Milano - Dubrovnik ontheroad!

Milano - Dubrovnik ontheroad!
La voglia di viaggiare prima o poi prende tutti. Deltaplano, macchina, aereo, barca non è il mezzo che importa; nel viaggiatore scatta il desiderio di vedere luoghi-mari-monti-fiumi-paesi, confini da raggiungere, oltrepassare, conquistare. O semplicemente, di andare..
11 ottobre 2011


E’ così che in una calda giornata milanese di luglio nasce un’idea, il viaggio. È una aspirazione che viene fuori, che non può più essere trattenuta: mettersi in sella ed andare, fino alla fine, là. Due amici, Due ruote a testa, un unico  sogno: Dubrovnik!
C’è la volontà di meritarci la Croazia, terra di difficile conquista, rude e “selvaggia” a tratti e poi ancora paradiso di sole splendente sopra mari cristallini. Percorrendola tutta, fino alla fine.
L’equipaggiamento è un po’ alla buona: Borse laterali cilindrone e un cupolino da naked adattato compongono il “pacchetto tourer” per il motard, mentre per la Hornet una grossa borsa cilindrica al portapacchi. Per dei giovani studenti e squattrinati, non serve molto di più di così per macinare chilometri.

È cosi che il 10 agosto si parte di buon mattino ed in poco tempo siamo a Vicenza presso il concessionario Honda Tbike che esegue rapidamente alcune operazioni di manutenzione straordinaria.
Visitata la bellissima cittadina “palladiana” riprendiamo il nostro itinerario per Trieste dove arriviamo oramai al calar del sole; luci e sfumature ricompensano le nostre prime fatiche. La tenda nel campeggio ed un pasto caldo concludono in bellezza la giornata.

L’indomani un problema al recupero vapori dell’olio motore del Dr-z ci costringe a trovare alla svelta un meccanico aperto in zona, sperando nella buona sorte. La durata dell’operazione meccanica ci consente di dare un’occhiata rapida alla città.
Solo nel tardo pomeriggio riusciamo ad ottenere il pezzo riparato, così ci si rimette in moto senza perdere altro tempo; si lascia finalmente l’Italia per attraversare appena trenta chilometri di Slovenia; seppur breve la tratta slovena attraversa paesaggi naturali incantevoli, ricchi di foreste e vasti prati verdissimi che fanno scorrere i chilometri con serenità.
Finalmente in Croazia, Raggiungiamo e superiamo senza sosta l’irredenta Fiume, passiamo sul ponte per l’isola di Krk, dove, Raggiunto il campeggio al centro dell’isola, montiamo la sempre fida tenda e rimettiamo in ordine le idee.

Il giorno dopo la pausa appare obbligata, sicuramente per poter apprezzare cosa ci eravamo guadagnati, ma soprattutto perché persistevano problemi meccanici che andavano risolti subito, e senza paura di smontare e rimontare, fidandoci della nostra esperienza. Anche in questo caso la fortuna non ci abbandona e dopo una notte ospiti delle stelle risaliamo sulle nostre moto puntiamo dritti verso il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice. Dopo centocinquanta chilometri di statali curve torte e ritorte arriviamo infine alla meta. Il parco orgoglioso conferma la sua fama a tutti i viandanti in terra croata, sebbene non ci riesca di vederlo nella sua interezza per poter tornare sulla costa per sera. I laghi hanno un’acqua talmente limpida da colpirci quasi più dell’attrazione principale, le cascate. l’impossibilità di tuffarsi in quel paradiso, con il caldo assassino che c’era quel giorno, perché espressamente proibito dalle severe leggi del parco, è una civile e comprensiva sofferenza.
Come da programma al tramonto riusciamo ad arrivare a Karlobag dove ci accampiamo tra le poco dolci ma ospitali rocce dalmate, per riposare ed attendere le prime luci del giorno.

Di buon ora ci rimettiamo in marcia per imbarcarci sul traghetto per Pag.
Trovato un campeggio e liberatici dei bagagli, ci concediamo qualche meritata ora di dolce far niente tra spiaggia e la piccola cittadina di Novalja. Scesa l’oscurità la festa si impadronisce dei nostri cuori di biker e ci trasporta sulla spiaggia di Zrce, la più famosa delle notti croate, dove musica e divertimento si incastonano nel viaggio, nella nostra strada, passata e futura.

