Mondiale Superbike

SBK 2020, test Portimão: Razgatlıoğlu lancia la sfida a Rea

- Toprak fa segnare il miglior crono, davanti a Redding, Baz e Van der Mark. Allarme Honda: Bautista è sedicesimo a quasi tre secondi dal turco. Nono tempo per Caricasulo

Fare il miglior tempo quando Rea non c’è forse non è una gran risultato, ma al termine dei test di Portimao Razgatlioglu ha messo tutti in fila, fermando i cronometri sul tempo di 1’40”804. Un crono che è mezzo secondo più alto rispetto al giro veloce della pista portoghese (Rea – 2019 - 1’40”272) ma anche mezzo secondo inferiore al record del tracciato (Rea – 2019 - 1’41”272).

Il risultato del giovane turco assume maggior importanza se si pensa che questa è stata solo la sua quarta volta sulla Yamaha R1 ufficiale e che così come a Jerez, Toprak ha preceduto tutti gli altri piloti della casa dei tre diapason, compreso Michael Van der Mark, al quarto anno sulla R1.

Dietro al pilota turco troviamo Scott Redding, che cede per soli 79 millesimi e si conferma uno dei più seri antagonisti del Cannibale e nei test invernali è sempre stato il più veloce dei piloti Ducati. Una buona notizia per la casa italiana che è sempre in attesa che Chaz Davies, oggi quinto ad oltre sette decimi dal suo compagno di squadra, trovi l’affiatamento necessario per essere competitivo con la Panigale V4.      

Il terzo posto di Loris Baz ormai non stupisce più di tanto, perché il francese è andato forte in tutti i test, sia sul bagnato di Jerez che sulla pista asciutta di Portimao. Il pilota del team Ten Kate ha chiuso davanti a Van der Mark per il quale la Yamaha spera che l’arrivo di Razgatlioglu rappresenti uno stimolo e non causa di depressione.

Scott Redding
Scott Redding

Così come in Spagna Leon Haslam è il primo dei piloti Honda, sesto a oltre otto decimi dal leader della Yamaha. L’inglese sta lavorando molto bene sulla nuova Fireblade e sembra aver trovato quel feeling che invece manca al suo compagno di squadra Alvaro Bautista, solo sedicesimo staccato di quasi tre secondi dalla vetta della classifica. Anche se si tratta solo di test, in HRC iniziano a preoccuparsi, anche se restano ancora a disposizione dei tecnici e del pilota due giornate di test ufficiali di Phillip Island prima che si accendano i semafori del primo round della stagione.

Un solo decimo divide Tom Sykes dal compagno di squadra Eugene Laverty, segno evidente che al momento questo è il valore della S1000RR.

 

 

Procede l’adattamento di Federico Caricasulo alla Superbike. Il vice campione mondiale Supersport 2019 ha terminato le prove al nono posto, precedendo di soli quindici millesimi il compagno di squadra, l’americano Garrett Gerloff. Michael Ruben Rinaldi è undicesimo, davanti a Leandro Tati Mercado, che ieri era scivolato senza conseguenze. Dietro all’argentino si piazza lo spagnolo Xavi Fores. Il pilota del Kawasaki Puccetti Racing, chiamato a raccogliere la pesante eredità di Razgatlioglu, sta lavorando assieme alla sua squadra per adattarsi ad una moto che è completamente diversa a quelle che ha guidato sino ad ora.

Sylvain Barrier porta in quattordicesima posizione la Ducati del team Brixx Performance e precede Bautista ed il duo dei piloti Barni Racing composto da Sandro Cortese e il rientrante Leon Camier, che è risalito sulla Panigale del team bergamasco dopo la caduta di Aragon e la conseguente operazione alla spalla infortunata. L’inglese sembra essere in grado di correre in Australia, ponendo quindi termine alla collaborazione tra Cortese ed il team Barni.         

Tom Sykes
Tom Sykes

La classifica dei test

1) Toprak Razgatlioglu (Pata Yamaha WSBK Team) 1’40.804

2)  Scott Redding (Aruba.it Racing – Ducati) 1’40”883

3)  Loris Baz (Ten Kate Racing Yamaha) 1’40”994

4)  Michael van der Mark (Pata Yamaha WSBK Team) 1’41”426

5)  Chaz Davies (Aruba.it – Ducati) 1’41”599

6)  Leon Haslam (Honda HRC Team) 1’41”655

7) Tom Sykes (Team BMW) 1’41”786

8)  Eugene Laverty (Team BMW) 1’41”990

9) Federico Caricasulo (Team Yamaha GRT) 1’42”030

10) Garrett Gerloff (Team Yamaha GRT) 1’42”045

11) Michael Ruben Rinaldi (Team Ducati GoEleven) 1’42”309

12) Leandro Mercado (Team Ducati Motocorsa Racing) 1’42”462

13) Xavi Fores (Kawasaki Puccetti Racing) 1’42”802

14) Sylvain Barrier (Brixx Performance Ducati) – 1’43”458

15) Christophe Ponsson (Team Aprilia Nuova M2) 1’43”480

16) Alvaro Bautista (Honda HRC Team) 1’43”559

17) Sandro Cortese/Leon Camier (Barni Ducati Racing Team)  1’43”804

  • alec_leamas, Genova (GE)

    Le premesse sembrano indicare la possibilità di vedere finalmente un campionato molto aperto, vario e combattuto, senza monologhi, neppure a corrente alterna.
    Rea-Kawasaki, Razgatlioglu-Yamaha e magari anche Redding-Ducati hanno dimostrato di essere della partita e probabilmente arriverà anche Bautista-Honda, se non si perde per strada in polemiche (certo che se non si da una mossa rischia di correre per il 2021!).
    A quanto pare potrebbe esserci una bella variabilità di risultati, almeno per il podio delle singole gare, fermo restando che Rea parte evidentemente favorito per la vittoria finale.
    Bene Baz, mentre mi sembrano in calo le quotazioni di Davies, in confusione da troppo tempo.
    Haslam e Sykes comprimari di lusso.
    Kawasaki si conserva al top, forse raggiunta da Yamaha.
    Spero, per lo sport e lo spettacolo, in una definitiva maturazione della Panigale V4.
    Honda forse ancora troppo acerba per essere competitiva da subito, molto dipenderà dalla velocità di sviluppo dopo le prime 2 o 3 gare.
    BMW eterna irrisolta.
    Il WSBK 2020 potrebbe davvero essere un bel campionato, combattuto e avvincente.
  • DrManetta, Cecina (LI)

    E' ancora presto per dare giudizi sul prossimo futuro. Per ora mantengo la mia idea di fine campionato scorso, cioè che sarà un altro mondiale in mano a Rea. Non vedo negli altri team la necessaria solidità per vincere un mondiale.
    Relativamente ad Honda credo che insistere sul quattro in linea per dimostrare la propria superiorità alle rivali giapponesi, combattendole sul solito piano, sia sbagliato. Credo quindi che raccoglierà risultati, anche buoni, ma la rivoluzione avrebbe dovuto essere targata V4.
    Proprio Ducati aveva fatto il passo giusto abbandonando la sua rigidità bicilindrica per ritornare alla vittoria. Se non fosse stato per i dubbi comportamenti di Bautista avrebbe anche portato a casa il titolo.
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