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Aprilia e la Superbike: una storia breve, intensa e poi interrotta. La Casa di Noale ha scritto pagine importanti nel Mondiale delle derivate dalla serie, anche se il suo DNA sportivo è sempre stato più vicino al mondo dei GP. Eppure, quando ha deciso di esserci davvero, lo ha fatto lasciando il segno. In questo video ripercorriamo le tappe principali:
Il primo capitolo risale al 1999, con la RSV1000 affidata a Peter Goddard per lo sviluppo in pista. L’anno successivo arrivò il vero impegno ufficiale, con Troy Corser capace di chiudere terzo il Mondiale, conquistando vittorie e podi. Poi Laconi, Haga, qualche lampo e la prima uscita di scena.
Il ritorno vero, quello che ha cambiato la storia, arrivò nel 2009 con la RSV4. Una moto nata per correre, firmata da una cultura tecnica di altissimo livello e portata al successo da Max Biaggi. Il Corsaro vinse il Mondiale nel 2010 e si ripeté nel 2012, prima del titolo 2014 conquistato da Sylvain Guintoli. In quegli anni la RSV4 non fu soltanto competitiva: fu una delle moto simbolo della Superbike moderna.
Poi il progressivo disimpegno. Dal 2015 Aprilia spostò il proprio baricentro sulla MotoGP, mentre i regolamenti SBK limitarono sempre di più il margine tecnico della RSV4. Dal 2016 al 2018 rimasero soltanto alcuni team privati, con risultati sporadici. Da allora, il vuoto.
Perché, allora, si torna a parlare di Aprilia in Superbike? La risposta non è romantica. È industriale. Oggi il Mondiale SBK ha un problema evidente: per molti team privati Ducati è diventata quasi l’unica vera scelta competitiva. La Panigale V4 R è il riferimento, ma non tutti possono o vogliono legarsi al pacchetto di Borgo Panigale. BMW e Bimota corrono con programmi molto più chiusi, mentre l’offerta per i privati resta limitata.
In questo scenario, una RSV4 sviluppata per la pista potrebbe diventare un’alternativa credibile. Non necessariamente con un team ufficiale Aprilia, ma come piattaforma da offrire a squadre e sponsor alla ricerca di una strada diversa. Il nodo resta regolamentare: l’attuale RSV4 è una 1100 e per rientrare stabilmente nel Mondiale servirebbe un quadro tecnico che consenta moto oltre i 1000 cc, oppure una soluzione di omologazione dedicata.
Il punto è proprio questo: Aprilia non tornerebbe in SBK per nostalgia dei tempi di Biaggi e Guintoli. Tornerebbe se il progetto avesse senso tecnico, economico e commerciale. E se davvero Noale decidesse di investire nello sviluppo della RSV4 in un campionato nazionale come BSB o MotoAmerica, allora il segnale sarebbe chiaro: il monopolio Ducati tra i privati potrebbe non durare per sempre.