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Ducati nel 2026 festeggia il Centenaio. E quando ieri Ducati ha tolto i veli dalle Desmosedici GP26 destinate a Marc Márquez e Francesco Bagnaia, gli occhi degli appassionati sono stati catturati da qualcosa di inedito: due strisce bianche che solcano la carena rossa e una tonalità cromatica più profonda, quasi opaca. Non si tratta di semplici scelte estetiche, ma di un ponte gettato tra presente e passato, tra la ricerca della settima corona costruttori consecutiva e le radici che affondano in settant'anni di storia racing. La livrea speciale del centenario ducatista è un manifesto visivo che racconta da dove viene la velocità made in Borgo Panigale
Per comprendere il significato di quelle due linee bianche che corrono sulla GP26 bisogna fare un salto temporale fino al 1958, nell'officina dove Fabio Taglioni – ingegnere visionario e padre spirituale della Ducati moderna – stava mettendo a punto la 125 Trialbero. Questa piccola bomba a tre alberi a camme rappresentò un salto tecnologico notevole per l'epoca, incarnando quella filosofia di innovazione meccanica che ancora oggi contraddistingue la Casa. Alcune configurazioni di quella 125 sfoggiavano proprio strisce rosse su fondo bianco, un dettaglio estetico che oggi riaffiora invertito sulla Desmosedici: bianco su rosso, ma con lo stesso spirito. È il primo filo conduttore che lega la MotoGP contemporanea alle sue antenate, un omaggio discreto ma inequivocabile a chi ha tracciato la strada.
La seconda chiave di lettura della livrea 2026 sta nella particolare tonalità cromatica scelta da Ducati, battezzata "Rosso Centenario". Durante la presentazione, Claudio Domenicali ha spiegato come questo colore tragga ispirazione diretta da due modelli fondamentali: la Ducati 60 e la Gran Sport "Marianna". La prima, nata nel 1950, rappresenta un pezzo di archeologia industriale italiana. Con i suoi appena 45 chilogrammi di peso e un motore da 59,5 cc capace di percorrere cento chilometri con un litro di benzina, la Ducati 60 era ancora a metà strada tra bicicletta motorizzata e motocicletta vera e propria. Eppure quel veicolo segnò l'ingresso definitivo dell'azienda bolognese nel mondo delle due ruote complete, democratizzando la mobilità individuale in un'Italia che si stava risollevando dal dopoguerra.
Ben diverso il discorso per la Marianna, presentata nel 1955. Qui entriamo nel cuore pulsante della vocazione agonistica ducatista. Prima creatura racing firmata Taglioni, primo esempio di monocilindrico a coppie coniche, la Gran Sport incarnava un concetto rivoluzionario: costruire moto di serie capaci di primeggiare in pista. Il suo palmares parla chiaro e rappresenta il punto zero dell'impegno agonistico Ducati, quella scintilla che nel tempo si è trasformata in un incendio di vittorie mondiali. Il rosso che tingeva quelle carene non era solo un colore, era una dichiarazione d'intenti. Ed è proprio quella sfumatura che torna oggi, reinterpretata in chiave contemporanea sulla GP26.
"Questo è il momento giusto per reinterpretare un colore che diventerà il nuovo standard per le nostre MotoGP future", ha dichiarato Domenicali durante la presentazione. L'amministratore delegato di Ducati Motor Holding non ha nascosto la valenza strategica dell'operazione: utilizzare la vetrina mondiale del Motomondiale per veicolare i messaggi legati al centenario è una mossa di comunicazione potente. Non a caso, per disegnare la livrea è stato chiamato Aldo Drudi, nome storico del design motociclistico italiano, capace di tradurre memoria storica in linee moderne senza cadere nella nostalgia sterile.
Dal canto suo, Gigi Dall'Igna ha riportato il discorso sui binari della competizione pura: "Le corse sono da sempre parte del DNA di Borgo Panigale. Siamo orgogliosi di portare questo Rosso Centenario opaco e le strisce bianche mentre lottiamo per il settimo titolo costruttori consecutivo e il sesto piloti". Il general manager di Ducati Corse ha inquadrato il senso dell'operazione: celebrare guardando avanti.