MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Davide Tardozzi e l'amore per Marc Márquez al WDW: "La gente si è finalmente resa conto che un episodio del 2015 non può segnare la vita di una persona" [VIDEO]

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Davide Tardozzi e l'amore per Marc Márquez al WDW: "La gente si è finalmente resa conto che un episodio del 2015 non può segnare la vita di una persona" [VIDEO]
Il team manager a 360 gradi: "Pecco è nella storia Ducati, non cambierà mai è la relazione umana e di amicizia con lui"
9 luglio 2026

Misano - Al WDW 2026 Davide Tardozzi ha ripercorso con Moto.it il rapporto tra Marc Márquez e i tifosi Ducati (con parentesi sul 2015), il bilancio degli otto anni di Pecco Bagnaia in squadra, le due operazioni chirurgiche di Márquez nell'ultimo anno e le prime impressioni su Pedro Acosta, nonché sulla nuova era 850.

Di seguito il VIDEO, sotto la trascrizione integrale.

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Ho visto prima davanti al box Ducati moltissime persone già in attesa di Marc, molte più che due anni fa. Quanto è amato Marc dai ducatisti, dagli italiani? È cambiato tutto?

"Io credo che la gente si sia poi finalmente resa conto che un episodio di 11 anni fa non può segnare la vita di una persona, per cui io capisco che c'è stato un problema con un idolo, un incredibile campione eroe come Valentino Rossi, ma questo purtroppo ha segnato per troppi anni, a mio giudizio, la situazione di Marc e credo anche quella di Valentino, perché è da un po' di tempo che insisto che i due dovrebbero metterci una pietra sopra, che l'incidente ha delle colpe da entrambe le parti. Marc lo ha anche riconosciuto, Valentino purtroppo ancora no, ma io credo che il cuor suo lo sappia. Detto questo, io penso, e l'ho detto e ripetuto, che come persona Marc mi ha sorpreso positivamente ancora di più del campione che è"

Tu con Valentino hai mai parlato di questa cosa? Lui non ha ancora chiuso il discorso, gliene hai mai parlato?

"No, io con Valentino l'ho accennato tempo fa, però ho detto che secondo me sarebbe giusto che entrambi la chiudessero. Io ho la fortuna e sfortuna di sapere alcune cose di quel famoso Philip Island-Malesia, perché tutto è nato a Philip Island, gestito da qualcuno, secondo me, molto male nel periodo tra la partenza da Philip Island e l'arrivo alla conferenza stampa della Malesia. Lì ci sono stati, secondo me, dei suggerimenti sbagliati, però certe cose non le ho vissute, quindi non ne voglio parlare. Io dico solo che, secondo me, la cosa andrebbe chiusa perché farebbe bene a entrambi"

Su Rossi-Marquez cito una lettura di Giorgio Terruzzi: "non è stata una rivalità, è stato uno scontro fra generazioni", e una di Emilio Alzamora, ex manager di Márquez, secondo cui è stato "come due Titanic che si sono scontrati". Che ne pensi?

"Anche Valentino Rossi e Marc Márquez sono due campionissimi che sono nei primi tre-quattro della storia di 70, credo 77 anni, di motociclismo, per cui quando trovi uno uguale a te è chiaro che qualche problema può nascere, perché sono due di quelli che nascono ogni 30 anni"

Ciao Pecco

Da pochi giorni avete salutato Pecco in vista del 2027. Ti chiederei di raccontarmi il tuo Pecco, scegliendo magari tre momenti che vi hanno insegnato qualcosa o che ti sono rimasti impressi.

"Io credo che gli 8 anni di Pecco in Ducati siano qualcosa che non si dimenticherà mai. Lo sappiamo tutti, è il pilota più vincente della storia della MotoGP in Ducati: 31 vittorie, 28 pole position, 63 podi, due titoli mondiali, due volte vicecampione del mondo. Credo sia un curriculum super invidiabile. Pecco rimarrà e sarà sempre nella storia di Ducati. Una cosa che non cambierà mai è la relazione umana e di amicizia che si è creata con questo ragazzo, che ha una disponibilità e un'onestà professionale uniche. Poi ci sono momenti nel lavoro in cui è meglio per entrambe le parti separarsi, e credo che la dimostrazione sia il fatto che lui andrà in Aprilia, dove troverà una moto super competitiva, e se lo merita. Noi abbiamo preso un altro pilota, Pedro Acosta, che credo sia uno dei talenti più belli delle ultime generazioni. Pedro è quello che ha stravinto tutto fin dalle prime armi: ha vinto la Rookies Cup, ha dominato la Moto3, ha dominato la Moto2. In MotoGP purtroppo non è ancora arrivato a fare quello che secondo noi può fare, ma speriamo ci arrivi dall'anno prossimo"

Se tu dovessi descrivere Marc a uno che non lo conosce con un aneddoto, uno sulla persona e uno sul pilota?

"Sulla persona, quello che mi colpisce è la sua umiltà. Per quanto riguarda il pilota, entra nel box ed entra il leader della situazione. Non è un campione, un pilota veloce: entra ed è il leader, è quello a cui tutti si rivolgono, quello che tutti guardano, è quello che entra sempre, sottolineo sempre, col sorriso e saluta tutti dalla parte sua e dalla parte di Pecco. È un'attitudine naturale, perché non lo fa cercando qualcosa, gli viene naturale. Lui è un leader naturale"

Ti ricordi nel 2022, quando Marc si è operato sistemando il problema all'osso ruotato? L'operazione che ha fatto di recente lo ha rimesso in carreggiata, perché prima non era normale vederlo cadere facendo sesto, settimo posto. Ci sono analogie tra i due periodi secondo te?

