MotoGP 2022. GP del Regno Unito a Silverstone, Andrea Dovizioso: “Giusto smettere se non ottieni certi risultati”

MotoGP 2022. GP del Regno Unito a Silverstone, Andrea Dovizioso: “Giusto smettere se non ottieni certi risultati”
Giovanni Zamagni
Andrea ha spiegato i motivi del suo ritiro anticipato: perché non finire la stagione? “Non sono riuscito ad adattarmi alla M1, non potevo fare i cambiamenti che avrei voluto, non ho potuto sfruttare la mia esperienza: avendo un buon rapporto con Yamaha, ho deciso di fermarmi. A Misano faremo una grande festa”. Sul futuro: “Sto lavorando su un progetto, credo interessante”
5 agosto 2022

Silverstone - Non è certo uno che si lascia prendere dall’emozione. Non lo fa nemmeno questa volta, nella conferenza stampa che ufficializza il suo ritiro dopo il GP di Misano.

Anche perché, come spiega Andrea Dovizioso: “la decisione è ormai metabolizzata, ero già pronto per questo. Non è uno ritiro aggressivo, ma graduale. Quasi indolore, anche se dopo oltre 20 anni sempre nello stesso ambiente non è mai facile arrivare a questo punto. Ma era il momento giusto per farlo: se non riesci a essere dove vorresti essere, realizzi che è arrivato il momento di fermarsi”.

Sorride poco Andrea, anche se, in realtà, è tranquillo: per lui è la decisione migliore, giusto smettere in anticipo. Io la penso diversamente, come ho spiegato nel video commento #lanotiziainprimafila: lo dico al Dovi, gli esprimo le mie perplessità: secondo me era più giusto finire la stagione. Andrea, come sempre, accetta la critica, non si altera, ma spiega con tranquillità le sue ragioni.

“Essendo una persona razionale e critica devo avere una motivazione importante per fare qualcosa. Non riuscendo ad adattarmi alla moto per ottenere certi risultati, non potendo migliorare questo aspetto, non aveva più senso andare avanti. Un altro conto sarebbe stato poter lavorare su certi aspetti strutturali della M1, poter usare la mia esperienza per arrivare a certi risultati, ma non è possibile farlo durante la stagione. Avendo un buon rapporto con Yamaha ho deciso di parlarne con loro durante l’estate e siamo arrivati a questa conclusione. Il pilota deve focalizzarsi su quello che fa, non puoi avere altri pensieri in testa”

Perché finire a Misano?

“Credo sia il posto giusto per farlo, con una festa insieme ai miei amici e alle persone del paddock”

Hai capito fin dal primo momento che sei salito sulla M1 che avresti avuto delle difficoltà?

“All’inizio, il problema era l’ergonomia della moto: avendo “leve” corte, non arrivavo bene ai comandi, faticavo a muovermi sulla M1 per la larghezza del telaio. Poi, quando ho disputato la prima gara (Misano 2021, NDA), ho capito che c’era qualcosa di anomalo nel grip, ma essendo, per l’appunto, solo il primo GP, non puoi avere la situazione sotto controllo, non gli dai più di tanto importanza. Invece, quello del grip è stato il problema più grande per me e ne ho parlato molto con gli ingegneri Yamaha. Sono rimasto sinceramente sorpreso, ho capito che il mio modo di guidare non era il migliore per sfruttare il potenziale che la moto dimostra di avere con Fabio (Quartararo, NDA). Ho lavorato tanto con Forcada e con Yamaha, ma non siamo riusciti a trovare una soluzione: il mio stile di guida non si sposa con questa moto”

Quando sei arrivato in Ducati, solo un pilota guidava quella moto: si può paragonare la situazione di oggi della Yamaha con quella che trovasti allora?

“No. A parte che è una MotoGP molto differente, parliamo quasi di un’altra era. Nel 2013, la Ducati non aveva una buona base e i limiti erano tantissimi, mentre oggi la Yamaha è campione del mondo. Sicuramente, rispetto al passato, è una moto più particolare: rimane ben bilanciata, ma per ottenere certe prestazioni devi guidare in modo estremo, come riesce a fare solo Fabio. Ma la situazione è molto differente da quella di allora della Ducati”

In qualche modo, c’entra la gomma posteriore introdotta da Michelin nel 2020?

“Sicuramente per me è stato un cambiamento importante, anche con la Ducati avevo faticato all’invio, ma poi avevo comunque ottenuto risultati accettabili. Può centrare, ma, come sempre, incidono tanti fattori: questa è la classe più esasperata del motociclismo, lo sviluppo e i cambiamenti sono velocissimi, si corre in modo molto differente rispetto a qualche anno fa. Se sei veloce in prova, puoi tenere quel ritmo più o meno per tutta la gara, i sorpassi sono diminuiti, è molto differente”

Tutti i tuoi colleghi hanno avuto parole di grande stima nei tuoi confronti.

“Se è quello che pensano, fa veramente molto piacere essere considerato un buon pilota da un tuo avversario”.

E adesso?

“Da tempo sto pensando a creare qualcosa di importante (legato al motocross, NDA), sono focalizzato su un progetto che credo sia bello, ma ancora non si è concretizzato. Ne parleremo più avanti”.

Lo dico chiaramente: a me il Dovi mi mancherà moltissimo, dentro e fuori la pista. Grazie di tutto, campione.

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