E' il Ciao l'arma finale della mobilità del futuro

E' il Ciao l'arma finale della mobilità del futuro
Marco Berti Quattrini
E se il mezzo del futuro venisse dal passato? Il Ciao è un pezzo di storia proiettato nel futuro. Ecco le ragioni di un successo annunciato. E anche un piccolo problema
13 luglio 2022

I modelli di mobilità urbana stanno cambiando. Sempre più persone sono stanche di stare incolonnati in auto e poi dover cercare parcheggio per decine di minuti. Le due ruote sono la soluzione, lo si ripete ormai da anni. Dai monopattini alle moto, sono mezzi che consentono spostamenti più veloci, inquinano meno e  la sosta non è mai un problema.

In Italia si stanno delineando alcuni trend ormai ben definiti. Sempre più persone stanno ritornando alla bicicletta come mezzo di trasporto. Merito degli incentivi, delle eBike o del Covid, fatto sta che negli ultimi anni i pedali piacciono sempre di più. Lo confermano anche i numeri delle vendite che in Europa hanno superato i 22 milioni di unità e nel nostro Paesi nel 2021 hanno sfiorato i 2 milioni.

 

Un secondo elemento lo si coglie semplicemente osservando gli scooter in strada. Sono sempre di più quelli elettrici. D'altra parte ormai hanno prezzi accessibili (anche grazie agli incentivi) e i costi di utilizzo sono veramente bassissimi. Inoltre sono semplici e non ultimo rispondono al desiderio green soprattutto delle generazioni più giovani.

Un terzo elemento riguarda il tipo di mezzi che stanno avendo successo in città. Parliamo di successo non commerciale (per ora) ma di quei veicoli che vengono scelti per la loro funzionalità. In questo caso gli early bird sono chi in bici ci lavora: i rider. Avete fatto caso al fatto che tutti usano le fat eBike? Quelle per intenderci con ruote più piccole delle tradizionali 28 o 26 pollici ma dotate di pneumatici giganteschi. Questo ha il vantaggio di rendere la bici molto più stabile su binari e pavè e anche più sicura sugli asfalti viscidi. Non importa se si paga in termini di scorrevolezza, tanto la fatica la fa il motore.
 

Un'azienda che in questo senso ha anticipato i tempi è stata Fantic che con l'Issimo ha creato una eBike che va proprio in questa direzione. Un veicolo perfetto e comodissimo (qui la nostra prova) ma a cui mancano due caratteristiche per la perfezione: una decina di km/h in più di velocità massima e un acceleratore.  Se guardiamo lontano, in Giappone, troviamo un mezzo molto simile che però fa un passo in più in direzione degli scooter e aggiunge la "manopola del gas". Si tratta dell'MS01 realizzato da Honda in collaborazione con Muji, un produttore giapponese di beni di consumo. Ha un'autonomia di circa 65 km/h e per ora dovrebbe essere distribuito esclusivamente in Cina a un prezzo tra i 500 e i 1.000 euro. 

 

Concettualmente è un Ciao elettrico e a ben pensare il progetto dell'Ing. Bruno Gaddi è ancora di un'attualità incredibile. Un ibrido tra una bici e uno scooter avrebbe i vantaggi di entrambi e un unico svantaggio (che poi vedremo). Sarebbe più leggero perché non richiederebbe batterie di grandi dimensioni. Esattamente come nel Ciao della tradizione se si pedala per "mettere in moto" il veicolo aumenta di molto l'autonomia. Lo spunto iniziale infatti assorbe tantissima energia e si può ipotizzare che sarebbero sufficienti batterie da 1,5 kW per un normale utilizzo in ambito urbano.
Rispetto a una classica eBike permette di controllare la velocità con l'acceleratore e il fatto di avere una struttura più muscolosa (in stile Fantic Issimo) lo renderebbe più sicuro e stabile. Aavere le dimensioni di una eBike sarebbe sinonimo di leggerezza e facilità di guida e inoltre potrebbe essere parcheggiato anche nei posti dedicati alle bici, per esempio all'interno dei giardini condominiali.

E ora il difetto, a dire il vero non piccolo. In Italia questo tipo di mezzi elettrici non hanno ancora preso piede non perché non ci siano menti brillanti, ma perché di fatto non esiste una categoria legislativa specifica. In alti paesi i moped hanno una propria classe, in Italia invece qualunque veicolo superi i 25 km orari e sia dotato di acceleratore è da considerare un ciclomotore. Questo comporta l'obbligo di targa, patente, bollo, casco e assicurazione.

Il sogno del Ciao elettrico - per ora - si arena sulle spiagge della burocrazia e s'infrange contro gli scogli del codice della strada, ma chissà che Piaggio non stia già lavorando su un progetto del genere.

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