"Allora, le operazioni sono due. Dopo l'incidente in Indonesia dello scorso settembre lui si è operato, ma dopo la caduta di Jerez ha valutato che questa perdita di forza, questa mancanza di sensibilità che aveva in certe situazioni di gara, era frutto di un problema latente post operazione Indonesia. Si è fatto valutare da un pool di medici a Madrid e hanno riscontrato dei problemi seri a un pin che si era rotto, in certe posizioni che sono quelle della guida in MotoGP — con la moto da offroad in quella posizione non aveva problemi, e nella vita normale nemmeno. Purtroppo ci si è arrivati troppo tardi e ha dovuto subire un'altra operazione, fatta dopo Le Mans, a causa anche dell'incidente al piede destro in quella occasione"

Ma ora mi sembra che sia tornato?

"In questo momento deve solo recuperare, e per recuperare serve ancora tempo. Il fatto che abbia vinto in Ungheria e in Repubblica Ceca non vuol dire che sia a posto: vuol dire che, una volta di più, è stato un eroe, ha fatto qualcosa che altri non avrebbero mai fatto. Non bisogna pensare che facendo questo lui sia a posto: è il contrario, lui non è a posto e fa cose impossibili. La vittoria di Brno, in particolare, è stata un capolavoro, ma credo che le immagini del suo volto dopo la vittoria descrivano la sofferenza e l'impegno che ci ha messo: era totalmente sfinito, è andato secondo me oltre i limiti del suo fisico"

Sei teso per la gara dei campioni di domenica? Gli dirai di stare buoni?

"Ci siamo detti che è uno spettacolo, ci dobbiamo divertire. Poi tu sai bene che i piloti hanno un interruttore collegato alla visiera: quando la abbassano, spengono l'interruttore"

Benvenuto Acosta, le nuove 850

Tu non hai mai detto "fatemi fare un giro anche a me sulla MotoGP"?

"No, assolutamente. Ho cambiato mestiere, non faccio più quelle robe, quindi no"

Domanda filosofica: se tu dovessi essere una sola parte della moto, quale sarebbe quella in cui ti identifichi di più — motore, telaio, centralina, gas, frizione?

"Pistone, perché spingo forte"

Con Acosta ho visto che c'è già un bel rapporto, vi siete già presi bene a livello umano?

"Con Pedro ho sempre avuto un ottimo rapporto fin dalla Rookies Cup, che seguo molto e che devo dire è una formula incredibile, capace di dare gli ultimi campioni in tutte le categorie: bravissima la KTM a gestirla. Pedro secondo me è un ragazzo consapevole delle proprie capacità, con un talento incredibile, che sta maturando: l'ho visto crescere nei ragionamenti e nella percezione di cosa sia giusto o non giusto fare, in maniera non arrogante. Siamo molto contenti che arrivi con noi"

Cosa ti aspetti dalle 850? Hai visto a Brno con le Pirelli quanto cambiano le cose, aerodinamica, cilindrata, potenza, gomme...

"È un momento di riflessione. Credo che a Brno tutte le Case non si siano scoperte del tutto. Sicuramente Aprilia, che è stata la più veloce ed è anche avanti nel campionato di quest'anno a livello tecnico e di moto, ha dimostrato la sua consistenza e la sua forza. Noi siamo lì, come tutti: chi ha portato qualcosa di più o ha dato ai piloti qualcosa di meno? Chi migliorerà nei prossimi sei mesi? Credo che la competitività reale delle moto la scopriremo solo in Malesia, ai primi di febbraio"

Come ha detto Espargaró, è possibile che le gare diventino più divertenti, con più velocità in curva e magari più sorpassi con meno aerodinamica?

"Ci sarà più velocità in curva, ma è tutto teorico, in questo momento non l'abbiamo visto. Sicuramente meno potenza può mettere meno in crisi alcuni piloti, ma con l'elettronica che c'è oggi credo che la potenza non sia più un problema. Se pensi alla griglia di partenza attuale, vado a memoria ma credo che oltre la metà dei piloti di MotoGP abbia vinto uno o più mondiali, e gli altri siano arrivati secondi o terzi in un campionato: il livello di competitività è altissimo. Non credo sarà la moto a rendere divertente il campionato, credo sarà la qualità dei piloti"

Il pilota ideale

Il contrario della parola paura, per te, qual è?

"Il contrario della parola paura è consapevolezza. La paura la devi contrastare: è quando arrivi al limite e hai paura di superarlo. La consapevolezza è sapere di essere in una situazione pericolosa, ma essere consapevole di quello che stai facendo"

Costruiamo insieme il pilota ideale tra i 22 in griglia in MotoGP oggi. Ti dico le caratteristiche e tu mi dici chi è il migliore: miglior frenata?

"Pecco"

Percorrenza in curva?

"Bez"

Cambio di direzione?

"Marc"

Giro secco?

"Jorge Martín"

Gestione dei media?

"Márquez"

Più completo?

"Márquez"

Un'ultima cosa: qualcosa che hai visto fare a Marquez che ti ha colpito a livello umano, magari un episodio anche con te?

"La dichiarazione che ha fatto dopo l'Indonesia dello scorso anno, quando ha avuto l'incidente con Bezzecchi: non si è arrabbiato, ha detto che è una cosa che può succedere, l'ha detto di cuore. Ha detto di non massacrare Bezzecchi, perché certamente non voleva fare quello che è successo, è stato un errore. Questo ti fa pensare che Marc oggi non è più quello del 2015, quel ragazzino di 22 anni appena arrivato che stava lottando col suo vecchio idolo — quella dichiarazione di Valentino Rossi scatenò allora una reazione in questo ragazzo che portò a fasi di quella gara di domenica che non vorrei più rivedere in televisione"