l'editoriale di nico

Nico Cereghini: “Doriano Romboni, un anno fa”

- E’ già passato un anno dalla tragica scomparsa di Doriano al Sic Supermoto Day 2013. Una nemesi: travolto da un altro concorrente senza colpe, come Marco nel 2011 a Sepang. Chi resta piange ancora | N. Cereghini
Nico Cereghini: “Doriano Romboni, un anno fa”

Ciao a tutti! E’ già passato un anno dalla tragica scomparsa di Doriano Romboni; un anno che è passato in fretta, ma che per i familiari di “Rambo”, e per tutti quelli che gli volevano bene, è stato lungo e penoso. Quel 30 novembre era sabato, al circuito Sagittario di Latina si celebrava il Sic Supermoto Day ed erano tanti i piloti che avevano voluto partecipare alle gare. L’obiettivo era il solito, raccogliere un po’ di denaro per la fondazione Simoncelli, e Doriano era arrivato dalla Liguria pieno di entusiasmo. Da quando aveva cominciato a lavorare per la Federazione, e seguiva i giovani velocisti con la riservatezza e la competenza che conoscevamo, era rientrato nel giro del motociclismo nazionale e non perdeva un’occasione per rivedere i vecchi amici. A una settimana dal suo quarantacinquesimo compleanno pareva tornato un ragazzino.
 

La dinamica dell’incidente è stata davvero terribile: Doriano ha perso il controllo della sua moto ed è finito nel posto sbagliato, travolto da un incolpevole collega. Una tragica fatalità ma anche una nemesi: perché in modo analogo anche Marco Simoncelli, a fine ottobre del 2011 a Sepang, aveva chiuso purtroppo la sua giovane vita. E a molti è apparso inaccettabile: ma come, andiamo a correre per il Sic, andiamo a Latina perché la sua morte così ingiusta possa almeno dare maggior senso alla vita di tanti altri, e ci tocca accettare un’altra vittima nella stessa assurda maniera? Si è cercata chiarezza, la Procura ha aperto un’inchiesta poi archiviata, al Sagittario si è continuato a correre e si torna ancora il primo fine settimana di dicembre per l’edizione 2014 del Sic Supermoto Day. C’erano dubbi sull’opportunità di farlo, poi l’organizzatore ha ricevuto l’incoraggiamento di molti a cominciare da Paolo Simoncelli.
 

Pilota, sì, ma soprattutto un ragazzo dolce e mai fortunato che ora ci manca tantissimo


Le parole servono a poco. Ai genitori di Doriano, Angelo e Franca, alla moglie Sara e alle due piccole Carolina e Margherita, che ancora vanno alla scuola materna, a Cristian che Doriano a cui teneva come un figlio, ad Arianna e Valentina, la prima figlia oggi diciassettenne, lui è stato strappato dalla sorte e non tornerà più. Io frequento ancora Roberto Camolei che era stato il manager inseparabile fin dagli anni Ottanta e poi Toni Merendino, che ha fatto correre Romboni nei momenti più belli della carriera. Anche per loro, spezzini riservati e un po’ ruvidi, la scomparsa di Doriano ha rappresentato un durissimo colpo; quando parliamo di lui ricordiamo le sue gare più entusiasmanti, le vittorie e i podi in 125 e in 250, ma è dura. Le immagini più nitide per me sono quelle di Doriano al mare. Il golfo della Spezia è uno dei più belli del mondo, e lui lo amava. Un giorno raggiungemmo con la barca la diga foranea dove si coltivano i muscoli, le cozze insomma, e Doriano lì era di casa perché quello della coltivazione marina era un lavoro di famiglia; si era tuffato in acqua, nuotava come un pesce, era riemerso con un bel bottino. Poi si andò in qualche spiaggetta sassosa e deserta con la pentola, due limoni e una bottiglia di vino bianco. Pilota, sì, ma soprattutto un ragazzo dolce e mai fortunato che ora ci manca tantissimo. A un anno dalla sua tragica scomparsa vogliamo ricordarlo insieme a voi lettori. E con lui ricordare anche Marco Simoncelli che se n’è andato tre anni fa.

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  • Dino7667, Arenzano (GE)

    Rombo

    Io per il mio lavoro viaggio molto. Quando sono dalle sue parti spesso faccio una deviazione e vado a trovarlo, il Rombo. Due parole, una preghiera, un saluto ad un amico mai conosciuto personalmente ma sempre nel cuore.
  • KLAATU, Basaluzzo (AL)

    freccia verde 37

    Se non ti interessano questi commenti, non leggerli. Non si vive di memoria, ma se decidiamo di cancellarla finiamo per negare tutto ciò che è stato fatto di buono e meno buono: il buono ci serve da esempio; il meno buono perché si faccia in modo che non succeda più o almeno il meno possibile. Vero è che non si deve esagerare, ma c'è chi, come te, vuole tenersi dentro il ricordo, chi lo manifesta anche per farne partecipi gli altri. Credo comunque che ognuno di noi sia libero di esternare i propri sentimenti di fronte ad avvenimenti tragici che segnano indelebilmente il proprio animo.
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