Planet Explorer 2 South Africa. Vita selvaggia al Kruger

Il fotoreporter motociclista Luca Bracali, regista di Easy Driver su Rai 1 e vincitore del Pulitzer della fotografia naturalistica, percorrerà 2500 km in 10 giorni in Sud Africa con la Honda Crosstourer | Video
23 ottobre 2012


Ripartire al mattino dopo con gli stivali ancora inzuppati assieme a casco e guanti che sono altrettanto fradici, già non ci mette di buon umore. Ma non ci sono alternative, dobbiamo riprendere la marcia se non vogliamo rimanere troppo indietro sulla nostra tabella.

Questa area dello Mpumalanga è particolarmente bella, nonostante una fitta nebbia ci tolga il piacere di gustarne la sua vera essenza. Continuiamo a percorrere la Route 37 in direzione Hazyview fino a quando non ci imbattiamo in un gruppo di moto-turisti che al posto delle super-granturismo preferiscono andare in giro con R1, RR e Zx-10. A giudicare dalle gomme Bennie e i suoi amici sono dei grandi smanettoni anche se dicono che è stata la pista a ridurle così… Sono loro a darci i consigli giusta sulla strada da percorrere, ribadendo che quella che stiamo facendo adesso è un susseguirsi di curve meravigliose con un asfalto ad alto grip, di non preoccuparsi nemmeno per la polizia che da queste parti di solito non si va vedere. L’area circostante è ricoperta da una vegetazione fittissima, alberi d’alto fusto che rivestono intere foreste e che danno lavoro a squadre di operai per il taglio e la lavorazione.

In poco più di mezz’ora raggiungiamo Hazyview, una cittadina che non ha un proprio centro ma che si è sviluppata grazie alla vicinanza al parco. Il Lowveld orientale non presenta in reatà grossi motivi di interesse come il vicino Drakensberg e, le località di questa regione, vengono spesso utilizzate come base come base di escursione al parco.


La giornata di oggi sarà molto meno “motociclistica” delle precendenti, nelle quali abbiamo percorso una media di 430 chilometri al giorno, ma sarà anche meno dedita alla moto per il semplice fatto che nel parco Kruger non sono tassativamente ammessi mezzi a due ruote per ragioni di sicurezza.

Il Kruger National Park è uno dei grandi simboli del Sud Africa, quasi al pari di Nelson Mandela, e rappresenta comunque la maggior attrazione faunistica del paese. La ragione per cui il Kruger gode di questa fama è dovuto al fatto della sua immensa estensione territoriale: basti pensare che ha una superficie pari al Galles con una varietà di specie animali davvero impressionante: elefanti , giraffe, zebre, leoni, leopardi, ghepardi, iene, rinoceronti, ippopotami, bufali, solo per citarne alcuni, oltre ad infinite varietà di uccelli incluso il bucorvo cafro, il cui aspetto decisamente preistorico ci fa capire quanto sia diretta la discendenza fra dinosauri e uccelli. Ma un’altra cosa che rende affascinante il Kruger è il fatto che questa savana 500.000 anni fa era abitati da vari ominidi, i predecessori dei san che hanno poi lasciato varie testimonianze di pittura rupestre visibili nei numerosi sito del parco. La stagione migliore per visitare il Kruger resta quella fredda e secca invernale, quando gli alberi perdono le foglie e la visibilità degli animali è decisamente migliore. Osservare gli animali costa però molta pazienza, ci vuole tempo e fortuna per osservarli da vicino e, soprattutto, trovare il momento dello scatto giusto, evitando banalismi fotografici. Anche l’attrezzatura fa la grande differenza e se dovessi consigliare un’ottica per tutte direi il 100-400 che, su una fotocamera Aps, consente di arrivare a 640 mm. di lunghezza focale il che garantisce la possibilità di scattare splendidi primi piani agli animali se non sono troppo distanti.

Ma se il Kruger adotta la buona regola di non far scendere i visitatori dalla propria auto e li incentiva a fotografare la targa e la vettura di chi trasgredisce certe regole, è altrettanto vero che parte del fascino di questa immensa riserva naturale la perdiamo sia per l’enorme flusso di turismo, (si parla di oltre 1 milione di visitatori ogni anno), che per quell’innaturale nastro di asfalto che pavimenta le centinaia di chilometri di strade all’interno del parco.

Luca Bracali
 

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