Mondiale Superbike

SBK 2020. Bautista e Honda, suona l’allarme?

- Le dichiarazioni inequivocabili dello spagnolo parlano di una moto in ritardo di sviluppo. "Adesso tocca a Honda lavorare"

Le dichiarazioni di Álvaro Bautista al termine dei test di Portimão non hanno lasciato molto spazio alla fantasia: “Ora spetta alla Honda lavorare in Giappone per farmi avere quanto ho richiesto per Phillip Island”. Incalzato dai giornalisti lo spagnolo ha proseguito: “Quando devi lavorare sullo sviluppo di una moto, facendo cambiamenti sostanziali e raccogliendo molti dati, significa che non puoi ancora spingere forte come vorresti. A Portimão abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare. Siamo alla ricerca di una buona base sulla quale lavorare, ed è più difficile di quanto mi aspettassi, ma è il lavoro che dobbiamo fare in questa fase per fornire ai nostri ingegneri il maggior numero possibile di dati”.

Work in progress quindi, ma manca un mese esatto all’inizio del campionato. Anche lo scorso anno Bautista aveva iniziato la stagione con una moto nuova, ma Álvaro ci ha tenuto a chiarire: “Con Ducati fu una cosa diversa. Partimmo a lavorare sulla V4 molto tempo prima, ed arrivammo in Australia con una maggiore conoscenza della moto. Eravamo più pronti. Questo progetto invece è iniziato più o meno solo tre mesi fa. Servirebbero ancora due o tre test e per questo saranno molto importanti i due giorni di prove di Phillip Island prima del weekend di gare, ammesso che dalla Honda mi arrivi quanto ho chiesto dopo Portimao”.

Alvaro Bautista intervistato
Alvaro Bautista intervistato

Bautista è stato molto chiaro anche per quanto riguarda il suo attuale problema con la Fireblade: “Feeling. Non ho ancora confidenza con la moto. Nei test di dicembre, escluso quelli di Portimao ai quali non ho preso parte perché mia moglie stava dando alla luce nostra figlia, ed in quelli svolti poche settimane fa a Jerez, abbiamo lavorato molto sul motore e sulla parte elettronica, ottenendo dei buoni risultati. Non abbiamo fatto nulla per quanto riguarda la parte ciclistica ed i freni”.

Queste le dichiarazioni di Bautista, che a dire il vero non mi stupiscono molto. Che il progetto della nuova CBR fosse in ritardo, ed era trapelato anche dopo i test a porte chiuse che la squadra aveva svolto ad Aragon: grande potenziale, ma anche molto lavoro da fare. Stupisce invece il tono di Alvaro che passa la patata bollente alla Honda. Io ho fatto quello che dovevo fare, ora spetta a voi. Quasi per mettere alla prova le reali intenzioni del produttore più grande al mondo. A questo punto non resta che aspettare i test ufficiali di Phillip Island del 24 e 25 febbraio, che vi racconteremo direttamente dall’Australia.

  • Giovanni Fanuele

    Personalmente condivido quanto asserisce Bautista, non foss'altro che per la storica avversione della casa alata, alle pressioni ricevute dai piloti che, spesso e volentieri, invece di portare il reparto corse alla ricerca di soluzioni tecniche per risolvere le "mancanze", hanno ottenuto reazioni opposte.
    Quindi ritengo che il Pilota abbia fatto bene a evidenziare da subito che il prodotto è notevole ma, ancora manca quel "guizzo" che, serve a portare la moto ad una ottimizzazione globale, il famigerato "equilibrio" (tecnico dinamico)!
    Questa storia mi ricorda quella di Biaggi che (per semplificare), ebbe l'ardire di opporsi alla direzione tecnica, sostenendo che la via intrapresa era contraria alle sue esigenze di guida!
    Sappiamo tutti dove portò questa via. Ma ci sono altri illustri esempi, su come la Casa motociclistica più grande al mondo, reagisce a chi le fa fretta (anche nel suo interesse), andando contro al "vento" che soffia...

    Insomma, Bautista ha fatto bene a fare una puntualizzazione ma, a mio modesto avviso, ha fatto male ad usare la stampa per assicurarsi una eventuale scusante sulle potenziali future debacle! Sarebbe stato molto più saggio impostare la cosa in termini completamente diversi, pur dicendo la verità.

    Mi sembra infatti che il suo approccio sia un disco già ascoltato, dove ci sono argomenti simili a quelli espressi nella sua precedente esperienza in Ducati. Infatti, pur comprendendo le sue ragioni, per me abbastanza motivate (la conferma l'abbiamo con le modifiche apportate alla Panigale V4, esattamente dirette verso le richieste del pilota), anche in quel caso la sua "diplomazia" fece cilecca e a questa, fece seguito ciò sappiamo!

    Mi spiace per Bautista che tra l'altro mi piace come pilota ma, in quanto a politiche e interviste con la stampa dove la forma e la sostanza devono coincidere diplomaticamente, ha sicuramente ancora molta pista da percorrere.

    Giovanni.
  • PAOLOPAOLO5861, Brescia (BS)

    Sarebbe strano il contrario, Honda ci ha spesso abituato a proclami strabilianti che regolarmente si sono infranti sulla fredda realtà: è stato così per la Dakar dove da subito ha ingaggiato uno squadrone e fatto un apposita moto "unica" (le Ktm ad esempio sono regolarmente in vendita, honda sono costosissimi prototipi) "per vincere" ma alla fine ci ha messo quasi 10 anni e una montagna di milioni per riuscirci.
    Pensare di arrivare in un campionato supercombattuto come la SBK con moto nuova, pilota nuovo, e essere subito competitivi credo sia un eccesso di presunzione anche per un colosso come Honda.
    Non dimentichiamo che Honda è in qualunque disciplina fortissima, spesso quasi imbattibile (vedi motogp) con i prototipi ma dove si usano le sue moto di serie, soprattutto negli ultimi anni, arranca parecchio.
    Bene fa il pilota a tenere alta l'attenzione (e aperti i portafogli) con le sue bordate, ma credo che anche lui sapesse cosa lo aspettava.

    Paolo
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