MotoGP 2026. GP di Catalunya. ESCLUSIVO - Paolo Pavesio: "I commenti di Fabio Quartararo? La frustrazione è inutile. Il V4? Valentino Rossi ha detto 'perché no..'" [VIDEO]

MotoGP 2026. GP di Catalunya. ESCLUSIVO - Paolo Pavesio: "I commenti di Fabio Quartararo? La frustrazione è inutile. Il V4? Valentino Rossi ha detto 'perché no..'" [VIDEO]
Il managing director Yamaha: "Non arriverà il pezzo da mezzo secondo. La montagna la scali solo un passo alla volta. Mercato anticipato? Ci vorrebbe una finestra. Toprak guida stop and go e con queste gomme non si può fare". Sull'accordo con Liberty media: "Vicini a una conclusione positiva: vogliamo tutti la stessa cosa"
18 maggio 2026

Montmelò - Circa trenta secondi in Thailandia, poco più di sette a Le Mans. La montagna che Yamaha deve scalare si misura in frazioni di tempo, ma il percorso, dice Paolo Pavesio, si misura in qualcosa di più strutturato.

Il managing director della Casa giapponese ha parlato del V4, di piloti da gestire e di un campionato che cresce.

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Liberty media e la situazione di Yamaha

Prima di tutto, che punto siamo con l'accordo con Liberty Media?

"Secondo me siamo vicini a una conclusione, a una conclusione positiva. Peraltro vogliamo tutti la stessa cosa: fare crescere questo campionato e farlo crescere insieme. È stato sicuramente un processo non rapido, ma anche interessante. Quando si discute di una cosa importante ci sta anche discuterla a fondo e prendersi il tempo che serve. Ci sono dei nuovi attori coinvolti, ovviamente, ed era anche giusto conoscere i rispettivi punti di vista. Credo che nessuno abbia mai pensato che non ci sarebbe stato un accordo. L'importante era ed è la qualità dell'accordo, che ci proietta verso un futuro che secondo me non sarà e non dovrebbe essere visto come una rivoluzione, ma come un'evoluzione"

A inizio stagione c'è stata questa situazione dopo la Thailandia, un po' di silenzio stampa. Tu hai parlato di una montagna di 30 secondi da scalare. Poi a Le Mans quei 30 secondi sono diventati 7 in gara...

"Ci tengo a dire una cosa: io non credo — o perlomeno la mia intenzione in Thailandia — non era mettere i piloti sotto la stampa. Venivamo da dieci giorni, anzi da venti giorni molto stressanti per tutto il gruppo di lavoro. Dopo facciamo questo lavoro e dobbiamo accettarlo. Sepang con i problemi al motore, giorno di fermo, i test in Thailandia complessi, la gara con la montagna di 30 secondi. E io ho semplicemente pensato che fosse giusto mettere non tanto la mia faccia — perché la mia faccia è qui, perché sono una persona che lavora in un'azienda che peraltro amo e a cui è stato chiesto di fare questo lavoro — ma di mettere la faccia dell'azienda a tutela dei piloti. Questa è stata la decisione. Credo che loro fossero già da un punto di vista mediatico super esposti, perché erano in Thailandia da dieci giorni a rispondere più o meno alle stesse domande. La gara era andata come sapevamo che sarebbe andata dopo i test e dopo il weekend, e non credevo che fosse utile esporli a un altro giro di frustrazione"

Ancora...

"Alla fine tu lavori, vai in pista e la pista dice sempre la verità. In quel momento la moto era sicuramente in uno stadio — non voglio dire neanche di sviluppo, per quanto siano cambiate delle cose — ma di maturità, anche di comprensione nostra, di una moto completamente nuova. In ogni pista ci mancano dati, o meglio, abbiamo dati di una moto che era diversa. Quindi a Le Mans Quartararo finisce la sprint a 4 secondi, la gara a 7. Certo che Fabio ci mette del suo, è ovvio, però ci sono anche altri campioni su altre moto. Se facciamo un benchmark fra i top rider siamo arrivati a 7 secondi con un passo sul giro interessante. Sicuramente quelle condizioni (Le Mans, ndr) si sposano meglio con quello che cercavamo su questa moto. Cercavamo più grip ed era evidente che la moto usciva dalle curve meglio di come uscisse l'altra. Le condizioni di Le Mans non richiedono un motore particolarmente performante. Oggi quello è un punto sul quale conosciamo i numeri, sappiamo di dover lavorare. Ma siccome il gap è comprensione della moto e continuo sviluppo della moto, più motore, adesso l'obiettivo in pista è lavorare su quello che abbiamo in mano. Il motore è a casa, stiamo facendo sviluppo e man mano che avremo parti andremo a portarlo in pista. Siamo in condizioni di concessione, quindi lo possiamo fare"

