MotoGP: in Texas il GP numero 500 dell’era Dorna. Ripercorriamone le tappe

MotoGP: in Texas il GP numero 500 dell’era Dorna. Ripercorriamone le tappe
Nico Cereghini
  • di Nico Cereghini
Domenica Dorna celebra il “suo” cinquecentesimo GP: nel 1991 acquisì i diritti televisivi e commerciali del motomondiale e quello del Giappone a Suzuka, nel 1992, fu il primo Gran Premio della nuova era. Ma fu una brutta giornata per gli appassionati italiani…
  • Nico Cereghini
  • di Nico Cereghini
8 aprile 2022

Molti di voi purtroppo ricordano molto bene quel 29 marzo del 1992. Il GP del Giappone andava in onda su Tele+ e di colpo, senza alcun preavviso, il segnale fu criptato.

La domenica mattina, al momento del via! Il motomondiale che da anni seguivamo appassionatamente in chiaro - principalmente sulla Rai, ma anche su Telemontecarlo, Telecapodistria e sulla Svizzera Italiana - di punto in bianco diventò a pagamento. Una bellezza: non so come il telecronista, che poi ero io, sopravvisse a tutte quelle maledizioni.

Tele+1 già trasmetteva i film a pagamento da qualche mese e Tele+2 (con sede a Cologno Monzese) aveva una struttura che da qualche anno lavorava con Telecapodistria: Rino Tommasi era alla guida della redazione sportiva e bisogna ammettere che si facevano ottime cose per tutti gli sport, dal tennis al basket, dal ciclismo al calcio e alla Parigi-Dakar.
I dirigenti avevano annunciato genericamente la svolta “per la primavera”. Io stesso, spedito in Giappone, non ne sapevo niente…

Più tardi, quella stessa domenica, per consolare i telespettatori furono passate in chiaro le sintesi delle tre gare. Ma le proteste furono tante e veementi anche tra le case, Aprilia, Cagiva e Gilera minacciarono ritorsioni economiche, la stampa specializzata si sollevò, ma tutto fu inutile.

Personalmente posso dire che, collaborando con i giornali oltre che con la televisione, non risparmiai le critiche all’emittente: il motociclismo meritava ben altra platea. La cosa non fu presa bene a Cologno.

Di quel periodo ricordo volentieri il produttore e amico Marco Oliveri e la sua squadra. Volammo tutti in Giappone, e prima della doppia trasferta Australia e Malesia riuscimmo a incastrare una settimana di vacanza in Nuova Caledonia.
Dura la vita: all’isola dei Pini in elicottero, i giri con Gigi Soldano e la jeep, il povero Carlo Pernat che si addormentò in piscina e prese una tale insolazione da finire all’ospedale di Noumea…

Cadalora e Doohan

Quella domenica di Suzuka vide un grande Luca Cadalora, già campione del mondo della 250 con la Honda e vincitore della gara su Okada e Aoki.
Nella 125 Bruno Casanova, dopo la pole, in gara fu secondo con l’Aprilia dietro alla Honda di Ralf Waldmann, che ci ha lasciato quattro anni fa; terzo lo sfortunato Nobu Wakay (morto a Jerez un anno dopo), quindi Gianola, Saito e Alex Gramigni che con la 125 di Noale avrebbe poi conquistato il titolo mondiale 1992. Il primo per l’Aprilia nella velocità.

In 500 la pole fu di Schwantz ma la vittoria andò a Mick Doohan e alla Honda, le due Suzuki di Chandler e Kevin dietro all’australiano. Il titolo della top class sarebbe andato come si sa a Wayne Rainey e alla Yamaha, anche a causa dell’incidente che avrebbe distrutto la gamba di Doohan in Olanda.

E Dorna? Il contratto con la FIM era stato firmato un anno prima a Madrid: diritti e commercializzazione delle gare fino al ’97. C’era stata una pittoresca presentazione alla stampa nel maggio del ’91 a Jerez, dove Dorna Promocion del Deporte non fece una gran figura. Ma poi arrivò Carmelo Ezpeleta, classe 1946, che le moto le conosceva.

Posso testimoniare che fin da subito Dorna fece sul serio. Dal dilettantismo passammo alla professionalità. Avevo il vantaggio di lavorare per la televisione, allora, cioè per il media da sempre più viziato da Carmelo Ezpeleta e Manuel Arroyo.

Il regista di oggi, Sergi Sendra, fu il mio primo operatore quando Dorna impose, sul modello della Formula 1, l’utilizzo dei suoi cameramen.

Il bilancio dei trent’anni

Tante cose sono cambiate; non tutte in meglio, certo, comanda troppo il Dio Danaro ma il bilancio a mio avviso resta molto positivo.
Sarà perché ho vissuto l’era della FIM che pensava solo ai pranzi e alle cene, dei motoclub organizzatori dilettanti dei Gran Premi, delle battaglie sulla sicurezza e dei dirigenti FMI che verificavano le opere apportate… al telefono.

Giuro, taccio i nomi per carità di Patria. Sarà per quello: oggi mi pare tutto quasi perfetto.

In trent’anni, ricorda Dorna nel suo comunicato, abbiamo visto in pista sei classi: ovvero 125, 250 e 500 divenute poi Moto3 (nel 2012), Moto2 (2010) e MotoGP (2002). Il paddock ha fatto tappa in più di 20 Paesi e 65 piloti di 12 nazionalità hanno vinto almeno un campionato del mondo: 29 di loro hanno raggiunto il sogno iridato nella classe leggera, 24 nella classe intermedia e 12 nella classe regina.

In trent’anni la Legend della MotoGP Valentino Rossi ha vinto nove titoli mondiali, Marc Marquez ne ha vinti otto, Mick Doohan ha conquistato ben cinque mondiali consecutivi tra il 1994 e il 1998 nell’era della 500; e anche Jorge Lorenzo si trova a quota cinque corone mondiali. Casey Stoner e Valentino Rossi, infine, sono gli unici due piloti capaci di laurearsi campioni del mondo con due case diverse in questo bellissimo periodo.

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