intervista

Rigo Racing. L'Enduro made in Italy campione d'Europa con Micheluz

- ll team manager Marco Rigo ci racconta una stagione perfetta con Maurizio Micheluz, spiegandoci le difficoltà di un team di Enduro e le sfide tecniche di una difficile e dura disciplina
Rigo Racing. L'Enduro made in Italy campione d'Europa con Micheluz


Lo scorso anno grazie a Maurizio Micheluz è stata una stagione da incorniciare per Rigo Racing. «Sì, abbiamo vinto l'europeo di enduro sia negli Assoluti che nella Classe 2 (E1 - 250cc 4 tempi) - attacca Marco Rigo - abbiamo conquistato un terzo posto nel mondiale al GP di Grecia riportando una Suzuki sul podio dopo 21 anni, dal 1992, e ci siamo aggiudicati il secondo posto agli assoluti d'Italia». Rigo Racing, creazione di Marco Rigo, inizia le attuività agonistiche nel 1987. Per due anni con Cagiva parteciperà a rally e motorally. Nel 1989 passa a Yamaha con cui rimarrà fino al 2003. Il passaggio dall'offroad al Motard avviene nel 2001 e porterà anche a nu cambio di livrea, da Yamaha a KTM-Husaberg. Dal 2005 corre con Suzuki, prima in supermotard e dal 2012 nuovamente nell'enduro. I titoli e i premi raccolti in questi 27 anni «sono troppi da ricordare» ricorda Marco Rigo. Ma solo per citarne alcuni: quattro Rally di Sardegna, tre  Rally del Titano, un terzo posto al Rally del Nevada con Peterhansel, più di 15 titoli italiani Motorally, etc.


L'intervista


Come è avvenuto l'incontro con Maurizio Micheluz?
«Avevo già contattato Maurizio nel 2011, ma purtroppo lui aveva già impegni contrattuali con un altro team, però l'offerta gli interessava. Già nell'agosto del 2012 infatti mi ha chiamato per accordarci per il 2013. Quindi siamo partiti già a dicembre con i test. Ci abbiamo messo un po' a costruirgli addosso una moto che gli piacesse e infatti i risultati sono stati prestazionalmente via via esponenziali. Siamo arrivati alla fine dell'anno riuscendo ad essere davvero molto competitivi. Per il 2014, vista la conclusione dello scorso anno ci aspettiamo di fare una stagione migliore, se possibile.


Come avete preparato la moto e quali sono le difficoltà che si incontrano?
«La preparazione della moto inizia dalla base di una moto da cross, quindi sviluppata per esigenze diverse da quelle dell'enduro. L'enduro moderno richiede di affrontare situazioni diversissime, per esempio, c'è la prova Estrema che in parte è un percorso da trial in parte da supercross, dove ci sono salti alti e atterraggi pesanti. La cosa difficile è coniugare questa grande diversità di percorsi e avere una moto molto sensibile nelle parti lente e nello stesso tempo quando atterri da 4-5 metri di altezza sul piano hai bisogno di una moto che ti sostenga come una da Supercross. Durante l'anno penso che siamo arrivati ad avere uno sviluppo della ciclistica soddisfacente in ogni condizione. Nell'enduro serve una moto che affronti in sicurezza ogni situazione. Se una moto dà sicurezza a un pilota, il pilota correrà al 95%, con un margine di rischio ridotto, se la moto non gli dà sicurezza correrà al 70%. E' un lavoro di continuo affinamento durante tutta la stagione, modifiche in funzione di una specifica gara invece sono estremamente rare, proprio per la diversità delle situazioni da affrontare in una gara di enduro».
 

Per quanto riguarda il motore invece? Qual è il lavoro da fare?
«Anche qui si parte da una moto da cross e nello specifico le moto giapponesi sono sviluppate per il cross americano e il supercross. Quindi motori molto cattivi a metà erogazione che mal si sposa all'enduro dove serve un motore che parta forte già da zero, che dal minimo sia subito pronto e reattivo e poi non deve mai avere picchi improvvisi. Nell'enduro il grip è spesso precario e molte volte si curva in contropendenza, in queste situazioni c'è bisogno di un propulsore che offra un'erogazione progressiva e dolce. Il nostro lavoro è stato quello di dare più tiro sotto, meno esplosività in mezzo e più allungo in alto. Per avere un motore più elettrico, come si dice in gergo, che abbia sempre una buona risposta a tutti regimi».


Dalla moto al pilota. Com'e Micheluz?
«Friulano... caparbio! Si allena tantissimo, cura molto anche l'alimentazione e la preparazione a 360°, infatti dal punto di vista fisico anche quando gli altri piloti escono stremati dalle prove più dure lui invece è ancora relativamente fresco. Caratterialmente è una persona molto schietta, tecnicamente è un pilota che riesce ad indicarti con grande precisione quale sia il problema e quali sono le migliorie che vorrebbe».


Obiettivi 2014?
«La speranza è migliorarsi, ma anche riuscire a confermarsi sarebbe già bello. Ci piacerebbe riuscire a essere più incisivi nel Campionato Mondiale Enduro E1. Essere più competitivi in tutte le prove alle quali prenderemo parte».

Ci piacerebbe riuscire a essere più incisivi nel Campionato Mondiale Enduro E1. Essere più competitivi in tutte le prove alle quali prenderemo parte


Altri progetti?
«Nel mondo Racing abbiamo siglato un accordo con Diego Nicoletti, pilota vicentino di 27 anni, con cui faremo nella Classe E2 il campionato italiano ed europeo. Anche con lui abbiamo ragione di pensare che faremo una buona stagione, siamo fiduciosi. A noi piace anche supportare giovani talenti che corrono nelle classi 50 e 125 cc e anche quest'anno abbiamo alcune moto con le quali vorremmo dare la possibilità a qualche giovane pilota di poter crescere anche grazie al nostro supporto e trasmettergli la nostra esperienza».


Sappiamo che i giovani stanno un po' perdendo interesse per le due ruote, qual è la situazione nell'offroad?
«I numeri sono il problema degli ultimi anni, sia da un punto di vista economico che di interesse. Negli anni settanta tutti i 14enni avevano la moto o il motorino. C'era una passione universale per le due ruote a motore e fuori dalle scuole c'erano fiumi di moto parcheggiate. Oggi i ragazzi sono più appassionati di oggetti elettronici. Una volta quando si usciva da scuola il resto era tutta attività fisica,  adesso è elettronica».


Avete in mente qualche progetto per far riscoprire le moto ai giovani?
«Sì, noi collaboriamo con Valenti, distributore Suzuki offroad in Italia, che propone un 50 cc che è lo stato dell'arte per l'enduro di quella cilindrata. Insieme a lui stiamo pensando a qualche iniziativa per far conoscere ai giovani la moto».

 
Foto: Andrea Rigo

Marco Berti

  • lucamax62, Milano (MI)

    Marco Rigo ha purtroppo ragione

    I giovani oggi sono più interessati all'elettronica ed a stupidaggini come i social network piuttosto che alla vita reale.
    Inoltre una buona parte ormai sono figli di migranti che culturalmente non hanno nessun inetresse per le moto proveniendo per lo più da paesi dove lo sport motociclistico non esiste oppure dove la moto è considerata il mezzo dei poveri.
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