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Dallo scorso 17 giugno le autorità di occupazione russa in Crimea hanno vietato la circolazione notturna di motociclette, ciclomotori, quad e mezzi simili. Il coprifuoco vale ogni notte dalle 20:00 alle 6:00 e a renderlo pubblico è stato il governatore Sergey Aksyonov, figura chiave dell'amministrazione filorussa della penisola dal 2014.
La logica dietro la misura, per quanto possa sembrare curiosa, ha una sua coerenza militare fin qui ignorata da noi civili: il rombo dei motori a due ruote, secondo Aksyonov, rischierebbe di essere confuso con quello dei droni ucraini in avvicinamento, complicando il lavoro delle unità di difesa aerea incaricate di intercettarli.
Ad aggravare il quadro, secondo le autorità locali, ci sarebbe un elemento più inquietante: alcuni motociclisti avrebbero deliberatamente continuato a circolare durante gli attacchi con droni, quasi a voler creare deliberatamente confusione nei sistemi di rilevamento. Aksyonov ha parlato esplicitamente di un presunto tentativo di reclutamento di giovani per queste "passeggiate notturne", inquadrando la vicenda come un'operazione ostile orchestrata da Kiev piuttosto che come un problema di ordine pubblico.
Va detto che verificare in modo indipendente queste affermazioni è, allo stato attuale, impossibile: la fonte è unica ed è la stessa amministrazione che ha imposto il divieto.
Il coprifuoco per le due ruote si inserisce in un pacchetto più ampio di restrizioni imposte alla penisola nelle ultime settimane, segno di quanto la pressione degli attacchi ucraini si sia fatta sentire sulla vita quotidiana dei residenti. Tra le misure già in vigore figura anche la sospensione del traffico ferroviario notturno, mentre i rifornimenti di carburante restano un problema cronico: il traffico sulla superstrada che collega la Crimea al territorio russo è calato in modo sensibile proprio a causa delle difficoltà logistiche legate alla guerra.
Al di là dell'aneddoto curioso, la vicenda fotografa piuttosto bene lo stato della Crimea occupata nel 2026: un territorio dove le infrastrutture civili, dai trasporti al carburante, sono ormai gestite in funzione delle esigenze belliche e non più o non ancora di quelle della popolazione. Che il bersaglio stavolta sia proprio la mobilità su due ruote, tradizionalmente associata a libertà e leggerezza, è un dettaglio che suona paradossale ma è chiaramente una piccolezza in un'intera storia dolorosa.