Il risveglio non è quello dei più freschi e, non con poca fatica, nelle prime ore del pomeriggio ripartiamo verso la leggendaria Spalato. I chilometri passano con meno facilità ma non per questo rinunciamo al Parco Nazionale delle cascate di Krka, oltre alla splendida e serenissima Sibenico. L’antico borgo si presenta con un centro storico caratteristico, tutto di pietra bianca ed estremamente curato, e la cattedrale in riva al mare, un entrata per un groviglio di vicoli stretti che risalgono lungo il pendio fino al castello. Il sole ci abbandona già, ma non possiamo fermarci e decidiamo di raggiungere la sera stessa Spalato. La notturna lungo la costiera, una Aurelia ligure nel sud della Dalmazia, è forse il nostro punto di non ritorno; è qua che il carattere e lo spirito della strada ci forgia definitivamente. È qua che viene fuori la nostra volontà di riuscire, di andare. A notte inoltrata siamo finalmente a destinazione e lo scenario che ci si presenta ai nostri occhi è del tutto inaspettato; si fa fatica a credere di essere nello stesso paese attraversato finora. i piccoli paesi lasciano spazio al grande aggregato urbano, dalle caratteristiche molto vicine alle grandi città che noi tutti conosciamo, con una periferia sviluppata e capillare ed un paesaggio circostante completamente edificato.

Nel mezzo della metropoli si nasconde il famoso palazzo di Diocleziano, che nei secoli è stato oggetto della “rivisitazione artistica” dei cittadini; ciò che rimane è un agglomerato di stili edilizi differenti, inseriti nell’antichissima opera romana. Districarci in quel dedalo di viottoli, alla ricerca di un letto per la notte, è una impresa degna della giornata; ma per quella sera il fato, sempre sorridente, decide che strada ci avrebbe ospitato anche per la notte. Si riparte, di buon mattino, via sul traghetto per l’isola di Hvar. Appena sbarcati ci dirigiamo alla remota spiaggia di Zavala dove ci aspettano alcuni amici in vacanza da quelle parti; qualche ora coccolati dal sole e le onde, sono il preludio ad una grande grigliatona notturna, alla faccia del frugale menù fisso autopropostoci fino ad allora: scatolette e cibi liofilizzati pronti.
Cambiato il buco alla cintura, ci crogioliamo nella dimenticata ebrezza di poggiare i nostri fondoschiena su due lindi e candidi letti per una notte.
Ringraziati e salutati Zobo e Ale lasciamo Jelsa e ci dirigiamo in scioltezza verso Sukuraj dove salpa il traghetto per Drvenik. Il tragitto si rivela tutt’altro che noioso, a tratti audace per le sue curve improvvise, assolutamente non segnalate, prive di guard rails, e con il margine dell’asfalto che scompare in piccole scarpate senza nemmeno un centimetro di ciglio. Insomma una strada da non perdere, oltretutto perché offre panorami di notevole bellezza.

Giunti sulla terraferma ci mancano solo 130 chilometri all’arrivo e l’emozione sale. Gli scenari si susseguono quasi esibendosi ai nostri occhi, invidiosi l’un dell’altro. La traversata in terra bosniaca passa in assoluta serenità. Rientriamo così in Croazia dove l’odore del successo si fa inebriante.
Ogni chilometro che passa è un sabato del villaggio: misto di gioia per il profumo della terra vicina e nostalgia, per la cruda consapevolezza della fine di un viaggio indimenticabile.
Come il Lago Rosa, percorso finale delle tanto amate Parigi-Dakar, il ponte di Dubrovnik ci accompagna verso la sognata meta.
All’orizzonte cresce l’inespugnabile Ragusa, stupenda rinchiusa e sicura dentro le sue forti e spesse mura, dove finalmente arrivano a vibrare orgogliosi i nostri motori, prima che, stanchi, si spengano a riposare; lasciando la scena a stormi di rondini volanti e garrenti tra vecchie case e antichi lampioni che iniziano la loro lotta contro le tenebre della notte.

Dario Di Cesare, Antonio Moretti

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