzazione.