MotoGP 2026. Casey Stoner smonta il mito della difesa del titolo: “Non ho mai difeso un campionato, il mio più grande rivale ero io stesso”

MotoGP 2026. Casey Stoner smonta il mito della difesa del titolo: “Non ho mai difeso un campionato, il mio più grande rivale ero io stesso”
Per l'australiano conta il fatto di ripartire sempre da zero punti e ritiene che i cambiamenti tecnici rendano diversa ogni stagione: “Non sai mai cosa aspettarti, è questa la bellezza di questo sport”
12 febbraio 2026

Nel mondo del motorsport, la narrazione classica sostiene che il campione in carica passi la stagione successiva a “difendere” il numero uno.

Un pilota che si trova in disaccordo con questa visione è Casey Stoner. In una recente intervista rilasciata a Crash per la presentazione del videogioco Ride 6, l'australiano ha spiegato il suo approccio mentale alle corse, smontando il concetto di difesa del titolo e spiegandone la sua visione.

La filosofia di Stoner

Per Stoner, il numero 1 sul cupolino non è mai stato un peso o un trofeo da proteggere: “Non ho mai 'difeso' un titolo, a mio parere”, ha dichiarato l'ex pilota di Ducati e Honda.

“È sempre un nuovo campionato, una tabula rasa. Tutti ripartiamo da zero punti e siamo in una corsa a chi ne accumula di più prima della fine della stagione”

Invece di sentirsi obbligato a vincere solo perché era il campione, Stoner pensava solo a fare punti, come se ricominciasse da capo ogni volta. Il suo approccio era estremamente pragmatico: “Vivevo le cose gara dopo gara. Non ho mai visto nessuno come un boss finale o qualcuno di specifico da dover superare”.

Per lui l'avversario da battere era semplicemente il più veloce in quel momento: “Se un pilota era in una forma fantastica in un weekend, allora aveva un bersaglio sulla schiena, era lui l'uomo da battere”.

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Uno dei motivi principali per cui Stoner rifiuta l'idea di difesa del titolo risiede nel continuo sviluppo tecnico che si ha tra una stagione e l'altra. Infatti, la MotoGP cambia ogni anno e questo, secondo l'australiano, rende ogni campionato una sfida a sé stante rispetto ai successi precedenti: “Le moto cambiano durante l'inverno, i piloti cambiano squadra... non sai mai cosa aspettarti nella stagione successiva ed è proprio questa la bellezza dello sport”

Inoltre Stoner ha rivelato che la competizione più dura non era contro gli altri, ma contro i propri limiti: “Il mio più grande rivale ero io stesso. Cercavo di superare certi problemi legati al mio modo di guidare. Dovevo adattarmi per fare qualcosa di diverso, cercando di capire come gli altri riuscissero a fare cose che io, in quel momento, non ero in grado di fare

Secondo Stoner, approcciare il campionato pensando di dover “proteggere” qualcosa è un errore. La sua capacità di resettare e vedere le gare in questo modo può essere stata una delle chiavi che gli ha permesso di rimanere al vertice in epoche diverse e con marchi differenti.