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Dopo le proposte su velocità e sorpassi, un'altra clamorosa novità contenuta nel testo-base della riforma del Codice della Strada promette di cambiare radicalmente le abitudini dei motociclisti italiani. Se le norme attualmente in discussione (la consultazione pubblica si chiude il 13 settembre 2026) dovessero essere confermate, per tutti i proprietari di una moto o di un veicolo a motore diventerà obbligatorio avere un domicilio digitale. In altre parole, sarà indispensabile possedere e registrare nell'INAD (Indice Nazionale dei Domicili Digitali) un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC). Questo "balzo in avanti epocale" verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione porterà con sé conseguenze pratiche immediate e non aggirabili.
La vera news contenuta nella proposta del Ministero dei Trasporti non riguarda solo l'acquisto del nuovo. Per chi compra una moto nuova, l'obbligo di fornire la PEC scatterebbe immediatamente, essendo necessaria per il rilascio della carta di circolazione e della targa. La novità più impattante riguarda però il parco circolante: per le moto già in strada, il domicilio digitale diventerebbe obbligatorio al primo "passaggio" burocratico. La comunicazione di una PEC valida diventerebbe infatti condizione necessaria per effettuare operazioni quotidiane e fondamentali. Senza PEC, non si potrebbe più fare la revisione periodica, aggiornare la carta di circolazione, procedere al trasferimento di proprietà (il classico passaggio di proprietà dell'usato), né tantomeno effettuare nazionalizzazioni o reimmatricolazioni.
L'obbligo non farebbe sconti a nessuno. Anche chi possiede una vettura immatricolata all'estero ma risiede in Italia verrebbe toccato dalla norma: l'iscrizione al REVE (Registro dei Veicoli Esteri) sarebbe infatti subordinata al possesso della PEC. In pratica, "non vi sarà modo di sfuggire". Dalla modifica delle caratteristiche costruttive che richiede visita e prova in Motorizzazione, alla semplice revisione da effettuare dopo quattro anni dalla prima immatricolazione e poi ogni due, la PEC diventerebbe la chiave d'accesso a ogni servizio. E non basta averla una volta: un domicilio digitale dovrà restare attivo per tutta la durata della proprietà del veicolo.
Ma perché questa stretta sulla PEC? Oltre a spingere l'acceleratore sulla digitalizzazione, l'obiettivo è chiaro: rendere le notifiche della Pubblica Amministrazione più efficienti, veloci ed economiche. Se colleghiamo questa novità alle altre proposte che abbiamo analizzato, come le multe progressive per la velocità e le nuove regole sui sorpassi, il quadro si fa nitido. Con un domicilio digitale obbligatorio per ogni proprietario di veicolo, la Pubblica Amministrazione potrebbe dire addio alle costose e lente raccomandate cartacee per la notifica dei verbali. Tutte le multe verrebbero inviate direttamente via PEC, con valore legale immediato. Questo cambierebbe radicalmente il rapporto tra motociclista e sanzioni: non ci sarebbero più scuse per mancate ricezioni o ritardi postali, e i tempi per il pagamento in misura ridotta o per i ricorsi scatterebbero dal momento della ricezione digitale.
Cosa ne pensate di questa possibile "rivoluzione digitale" forzata? Vedete la PEC obbligatoria come una semplificazione burocratica o come l'ennesimo balzello a carico dei proprietari di due ruote? E l'idea di ricevere tutte le notifiche via PEC vi preoccupa?