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La passione di Beatrice Borgia per le moto nasce presto e si sviluppa in modo naturale, lontano da mode e narrazioni costruite. È un interesse che prende forma durante l’adolescenza e che affonda le radici in un contesto familiare in cui il confronto, anche fisico, con attività impegnative era parte della quotidianità. In una recente intervista al Corriere della Sera, la Presidente della Film Commission Torino Piemonte ripercorre alcuni passaggi significativi della propria storia personale, lasciando emergere con chiarezza il ruolo che le due ruote hanno avuto nella sua formazione.
Cresciuta a Torino, classe 1980, terza di quattro fratelli, Beatrice Borgia racconta di un ambiente familiare numeroso, dinamico e poco incline alle divisioni tradizionali dei ruoli. Due fratelli maggiori e uno minore, un padre veterinario e una madre insegnante di latino e greco hanno contribuito a creare un contesto in cui l’autonomia personale veniva incoraggiata. È in questo scenario che si inserisce l’avvicinamento alla moto, non come gesto di ribellione ma come naturale prosecuzione di una forte inclinazione sportiva.
Prima ancora delle moto, lo sport rappresenta per la Borgia uno spazio di espressione fondamentale. Dopo la ginnastica artistica, abbandonata per motivi fisici, si orienta verso discipline che richiedono controllo, resistenza e una buona dose di determinazione: arrampicata, sci, surf, wakeboard. Il motocross arriva quasi di conseguenza. «Ereditavo tutto dai miei fratelli, compreso l’enduro», racconta nell’intervista, spiegando come l’accesso alle moto sia avvenuto in modo diretto, senza passaggi intermedi come lo scooter, e spesso su mezzi belli potenti.
«Guidavo moto potentissime, a volte perfino truccate», afferma senza compiacimento. Il motocross e l’enduro non erano un passatempo saltuario, ma una pratica costante, condivisa con i fratelli e inserita in uno stile di vita attivo e orientato all’azione. L’esperienza sulle due ruote diventa così uno strumento di crescita personale, che insegna a gestire la fatica, il rischio e la responsabilità.
Nel suo racconto, la passione per la moto non viene mai separata dal contesto complessivo della sua formazione. Non c’è una contrapposizione tra studio e sport, tra rigore intellettuale e pratica fisica. Dopo il liceo scientifico, il percorso accademico la porta tra Torino, Londra e Zurigo, fino al conseguimento di un PhD al Politecnico Federale ETH. Parallelamente, inizia una carriera manageriale internazionale che la conduce a ricoprire ruoli di responsabilità in grandi gruppi industriali, senza mai rinnegare quella dimensione sportiva che aveva segnato gli anni precedenti.
Con l’ingresso nel mondo del lavoro e la costruzione di una famiglia, il tempo dedicato alla moto inevitabilmente si riduce. Tuttavia, la passione non scompare. Resta come riferimento culturale e personale, come esperienza fondativa che continua a influenzare il modo di affrontare le sfide. Nell’intervista al Corriere della Sera, la Borgia sottolinea più volte l’importanza dell’abitudine a uscire dalla zona di comfort, a prendere decisioni complesse e a gestire contesti ad alta pressione: elementi che trovano una chiara corrispondenza con la nostra passione per le due ruote!
Oggi, alla guida di Film Commission Torino Piemonte, Beatrice Borgia opera in un settore molto diverso da quello delle due ruote, ma il suo profilo resta quello di una persona abituata a confrontarsi con ambienti competitivi. La moto, in questo senso, non è un capitolo chiuso, ma una parte significativa del suo percorso identitario, che ha contribuito a costruire sicurezza, autonomia e capacità decisionale.
Fonte: intervista a Beatrice Borgia, Corriere della Sera.