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La crisi internazionale non si placa, la tensione internazionale che ha messo in sofferenza i mercati energetici globali persiste e la chiusura parziale dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, ha fatto salire i prezzi del greggio, con ricadute dirette sui costi di benzina, diesel e gasolio in Italia. Il governo ha reagito con tagli temporanei delle accise per attenuare il colpo sui consumatori e sul trasporto; il 18 marzo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo decreto‑legge “carburanti”, che ha attivato il taglio temporaneo delle accise su benzina, gasolio, GPL e gas naturale come carburanti, in vigore dal 19 marzo per 20 giorni, fino al 7 aprile. La riduzione è stata pari a circa 24–25 centesimi al litro su benzina e diesel, con un calo di 11–12 centesimi per chilogrammo di GPL, accompagnato da crediti d’imposta per autotrasporto e pesca.
Di fronte alla persistenza dell’alta volatilità dei prezzi, il 3 aprile arriva il decreto‑legge “carburanti bis”. Il provvedimento proroga la riduzione delle accise, estendendola fino al 1° maggio 2026. Ora, allo scoccare del 1° maggio, tra le opzioni in campo figurano una nuova proroga, questa volta selettiva, concentrata su gasolio per autotrasporto e mezzi agricoli lasciando così com’è quella sulla benzina. Insomma, a quanto pare si attende un intervento più mirato per contenere il costo del carburante prevalentemente utilizzato per il trasporto su gomma, potenzialmente complice nell’ascesa dei prezzi di molti beni e servizi essenziali e che di fatto ha patito il riallineamento delle accise che la Legge di Bilancio del 1° gennaio 2026 ha messo in atto.
Sarà davvero così? Certamente non dovremo attendere ancora molto per conoscere le nuove attività rivolte al contenimento dei costi dei carburanti, naturalmente nella speranza che la situazione geopolitica possa migliorare.