Chi paga per la riduzione delle accise sui carburanti?

Chi paga per la riduzione delle accise sui carburanti?
Per ridurle temporaneamente il governo ha sottratto 524 milioni di euro ai ministeri per la prima tranche senza però esplicitare i criteri di questi tagli. L'altro mezzo milione, invece, dovrebbe essere finanziato grazie all'aumento stesso dei carburanti (Iva) e le aste ETS. Di fatto è finanziato con il nostro futuro
15 aprile 2026

Com'è noto, a marzo il governo ha approvato un decreto-legge per abbassare temporaneamente le accise sui carburanti, le imposte fisse che pesano in modo determinante sul prezzo finale alla pompa, specie in Italia dove sono tra le più care d'Europa. Questo ha permesso di contenere almeno in parte l'aumento del prezzo dei carburanti a seguito della crisi mediorientale. Ma questi mancati incassi per lo Stato come sono stati finanziati? 

La prima tranche da 527,4 milioni di euro è stata finanziata tagliando i fondi destinati ai ministeri. Poi la misura, inizialmente in scadenza il 7 aprile, è stata prorogata fino al primo maggio con una seconda tranche da circa 500 milioni, coperta stavolta in modo misto: 200 milioni dalle maggiori entrate IVA generate proprio dall'aumento dei prezzi dei carburanti, e 300 milioni dai proventi delle aste ETS, il sistema europeo che fa pagare alle aziende più inquinanti le proprie emissioni di CO₂.

Come ha ricostruito Il Post, i ministeri più penalizzati dalla prima tranche sono stati il Ministero dell'Economia e delle Finanze (–127,5 milioni), il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (–96,5 milioni) e il Ministero della Salute (–86 milioni). Ma anche i Ministeri dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca, della Cultura e dell'Agricoltura hanno dato il loro bel contributo da più di 25 milioni ciascuno.

Fonte: Gazzetta Ufficiale. Rielaborazione de Il Post
Fonte: Gazzetta Ufficiale. Rielaborazione de Il Post
Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese

La domanda però sorge spontanea: quali criteri sono stati adottati per attribuire i tagli ai vari ministeri? Il decreto indica le somme decurtate da ogni ministero, ma non specifica a quali progetti concreti vengano sottratti i finanziamenti, né con quale logica siano stati calcolati i tagli. A sollevare la questione non sono le opposizioni, ma due organi tecnici del Senato — il Servizio studi e il Servizio del bilancio — che nelle loro relazioni hanno esplicitamente chiesto di dettagliare gli interventi colpiti.

Nel frattempo, qualcosa inizia a emergere dal basso ed ovviamente la polemica è servita. A causa di questi tagli, ad esempio, il Parco nazionale della pace di Sant'Anna di Stazzema, che conserva la memoria di uno dei massacri nazifascisti più tragici della Seconda Guerra Mondiale, riceverà 90mila euro in meno. Importanti festival culturali italiani — tra cui Umbria Jazz, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Ravenna Festival e il Festival Puccini — vedono ridursi i contributi ministeriali. Non sono tagli enormi nel contesto del miliardo complessivo, ma che possono pesare sui singoli enti o progetti. Ciò che mancherebbe, però, è proprio una valutazione pubblica di priorità in grado di chiarire la scelta. Possiamo dedurre che l'emergenza pubblica attuale sia quella di contenere il costo di un bene prezioso come benzina o gasolio, ma andrebbero specificate in ogni caso le motivazioni sul perché il recupero delle somma ricada su alcuni interventi piuttosto di altri. Lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha definito la misura qualcosa che «tampona la situazione». Chiaro a tutti che si tratta di una decisione emergenziale, ma il tempo per spiegare una direzione strutturale c'è, ammesso che questa direzione ci sia.

Ci libereremo mai delle accise? No.

Il temporaneo taglio delle accise riapre l'eterno dibattito che si trascina da decenni senza mai trovare una risposta politica seria che vada oltre ai proclami da campagna elettorale. Queste accise sono uno strumento fiscale ancora accettabile, specie in considerazione che nel tempo si sono accumulate voci legate a eventi emergenziali di ogni tipo mai rimosse? O forse dovremmo farcene una ragione e noi accettare che le accise sono diventate un pilastro del gettito fiscale e non possiamo più farne a meno?

Per abbassare di qualche centesimo il prezzo alla pompa per qualche settimana, si è dovuto sottrarre quasi un miliardo di euro a sanità, infrastrutture, cultura... Il che significa togliere ossigeno al futuro della nostra società, fermarsi. Mantenere l'illusione del movimento soltanto perché continuiamo a far girare le ruote dei nostri mezzi, ma di fatto frenando lo sviluppo. Questi aspetti dovrebbe suscitare il dibattito politico nel quale trovare risposte che guardino al futuro e non a tamponare soltanto delle emergenze senza considerare le conseguenze. 

La misura sulla riduzione temporanea delle accise scadrà il primo maggio, ma cosa succederà se il conflitto non dovesse risolversi? Come abbiamo riportato anche nei giorni scorsi, la crisi energetica potrebbe avere "una coda lunga" e far in ogni caso pesare le proprie conseguenze almeno per diversi mesi. Per il motociclista, che spesso usa la moto per svago e piacere, il risparmio concreto su un pieno è marginale. Rinunciare eventualmente ad un giro in moto è un sacrificio che possiamo sopportare, ma la domanda che questa situazione pone è ben più grande di un pieno.

Argomenti

Caricamento commenti...