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Che le case giapponesi stiano vivendo una profonda crisi nel settore racing è sotto gli occhi di tutti, ma quello che sta accadendo alla Honda in Superbike rasenta l’inspiegabile.
Non vince dal 2016
Sono ormai dieci anni che la casa produttrice più grande al mondo non vince una gara (2016 Niky Hayden a Sepang) nonostante che dal 2020 abbia deciso di ritornare ad impegnarsi in forma ufficiale con il proprio Team HRC. In quella stagione ed in quella successiva vennero schierati Alvaro Bautista, che nel 2019 aveva sfiorato il titolo con la Ducati nell’anno del suo debutto in SBK, e l’esperto Leon Haslam. In due anni la squadra ottenne tre podi con Bautista, che assieme ad Haslam cercò invano di domare una moto difficile, con limiti evidenti.
Dopo due piloti esperti nel 2022 la squadra decise di cambiare rotta e di puntare sugli emergenti Iker Lecuona e Xavi Vierge. I due spagnoli sono rimasti in HRC per ben quattro anni nei quali hanno conquistato tre podi, uno con Xavi e due con Iker.
Sei anni senza vittorie, ma soprattutto con una moto che è sembrata peggiorare anziché diventare più competitiva. La cosa incredibile è che l’impegno della Honda non è mai mancato e si è evidenziato e confermato con l’arrivo di nuovi componenti e nuove proposte provenienti dal reparto corse in Giappone, che però non hanno mai sortito nulla di buono.
La stagione in corso
E arriviamo a questa stagione nella quale abbiamo assistito ad un ulteriore svolta. A sostituire Lecuona e Vierge sono arrivati non solo il promettente Jake Dixon e l’ex MotoGP Somkiat Chantra, ma soprattutto un tester/pilota come il sei volte campione del mondo Jonathan Rea.
Ennesima dimostrazione di come la casa di Tokio voglia continuare ad impegnarsi nel mondiale delle derivate. I cambiamenti non hanno riguardato solo il parco piloti, ma anche quello tecnico, dove abbiamo assistito ad una piccola rivoluzione con l’arrivo del nuovo Team Manager Yuji Mori, proveniente dall'ambito tecnico e da esperienze sia in MotoGP che alla 8h di Suzuka.
Ad oggi, quando mancano quattro round al termine del campionato, la squadra ha schierato ben sei piloti. I due ufficiali, Chantra e soprattutto Dixon, sono stati vittime di vari incidenti che li hanno costretti a saltare alcuni round. Per sostituirli, oltre al tester Rea (che ha corso a Portimao, Assen e Donington), sono stati chiamati il tester nonché pilota BSB Ryan Vickers (Phillip Island e Misano) ed i giapponesi Yuki Kunii (Balaton e Most) e Tetsuta Nagashima (Phillip Island). Il miglior risultato stagionale è stato il decimo posto di Jonny a Donington nella Superpole Race che però non gli ho portato punti in quanto nella gara sprint i punti vanno solo ai primi 9.
Nel dettaglio Chantra ha ottenuto 8 punti, Nagashima 7, Rea 6 e Vickers 1, per un totale di 22. L'utilizzo di sei piloti in una sola stagione evidenxzia una manmcanza di organizzazione. Visto che la squadra ufficiale HRC è una sola e viste la scarsa competitività della CBR sarebbe stato meglio organizzare un vero e proprio test team (come ha fatto BMW) in grado non solo di sviluppare la moto, ma con due piuloti in grado di sostituire quelli ufficiali in caso di bisogno portando comunque avanti il lavoro di sviluppo. Che senso ha avuto schierare Kunii a Most e Balaton? E Nagashima in Australia? Apparizioni occasionali che non hanno portato nessun contributo al lavoro della squadra ufficiale. Un pilota per il test team c'è già ed è addirittura Rea, sarebbe bastato affiancarrgliene un altro, di comprovata esperiernza, per completare un programma sensato.
Jonathan Rea
Nei primi test invernali di Jerez il sei volte campione del mondo era sembrato ottimista e deciso a risolvere i problemi della CBR 1000 RR-R SP. L’impressione era che nei test invernali Jonny avesse iniziato a comprendere la moto e quali fossero i suoi problemi. Le sue critiche riguardavano in particolare il telaio e l’elettronica, ma traspariva la sua fiducia nel team e nelle possibilità della Honda di correre ai ripari. Poi però qualcosa è cambiato. Mano a mano che i test e le gare si susseguivano il morale di Jonny calava e tra le righe delle sue interviste si poteva leggere una crescente delusione soprattutto nei confronti della squadra. Senza dirlo apertamente il suo velato messaggio era: “gli ho detto cosa devono fare, ma non lo fanno. O forse non ci riescono”.
Ed è questo il punto dolente. Dal Giappone i pezzi nuovi continuano ad arrivare ed i test si susseguono in maniera incessante tanto che anche in questa pausa estiva il team HRC è quello che ha provato più di ogni altra squadra e dopo la torrida due giorni di Magny Cours sia Dixon che Chantra torneranno in pista all’Estoril, due circuiti per loro completamente nuove. In Francia i due piloti ufficiali si sono concentrati sull’elettronica e sulle sospensioni. Come sempre verrebbe da dire, in quanto come ha confermato Jonny sin dai primi test invernali, bisogna lavorare proprio sull’elettronica e sul telaio/sospensioni.
Ma come mai a Magny Cours non c’era anche Rea? Al contrario di Chantra e Dixon il nordirlandese conosce benissimo il tracciato francese e le sue indicazioni sarebbero state quindi molto più immediate e rilevanti rispetto a quelle di due piloti che erano al debutto sulla pista francese. Invece Jonny è andato in vacanza con la famiglia e non sappiamo se verrà convocato per i prossimi test in Portogallo. E’ solo uno dei tanti misteri della squadra HRC nella quale cambia tutto tranne che i risultati.
Una crisi made in Japan
Quella della squadra Honda in SBK è una crisi che conferma quelle di tutte le case giapponesi che partecipano alle competizioni mondiali. Ducati e Aprilia in GP, Ducati e BMW in Superbike: i Jap sono spariti dalle zone alte della classifica. E’ una crisi che evidentemente riguarda un metodo di lavoro, una mentalità che sino ad alcuni anni fa sembrava perfetti e vincenti.
Quando però i produttori europei hanno iniziato ad introdurre soluzioni nuove e geniali, studi aerodinamici mai applicati alle due ruote, abbassatori ed elettroniche innovative, ecco che i giapponesi, limitati da programmi futuri già stabiliti ma che evidentemente non tenevano conto delle novità e dei progressi della concorrenza europea, si sono trovati spiazzati e costretti a rincorrere.
Da più parti, e ovviamente a microfoni spenti, chi lavora a stretto contatto con le case giapponesi sostiene che a questo si debba aggiungere la mancanza di nuovi tecnici e manager giapponesi con la necessaria visione rivolta al futuro.
Il mondo cambia in fretta e solo chi si sa rinnovare ed ha una mentalità elastica e pronta al cambiamento può sopravvivere.
Tutto questo mentre all’orizzonte si affacciano le rampanti aziende cinesi……………