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Intervista

Broc Glover: i miei favoriti del Supercross 2018

- Il fuoriclasse californiano, che continua a seguire in prima persona l'SX USA, ha raccontato a Moto.it cosa si aspetta dall’imminente stagione Supercross

Il Golden Boy, protagonista delle scene del motocross statunitense degli anni a cavallo degli Ottanta, oltre che per essere stato un valido avversario dei campioni di quei tempi, lo si ricorda anche per avere vinto ben sei titoli nazionali outdoor, tutti in sella alla Yamaha a partire dal 1977, segnando un record durato una ventina d’anni, sino a quando la classe di Ricky Carmichael nel 2003 segnò un nuovo capitolo nell’albo d’oro americano.

Abbandonato il ruolo di pilota, Broc Glover è ancora al seguito dei campionati d’oltreoceano, ma come responsabile tecnico del racing service Dunlop, che vanta le principali squadre partecipanti al National e al Supercross. In occasione di un nostro incontro, ci ha fatto il pronostico della prossima stagione indoor che si apre il 6 gennaio all’Angel Stadium di Anaheim, California.

«Considerata la mia posizione in Dunlop, che mi porta va lavorare a fianco di quasi tutti i migliori piloti attuali, cerco di non fare favoritismi e di non avere preferenze tra loro. Detto questo, anche alla luce delle ultime gare del 2017 non penso che si debba essere dei geni per capire chi possono essere i favoriti della prossima stagione 450. Ad iniziare da Marvin Musquin, che ha fatto così bene in quest’ultima parte dell’anno; Eli Tomac, sempre bello da vedere sulla moto; un Dean Wilson in ascesa e un Jason Anderson che sta diventando sempre più forte, grazie ad una maggiore consapevolezza delle sue possibilità. Per me comunque l’importante è vedere delle belle gare, gli aspiranti al podio sono molti, ma questo è un aspetto che mi affascina meno».

 

La classe 250 la vedi più contesa?

«Non sai mai cosa aspettarti da questa classe, basta pensare all’incidente in cui Austin Forkner si è fratturato un polso ancora prima dell’inizio. Questa categoria è comunque sempre combattuta e divertente da vedere, ma difficile da pronosticare».

 

Il calendario è confacente alle esigenze di team e piloti?

«Gli organizzatori cercano di proporre il migliore compromesso tra date e disponibilità degli stadi, ma non sempre si può soddisfare tutti. Secondo me andava evitato solo il cambiamento dell’assegnazione dei punti: tutte le volte che si è tentato qualcosa di diverso in passato, non ha mai migliorato lo spettacolo ed inoltre si rischia di creare confusione tra gli appassionati, che hanno a che fare con un punteggio e quindi un regolamento diverso nel National e nei GP. La modifica alle semi finali ci può anche stare, ma il resto l’avrei lasciato come era, avrei preferito invece che al posto di avere in alcune tappe tre finali o l’accorpamento di Costa Est ed Ovest, avessero trovato qualche soluzione per abbassare i costi delle gare, che in questo momento sono troppo alti per tutti, ed in modo particolare per la classe 250».

 

Come consideri l’attuale livello dei piloti?

«Se si guarda attentamente quello che fanno specie nel Supercross, si capisce come la loro abilità sia molto alta: è incredibile vedere quello che riescono a fare in pista, il problema è che quando fanno degli errori spesso la pagano con infortuni che non gli permettono di correre l’intera stagione. Quindi vanno sottolineati il loro ritmo di gara e le loro capacità tecniche, il problema è che devono mantenere queste prestazioni in tutte e 17 le prove della stagione, diversamente è impossibile aggiudicarsi il titolo».

 

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