intervista

Maggiora Park, non una semplice pista di motocross

Abbiamo conosciuto Stefano Avandero e Paolo Schneider, i giovani imprenditori che nel giro di pochi mesi hanno rilanciato la mitica pista di Maggiora. Ospiterà 10 prove mondiali di Cross e nel 2016 il leggendario Motocross delle Nazioni
di Andrea Perfetti
Maggiora Park, non una semplice pista di motocross
Stefano Avandero (sulla destra) e Paolo Schneider
Stefano Avandero (sulla destra) e Paolo Schneider


Come cambia la pista quest'anno?

«Abbiamo lavorato per rendere il circuito ancora più spettacolare. Il layout è tradizionale, ma l’abbiamo condito con salti molto moderni. Ci sono due saltoni incredibili, due doppi davvero lunghi. E ci sono più possibilità di sorpasso. Metteremo anche una sezione di sabbia, per rendere la pista ancora più completa e spettacolare. Qui a Maggiora abbiamo diversi tipi di terreno, mancava solo il sabbione, che sarà messo nella pitlane. Non è un favore a Cairoli (Stefano ride, nda), ma un accorgimento per rendere più bella la pista».

Avete pensato anche al pubblico.

«Certo, abbiamo fatto un importantissimo lavoro di terrazzamento per ospitare al meglio il numeroso pubblico. Ci teniamo a dire che l’anno scorso non era stato possibile terrazzare le tribune naturali a causa delle abbondanti piogge che erano scese prima del GP. Ora ci siamo riusciti e anche il pubblico troverà una sistemazione davvero perfetta per godersi la gara anche nella zona della Bicocca. Abbiamo poi allargato tutta la strada, che ha una nuova illuminazione pubblica realizzata da un nostro partner che ha fornito corpi illuminanti a basso consumo».

Facciamo un passo indietro. Come mai vi siete buttati in questa avventura? Non è da tutti organizzare un GP da zero, ed essere pure premiati per aver allestito il miglior GP dell’anno.

«Siamo innanzitutto appassionati di motori. Abbiamo corso nel motocross, Paolo anche con buoni risultati. Dopo la laurea abbiamo deciso di dare il via a questo progetto. Abbiamo rilevato la pista e nel giro di poco tempo abbiamo stretto l’accordo con Youthstream per organizzare qui il gran premio nei prossimi 10 anni.
Da quando abbiamo visto la pista, che era una selva dantesca, all’inizio dei lavori è passato solo un anno e mezzo».

Il motocross non è il vostro unico business.
«Il motocross è il nostro core business, a Maggiora vogliamo ospitare il meglio del cross mondiale. Ma vogliamo rappresentare un’eccellenza anche in altri capi. Ne è un esempio il ristorante Il Balmone dove ci troviamo ora, che organizza una serie di serate insieme all’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo. E ci stiamo avvicinando anche al mondo delle bici, visto che quest’area si presta molto bene alla pratica della mountain bike e del down hill».

Il territorio come ha accolto il ritorno del motocross ad alto livello?

«La nostra attività è stata subito ben accolta, anche per l’importante indotto economico che genera. Le istituzioni ci sono state sempre vicine, a partire dal sindaco di Maggiora. Noi abbiamo rispettato i patti: poco motocross, ma di altissimo livello».

Andrete oltre le due gare di cross all’anno?

«Direi di no, perché puntiamo anche su altro: il ristorante, le bici, eventi musicali. Sarebbe bello allargarsi al mondo delle auto, dei rally. Qui c’è tanta passione per la storia dell’auto e dei rally in particolare. Il campionato storico italiano richiama davvero tantissimo pubblico, anche più del WRC».

I due imprenditori biellesi davanti a uno dei bellissimi discesoni del Balmone
I due imprenditori biellesi davanti a uno dei bellissimi discesoni del Balmone


Com’è organizzare una prova del mondiale di motocross?

«E’ un impegno pazzesco ed entusiasmante, possiamo farlo solo grazie ai volontari che ci danno una mano. Sono oltre 100 persone che ci aiutano e che sono l’anima del moto club e di Maggiora».

Il Balmone sarebbe una pista perfetta per ospitare le moto da cross elettriche. Non credete?

«Assolutamente. Ci stiamo pensando seriamente e le abbiamo provate. Possono far scoprire il piacere del motocross a chi si avvicina a questo sport. Rappresenta l’orientamento futuro; ora sembra un’eresia, ma credo che ci si arriverà presto. Maggiora potrebbe far avvicinare il mondo della bici a quello della moto da cross attraverso la diffusione delle moto elettriche. Certo, il rumore del due tempi è un’altra cosa per noi appassionati, ma il futuro dev’essere sicuramente più silenzioso».

A proposito di amarcord del motocross, a giugno rivedremo in pista anche i due tempi?

«Certo, a Maggiora correrà la nuova categoria dei 300 due tempi, si torna un po’ ai vecchi tempi».

Il modello del Maggiora Park si può esportare in altre piste?

«Il nostro è un approccio molto forte e personale, di tipo anglosassone. Abbiamo fatto un lavoro molto complicato, crediamo sia difficile fare qualcosa di simile. Per noi il motocross è la passione e il punto di partenza. Poi, come detto, c’è il ristorante, ci sono i concerti. Vogliamo far conoscere le piccole realtà produttive del territorio. L’anno scorso abbiamo tenuto un concerto sponsorizzato da Monster, quest’anno replicheremo con una serata musicala che avrà l’appoggio di un media partner molto prestigioso. Nel futuro sogniamo di portare a Maggiora dei concerti importanti, ma dobbiamo ancora studiare bene questa attività».

Come avete fatto ad azzeccare l’edizione dello scorso anno tanto da essere premiati?

«Abbiamo viaggiato tanto, abbiamo studiato le altre organizzazioni del mondiale e abbiamo ascoltato chi qui, negli anni 80 e 90, organizzava qui delle gare davvero perfette. A Maggiora c’è una passione enorme per il motocross, le persone si impegnano e non lasciano nulla al caso».

Quante persone vi aspettate?

«Vorremmo replicare il successo del 2013, con circa 25.000 persone. Da anni non si vedevano così tante persone a Maggiora per il motocross, una cosa davvero incredibile».

Cosa sognate per il Motocross delle Nazioni del 2016?

«Vorremmo una squadra americana al top, come fu nel 1986, quando corse la gara perfetta e vinse tutte le manche. Speriamo che vinca l’Italia, ma contro team fortissimi come appunto l’America dell’86.
Sarebbe bello avere tanto pubblico internazionale, siamo fiduciosi, Malpensa è molto vicina a Maggiora. Le premesse sono ottime».

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