Dovizioso e Quartararo

Dovizioso, che è un vostro collaudatore — anche qualcosa di più — facendo un confronto tra la situazione che lui ha vissuto all'epoca con Ducati e questa con Yamaha di rifondazione, dal 4 in linea al V4, ha detto che questa situazione non è drammatica come lo era Ducati quando arrivavano 40-50 secondi dal primo.

"Alla fine è difficile comparare. Intanto mi piacerebbe pensare di poter fare lo stesso percorso e arrivare a essere tanto competitivi quanto lo sono loro, lo sono stati loro — ma lo sono ancora loro, ovviamente. È da un lato la consapevolezza che è un percorso complesso, perché l'abbiamo detto anche quando presentavamo il team in Indonesia: in questo sport, che è uno sport meccanico, non c'è magia. O meglio, forse l'unica magia è la componente umana, cioè il pilota. Ma non si può neanche scaricare tutto sul pilota. Noi sappiamo che è una moto completamente nuova, non abbiamo riferimenti. Secondo me Le Mans, ma anche i giri veloci che hanno fatto Jack e Fabio qui a pista libera — dove avere un po' meno cavalli non ti penalizza — vuol dire che la moto è nata nella maniera corretta. Bisogna continuare a lavorarci. E quella montagna che erano 30, poi vedi sette — probabilmente la verità è a metà e si scalerà solo un passo alla volta: non ci sarà un giorno in cui arriva il pezzo da mezzo secondo. Quella cosa non c'è in questo sport. Però se saremo bravi, riusciremo a sommare tutti i pezzettini su cui stiamo continuamente lavorando e il pacchetto crescerà"

E per quanto riguarda il comparto piloti: c'è Quartararo che va sempre forte, si impegna. Però c'è un aspetto che io onestamente comprendo poco dal tuo punto di vista. Lui è un pilota che va forte, che si impegna in pista, però a volte si esprime in maniera un po' sprezzante. Non è che magari l'ultimo rinnovo di due anni è stato sbagliato?

"Allora, intanto io ho avuto modo di dire a Fabio, sia in privato che un paio di volte in pubblico, che la frustrazione è un sentimento umanamente comprensibile, ma è un sentimento sostanzialmente inutile quando si lavora, perché non genera niente. Il lavoro di un pilota è andare forte in pista — Fabio lo fa sempre — ma è anche rappresentare una Casa, un gruppo di lavoro, tante persone. E i risultati del pilota dipendono anche dal gruppo di lavoro. L'inverno è stato complicato. Secondo me la Thailandia è stato un po' un picco in senso non positivo. Ne abbiamo parlato seriamente, come è giusto fare in certe situazioni. Personalmente ho trovato l'atteggiamento di Fabio assolutamente diverso nelle ultime gare. Soprattutto a me interessa tantissimo la parte interna: come si lavora, la capacità che lui ha di tirarsi dietro il gruppo. E di conseguenza secondo me anche il modo in cui comunica fuori, essendo più rilassato — anche con qualche risultato — ma anche capendo bene quali sono gli obiettivi del progetto e qual è il suo ruolo dentro questo progetto. Progetto che, come ho sempre detto, lui ha scelto: il contratto non l'ho firmato io, l'ha firmato lui con Yamaha. Per cui credo che la situazione adesso sia più serena, e deve esserlo, perché Fabio è una pedina importantissima del progetto che ci permette di migliorare durante l'anno"

Ma è stato sbagliato rifirmare Fabio (Pavesio non era ancora managing director al momento dell'ultima firma)?

"Firmare un campione che accetta una proposta e vuole stare è una cosa giusta. Non mi sento assolutamente di dire che sia stata una scelta sbagliata"

Come sappiamo c'è questa situazione anomala: i contratti sono firmati ma non ancora annunciati perché manca l'altro accordo. Senza fare nomi: avete già tre piloti su quattro per l'anno prossimo (Toprak, Martín e Ogura, ndr). Siete contenti?

