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Riyadh, Arabia Saudita, 10 Gennaio 2026. Questa è la volta di Daniele Papi, architetto viareggino convertito da giovane e definitivamente alla Regolarità, all’Enduro, alla Dakar. Fu lui che, anni ‘80, chiamato in causa dalla Fabbrica, lasciò tutto quello che faceva prima (era lui che aveva fatto le Squadre delle Sei Giorni dominate dagli italiani) e s’imbarcò in un’avventura di cui si era innamorato, colpo di fulmine durante un viaggio a Parigi.
Nacque la leggenda delle Yamaha Ténéré, la monocilindrica che ha segnato un’poca anche commerciale, e nacque la leggenda di Franco Picco, che incendiò la passione degli appassionati italiani. Ma non solo, furono anni di imprese e di sfide davvero leggendarie, esplose nei duelli stratosferici tra Picco e Edi Orioli, e nel mito delle tre rappresentative italiane, Cagiva, Yamaha, Honda, che avevano tutte una fondamentale matrice di casa nostra. I Manager, i Piloti, i Tecnici, tutti nomi da iniziale maiuscola.
Era l’epoca che tutti si chiedevano: “E se non vince un italiano, chi può farlo?”. Daniele Papi e la sua Squadra non riuscì mai a vincere una Dakar, non nel senso stretto dell’albo d’oro e la prima volta fu proprio Thierry Sabine e fermare Picco, ma è certo che averla sfiorata così tante volte dopo settimane da protagonista assoluto, lascia aperto il quesito fondamentale: mancò un minimo decente di fortuna?
Non importa. Quelle moto, prima monocilindriche poi bicilindriche ufficiali, quei piloti, quelle sfide e quelle pagine di sport così fortemente caratterizzati sono nella storia, anzi sono la storia stessa della Parigi-Dakar.
© Immagini. Cagiva, Milagro Gigi Soldano, DPPI, ASO Media