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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7374, ha stabilito un principio destinato a fare discutere: la taratura periodica degli autovelox è sufficiente a garantire la validità delle sanzioni elevate con questi dispositivi, anche in assenza di una formale omologazione. Un punto cruciale, perché proprio la mancanza di omologazione era stata la leva su cui si erano basati migliaia di ricorsi negli ultimi anni, molti dei quali accolti dai giudici amministrativi.
L'impatto sulla Provincia di Savona è immediato e concreto. L'ente, alle prese negli ultimi mesi con una valanga di ricorsi accolti dal TAR per difetto di omologazione degli apparecchi, si è visto sfuggire di mano circa un milione e mezzo di euro di multe non riscosse. Una cifra tutt'altro che simbolica: la legge vincola una quota significativa di questi proventi alla manutenzione e messa in sicurezza della rete stradale, e il mancato incasso ha già costretto l'amministrazione a registrare debiti fuori bilancio e a spegnere preventivamente alcuni impianti di rilevazione.
Il presidente Pierangelo Olivieri ha annunciato un cambio di rotta netto: la Provincia è pronta a impugnare le sentenze sfavorevoli per tentare di recuperare quanto perso, forti della nuova base giuridica fornita dalla Suprema Corte.
Nonostante la pronuncia della Cassazione offra un appiglio più solido, il quadro normativo rimane tutt'altro che definito. Tra i giudici persistono interpretazioni divergenti, e la partita legale è ancora aperta. È evidente la necessità di un intervento del legislatore che faccia chiarezza definitiva sui requisiti tecnici dei dispositivi di rilevazione della velocità, trovando un equilibrio tra il diritto alla difesa degli automobilisti e le esigenze di sicurezza stradale e stabilità finanziaria degli enti locali. Fino ad allora, il rischio è che il contenzioso prosegua con buona pace sia dei bilanci provinciali che dei portafogli degli automobilisti multati.