Nico Cereghini: “Ducati e la bellissima atmosfera nel box”

Nico Cereghini: “Ducati e la bellissima atmosfera nel box”
Nico Cereghini
  • di Nico Cereghini
Dall’uscita, giustamente compiaciuta, di Gigi Dal’Igna a Misano prendo lo spunto per indagare tra le questioni tecniche e quelle umane, che nelle corse sempre si aggrovigliano. Negli ultimi anni non c’era la stessa atmosfera, nel box rosso, ma si è costruita la competitività di oggi
  • Nico Cereghini
  • di Nico Cereghini
20 settembre 2021

Ciao a tutti! Dalle qualifiche della MotoGP a Misano, con Bagnaia e Miller strepitosi, al podio intero di Barcellona in gara 1 con Redding, Bassani e
Rinaldi. E poi la bellissima gara al San Marino, con la seconda vittoria consecutiva di Pecco sette giorni dopo Aragon. E’ stato un fine settimana
d’oro, per la Ducati, e per l’impegno che ci mettono sarebbe giusto che fosse così sempre più spesso. Bravi tutti! Della gran festa del San Marino mi ha colpito una considerazione buttata lì in diretta dal grande Gigi Dall’Igna non so più se il sabato dopo le qualifiche o la domenica dopo la corsa con la quinta vittoria della stagione. Ringraziando raggiante tutta la squadra e i piloti e coloro che lavorano a Borgo Panigale, l’ingegnere veneto ha aggiunto che nei box c’è una bellissima atmosfera. Non ha detto “adesso c’è una bellissima atmosfera”, non era maliziosa la sua uscita, sono io che ho divagato col
pensiero e dico: negli anni scorsi certamente la realtà era diversa, pure dopo le vittorie, che sono state tante: due nel 2020, tre nel 2019, sette
nel 2018, sei con il solo Dovi nel 2017…

Le questioni tecniche, nelle corse, sono così strettamente connesse con le questioni personali dei protagonisti -il loro carattere, le personalità, la
comunicazione- da non poterle distinguere. Sarebbe troppo facile, oltre che ingiusto, contrapporre oggi l’allegria di Pecco Bagnaia ai musi lunghi
di Andrea Dovizioso: nel 2020 è arrivata una gomma posteriore dalla carcassa differente, la Ducati ha saputo evolvere e adeguarsi, i piloti della
nuova generazione hanno una guida che sfrutta meglio le Michelin.
Da una parte insomma il panorama tecnico è cambiato tanto. Ma dall’altra - ne sono certo- l’insistenza del Dovi nel sottolineare (spesso a muso duro) che “la moto non gira” può anche aver dato fastidio a Dall’Igna, ma nel contempo lo ha spinto sempre avanti, alimentando la sua fantasia e senza accontentarsi del “supermotore”.

Come sempre, è un’alchimia che vince. Tecnica delle moto e caratteri degli uomini. E lo si vede molto bene in tutte le più eclatanti avventure
vincenti di questi ultimi anni in MotoGP: da Valentino con la Yamaha nel 2004, a Casey Stoner con la Ducati nel 2007 fino a Marc Marquez con la
Honda nel 2013. Oggi è presto per dire che con Pecco Bagnaia sta nascendo un’altra di quelle magnifiche avventure, con il titolo che alla
Ducati da troppi anni manca o addirittura con una serie di titoli. Fosse così, sarebbe bello. Ma si può certamente dire che le cose in Ducati si
sono messe finalmente molto bene
con il contributo di tutti. Anche con il contributo di Lorenzo che si era fissato sulla posizione di guida e con
quello di Dovizioso: che quando era a posto vinceva come ha vinto Pecco (con precisione e carattere) e quando non era a posto brontolava a muso
duro.

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