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-35,7%. Un numero che fa tremare il settore. La Germania, tradizionalmente il mercato più solido e prevedibile d'Europa, ha perso oltre un terzo delle immatricolazioni in un solo anno, passando da 248.000 unità del 2024 a sole 159.764 del 2025. Un tracollo che non può essere spiegato solo con la correzione post Euro 5+.
Cosa sta succedendo nel cuore dell'Europa? L'incertezza economica, l'inflazione che morde i consumi, la crisi dell'automotive tedesco che si riflette su tutto il comparto mobilità. Il risultato è un mercato paralizzato, dove i concessionari guardano con apprensione ai magazzini pieni e i costruttori rivedono al ribasso tutte le previsioni.
Il disastro tedesco non è un caso isolato. La Francia perde il -16,4% scendendo a 179.225 unità, mentre il Regno Unito registra un preoccupante -19,3% fermandosi a 89.645 immatricolazioni. Due mercati storicamente forti, dove il motociclismo è radicato nella cultura popolare, che oggi mostrano segnali di cedimento strutturale.
Il dato britannico è particolarmente significativo: sotto le 90.000 unità, il mercato UK torna ai livelli più bassi degli ultimi anni, confermando che la Brexit e l'instabilità economica stanno pesando anche sulle passioni degli appassionati.
Con 331.634 unità e un -6%, l'Italia è l'unico grande mercato del Nord a contenere i danni. Ma sarebbe un errore leggere questo dato come un segnale positivo. Il mercato italiano non cresce, si limita a perdere meno degli altri. E quando Germania, Francia e UK affondano, è solo questione di tempo prima che anche il Belpaese ne risenta.
I costruttori lo sanno: l'Italia è un mercato maturo, saturo, dove ogni vendita viene strappata a colpi di incentivi e sconti. La tenuta del 2025 potrebbe essere solo il preludio a un 2026 più complicato.
L'eccezione che conferma la regola si chiama Spagna: +8,3% a 242.580 unità. Un risultato che fa notizia soprattutto per contrasto con il disastro del resto d'Europa. Ma anche qui vale la pena di fare attenzione: la crescita spagnola è trainata da politiche di mobilità urbana favorevoli agli scooter e da un costo della vita (ancora) più contenuto rispetto al Nord Europa.
Se il mercato moto fa paura, quello dei ciclomotori è un bollettino di guerra: -20,7% complessivo, con l'Italia che implode a -35,1% (14.164 unità). I cinquantini stanno sparendo dalle strade europee, sostituiti da moto di piccola cilindrata o, peggio, da monopattini elettrici.
ACEM prova a rassicurare con il confronto rispetto al 2019 (+14,7%), ma è un gioco di specchi. Il settore ha vissuto due anni di boom artificiale (2023-2024) gonfiato dalla corsa all'acquisto pre-Euro 5+. Ora arriva il conto: un mercato sovradimensionato che si sgonfia velocemente, lasciando concessionari in difficoltà e costruttori costretti a rivedere strategie e investimenti.
Antonio Perlot, Segretario Generale ACEM, invita ad "attendere il primo semestre 2026" per valutare l'evoluzione del mercato. Tradotto: nessuno sa cosa aspettarsi. L'unica certezza è che il settore delle due ruote motorizzate in Europa sta attraversando una fase di profonda trasformazione, dove i vecchi equilibri saltano e i prossimi mesi diranno se si tratta di una crisi temporanea o dell'inizio di un nuovo scenario.
Con la Germania a -35%, qualcuno in Europa dovrebbe iniziare a preoccuparsi seriamente.