Africa Eco Race D4. La terza di Cerutti, con Mistero Aprilia [GALLERY]

Piero Batini
  • di Piero Batini
La 4° Tappa si conclude a Fort Chacal. Lunga e difficile, navigata. È la terza, prevedibile vittoria di Cerutti e di Aprilia. Con un piccolo rebus: il tracking di Cerutti non funziona mai, e solo gli avversari diretti sanno dove si trova
  • Piero Batini
  • di Piero Batini
5 gennaio 2024

Fort Chacal, Marocco, 4 Gennaio 2024. Quarta Tappa. Fort Chacal, l’ambientazione è da capogiro. Il vecchio avamposto fa da cornice al bivacco di Africa Eco Race 2024. Ci si trova non lontani da Laayoune, ma nessuno si sognerebbe di abbandonare quella parte di passione che sta “tra la polvere e le stelle”, come cita il Team degli spagnoli sui loro mezzi. Da Assa sono stati altri 468 chilometri di prova speciale, e poche centinaia di metri di trasferimenti. Si parte e si arriva ai bivacchi, serve per essere sempre “in tiro” aiuta la concentrazione. Dall’inizio del Rally, il 2 gennaio, i Piloti hanno già corso circa 1.500 chilometri di prove speciali, sempre ad un ritmo fisico e di velocità molto alto.

Com’era prevedibile, Jacopo Cerutti, che partiva terzo a 4 minuti dal “battistrada”, Alessandro Botturi, ha vinto Speciale e Tappa, portando a tre su quattro i successi personali di Aprilia, e a 5 minuti e 45 il vantaggio (pur con un minuto di penalizzazione per eccesso di velocità) nella generale di cui è leader dal primo giorno, nel loro Rally africano del debutto.

Le cose, tuttavia, non sono andate esattamente some si pensava, ossia con la riunione del terzetto e la conseguente suddivisione di tempi e posizioni. Botturi, infatti, ha tentato e giocato la carta dell’attacco anche in questa situazione del tutto sfavorevole. Si diceva della generosità del Gigante di Lumezzane… Tatticamente c’era una vaga possibilità di portare a casa il risultato, e Botturi ha impostato la Tappa sul gioco di Squadra. Ha spinto all’inverosimile nel primo quarto di Speciale, poi ha lanciato Pol Tarres ad aprire la pista e, alternandosi, il duo è riuscito a mantenere la testa della corsa fino a circa la zona del rifornimento.

Jacopo Cerutti sapeva bene di essere in vantaggio ed ha alzato progressivamente il suo ritmo, incurante del distacco “visivo”. Quando “inevitabilmente”, è riuscito ad agganciare il “trenino” (in verità un FrecciaBlu Yamaha) degli avversari, anche grazie ad un piccolo errore di navigazione dei “Bleu” l’ufficiale Aprilia, invece di calmare le acque, si è trovato in una nuova bagarre nella quale sembrava contare il risultato assoluto in luogo del “compensato” che tiene conto dell’ordine di partenza. Botturi, Tarres e Cerutti sono partiti in una volata che si è conclusa, al photofinish, solo sotto il traguardo di Fort Chacal. Cerutti, Tarres, Botturi, nell’ordine, dopo 5 ore di gara. “Inevitabile”, anche, la media oraria, che ha superato anche oggi i 90 KM/H. Piccolo mistero, Cerutti e l’Aprilia scompaiono dal monito del tracking per buona parte del giorno. Probabilmente è un guasto dello strumento o un’interferenza dell’elettronica. Sta di fatto che per gli appassionati è frustrante non sapere dov’è il loro beniamino.

La marcia delle possenti e spettacolari bicilindriche protagoniste della sfida di cartello di Africa Eco ha fatto sì che tra i “twin” e le “normali” monocilindriche si sia creato un vero e proprio, largo fossato di distanza. Ormai da ritenersi incolmabile, il divario enfatizza le prestazioni e l’impegno dei tre Piloti di testa, tutti ugualmente impegnati in una grande operazione. Il primo dei “mono”, ora Guillaume Born, che corre con una Husqvarna del Team Casteu Trophy, è quarto ma con un ritardo ormai vistoso e non recuperabile. Quinto è il generoso e tenace Giovanni Gritti, in sella ad una delle nuove, molto belle e efficaci Honda del Team RS di Agazzi. Massimo rispetto per l’azione di Nicola Dutto, che è rimasto in sella per oltre sette ore e mezza e ha aggiunto un’altra perla alla magnifica serie della sua orgogliosa partecipazione.

Io rimango stupito dalla forza del binomio Joan Pedrero-Harley Davidson. Il gigante catalano porta ad un altro risultato la grossa Pan America 1250 che, del tutto di serie, mantiene il peso forma e non rinuncia neanche a quei pochi grammi, che so, delle pedane del passeggero, delle frecce o delle ridondanti, per una moto in corsa, appendici strutturali. Chapeau!

Si rivela molto interessante Africa Eco Race delle Auto. Per un motivo preciso e… futuribile. In testa è il nuovissimo (e appena sceso in pista) prototipo Apache. Si tratta di una “macchinina” di derivazione SSV, ma iperstrutturata e competitiva in direzione ibrida. Ai circa 200 cavalli del termico che agisce sulle ruote posteriori del prototipo si aggiungono i circa 70 dell’unità elettrica connessa al treno anteriore. A guidare l’operazione pionieristica di Apache è niente meno che Gautier Paulin, fuoriclasse del Motocross francese. Altro Apache, vincitore della quarta tappa, è condotto invece da Pierre-Louis Loubet, giovanissima promessa del Mondiale WRC e figlio dell’asso Yves Loubet, un corso che ha partecipato alla scrittura dei Rally e, ora, di eventi per le Storiche. A proposito, in difficoltà, invece, la super speciali Porsche impegnate nella Africa Eco Race Classique.

Con la quinta tappa, 405 KM di Speciale, che si conclude sulla spiaggia atlantica di Dakhla, Africa Eco Race raggiunge la mèta della giornata di riposo. Non si più dire che i Piloti non se la siano guadagnata!

© Immagini Africa Eco Race, Alessio Corradini, Aprilia Racing, Yamaha Media, H-D, PB