"Ovviamente non parlerò neanche sotto tortura di piloti eventualmente firmati o non firmati, di tre o quattro. Però c'è una riflessione che posso fare: la situazione che si è creata quest'anno non è, secondo me, nel tempo sana e corretta. Un mercato così anticipato non permette a nessuno di massimizzare gli investimenti che vengono fatti. Poi dopo, quando si va a correre, i piloti pensano a quello che fanno adesso. Però sapere che alcuni piloti di un certo livello si muovono già prima che cominci il campionato, su contratti che sono diventati quasi degli standard di due anni, vuol dire che il 50% dell'investimento fatto su un pilota di fatto non lo puoi sfruttare al 100%. Credo che su questo serva — parlavamo prima di Liberty, MotoGP Group — serva un pensiero strutturale, come in altri sport, su delle finestre di mercato, in cui si deposita in quel periodo lì. Questo è anche un mondo piccolo: è un villaggio con 2000 persone che si sposta nel mondo, sono sempre gli stessi, con 22 piloti"

Poi una metafora interessante...

"È come se facessi il campionato con una sola squadra di calcio. È ovvio che tutti parlano con tutti. Una finestra nella quale tutto quello che ti sei detto prima può valere o no potrebbe sicuramente aiutare. Il sistema va pensato insieme ad altre cose che andranno ragionate. Ovviamente quando però la situazione è questa, se stai fermo sei fregato. Devi muoverti nelle regole che ci sono, ma anche cercare di capire se puoi contribuire — come uno dei cinque player chiave del campionato, parlo delle cinque case — per provare ad aiutare a scrivere delle regole che siano d'aiuto a fare crescere questo campionato. Non parliamo solo delle cose che non vanno. Lo show è grandioso, lo sport è cresciuto"

40 minuti in cui se c'è una gara di quelle serie te stai lì. E anche uno che non ha mai visto, vede queste moto che sono lì — è troppo bello. C'è emozione pura. 

Toprak e Valentino

Toprak: come lo vedi? A che punto è? Arriva a essere un pilota di MotoGP? Penso che vada misurato quest'anno su Rins e Miller, che sono da anni in MotoGP...

"Con Toprak c'è un rapporto che ci lega da tanto tempo, ma al di là dell'aspetto personale, credo che stia facendo il percorso come ce lo si poteva immaginare — magari non augurare, ma immaginare. Lui è arrivato con dieci anni in cui ha sviluppato una guida straordinaria su un certo tipo di motociclette, con un certo tipo di gomme. Spontaneamente lui ha cercato quella cosa: vi ricordate a Sepang? Non c'era l'ala dietro perché lui voleva stare basso, e piano piano siamo tornati ad avere una moto in configurazione MotoGP. Adesso lui deve fare il secondo step, che è la sua guida. Toprak ha una guida molto stop and go e con queste gomme, più che con queste moto, non si può fare. Quindi lui — insieme al suo capo tecnico, al suo team, a tutti quelli che sono qua per dargli una mano — è alla ricerca di un reset in cui il suo talento, e su questo non abbiamo dubbi, lo aiuti a diventare un pilota che guida le MotoGP come bisogna guidarle. Lui è intelligente, questa cosa l'ha capita. Non vive nell'idea che arriveranno gomme che gli faranno fare le cose che faceva prima in Superbike, perché sa che la moto resta questa. Secondo me siamo al punto più basso. Una giornata come venerdì è interessante: dalla mattina al pomeriggio, grazie a Fabio che gli ha fatto due volte il giro insieme, ha tolto un secondo. La velocità e la capacità ci sono. Deve farli diventare degli automatismi, perché quando non hai l'automatismo, appena vuoi andare un po' più forte rinfianchi la frenata e stressi la gomma. È difficile. Lui sente che gli siamo tutti vicini, però è un vincente — quindi soffre"

L'ultimissima: avete Valentino Rossi come ambassador. Lui ha detto che non la vuole più provare in MotoGP. Ma tu ci hai provato a dirgli: dai, vieni, facciamo una giornata?

"In realtà quando eravamo a Misano l'anno scorso gli abbiamo fatto vedere il V4 nel box, appena finito. A parte che vedere Vale che guarda una moto è sempre un'emozione particolare. Chiacchierando gli ho detto: 'ma....', 'perché no?' Non so se, se capitasse l'occasione, sarebbe anche una cosa bella. Vediamo"

Dai, proviamoci.