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La Yamaha R7 2026 cambia più di quanto non sembri, e lo fa seguendo anche quelle che sono state le indicazioni dei suoi proprietari odierni e perchè no, prendiamoci una piccola parte di merito, anche quelle dei vari tester che l'avevano provata durante e dopo la sua presentazione.
Tutte le modifiche seguono un processo di sviluppo ben preciso, migliorare le prestazioni sotto ogni punto di vista, con un occhio di riguardo alla dinamica e alla facilità di guida, due elementi fondamentali per una moto che ha il compito di "accompagnare" i giovani motociclisti nel mondo delle due ruote sportive carenate.
Questa nuova versione 2026 ha tante novità, alcune estetiche, come il nuovo design della parte anteriore, che prosegue con le carene laterali completamente riviste nelle linee. Nuovo anche il profilo del serbatoio, ora da 14 litri di capacità (prima erano 13), con svasi laterali che accolgono meglio le gambe e permettono alle ginocchia di "aggrapparsi" meglio in frenata, evitando di scivolare in avanti.
Rivista la triangolazione sella (con piano di seduta che scende da 835 a 830 mm), pedane (le stesse della sorella maggiore R1), semimanubri ( più alti di 4 mm, arretrati di 8mm e più larghi di12), in modo da rendere meno spinta la posizione di guida. La vecchia R7 era estremamente caricata sull'anteriore. Portando i manubri un soffio più vicini al pilota, in strada si scarica il peso dai polsi, rendendo le uscite domenicali meno massacranti.
Se osservandola si notano alcune differenze, sotto le carene le novità sono davvero tante e ancora più importanti.
L'introduzione del YCC-T con la piattaforma IMU a 6 assi, apre un mondo completamente nuovo alla R7 in termini di elettronica di gestione.
Questo ha permesso di poter contare su tre modalità di erogazione della potenza, che modificano la risposta dell'acceleratore (Ride By Wire), e le caratteristiche del motore, sistema di controllo della trazione (TCS), sensibile all'inclinazione e regolabile su tre livelli, controllo dello slittamento laterale (SCS), anch'esso disponibile su tre livelli, ed è presente anche il controllo dell'impennata (LIF).
La gestione del freno motore (EBM) permette di scegliere tra due livelli per incrementare o diminuire l'intensità del freno motore quando si chiude l'acceleratore o si scala di marcia nella guida in pista. Per offrire un ulteriore supporto in caso di blocco della ruota posteriore dovuto a un'eccessiva azione del freno motore, il regolatore di slittamento posteriore (BSR) che controlla la coppia del motore.
Quattro i riding mode disponibili: SPORT, STREET, RAIN e CUSTOM (personalizzabile).
Inoltre sono presenti anche quattro riding mode dedicati alla pista e denominati TRACK, due predefiniti e due interamente personalizzabili. Sempre per l'uso tra i cordoli è prevista una schermata della strumentazione dedicata.
Tutte queste novità sono visualizzate sulla nuova strumentazione TFT da 5 pollici, interfacciabile con lo smartphone attraverso l'app MyRide di Yamaha.
Questa connettività oltre a permettere di visualizzare sul display chiamate telefoniche, messaggi di testo e aggiornamenti meteo, offre un
sistema di navigazione completo tramite l'app Garmin StreetCross.
L'app MyRide può anche essere utilizzata per modificare le impostazioni e le configurazioni dei riding mode da remoto.
Un'altra novità da non sottovalutare, soprattutto per l'utilizzo stradale, è la presenza del Cruise Control, mentre il cambio è ora dotato di quickshift bidirezionale.
Il telaio della R7 è stato completamente riprogettato, lavorando non tanto sul disegno, quanto sulla rigidità strutturale, aumentata del 13% sia in senso longitudinale sia dal punto di vista torsionale. Anche il forcellone asimmetrico è ora più rigido del 15% nelle sollecitazioni laterali e del 30% in quelle torsionali, mentre la forcella KYB da 41 mm (completamente regolabile), è più leggera grazie all'adozione della componente idraulica in alluminio, e di molle differenti.
Il monoammortizzatore può contare su un link con geometria differente rispetto al modello precedente.
Il CP2 non ha ricevuto cure particolari, se si esclude un airbox modificato e una gestione elettronica evoluta che ne ha migliorato le curve di erogazione della coppia e della potenza. Potenza che rimane di 73,4 cv a 8.750 giri con una coppia massima di 68 Nm a 6.500 giri, per 189 kg di peso in ordine di marcia con il pieno di benzina.
In sella alla R7 2026 la percezione, a dispetto delle modifiche all'ergonomia, è quella di essere in sella ad una moto sportiva a tutti gli effetti, e la cosa agli amanti del genere non dispiace. A dispiacere semmai c'è sempre la caratteristiche dei semi manubri chiusi tipica di Yamaha (sono rimasti gli unici nel panorama motociclistico a perseverare in questa direzione), ora più distanziati, ma poco allineati ai nostri gusti.
Su strada "questa sportività" se da un lato limita il confort, dall'altro permette agli amanti della guida, di "sentire" la moto in modo davvero appagante.
Si muove bene tra le curve, stabile e agile quanto basta per rientrare nella categoria delle moto "svelte", pur mantenendo una certa sensazione di solidità che ci piace.
Il CP2 asseconda la guida su strade tortuose, spinge bene in basso e ai medi regimi, con un'erogazione sempre pulita e lineare. Quando le curve si aprono e i rettilinei si allungano, potrebbero emergere delle differenze evidenti con le concorrenti dirette che possono contare su cavallerie più alte di 10 o anche 20 CV, ma chi approccia la guida sportiva e ha poca esperienza di guida, potrebbe essere solo in parte interessato a questo discorso.
In compenso la dotazione elettronica della R7 è un bel biglietto da visita. Cruise Control e navigazione, aiutano parecchio, mentre i controlli dinamici, almeno in presenza di ottimi asfalti e temperature estive, passano in secondo piano.
Ci piace la frenata, adesso più consistente, sia sull'anteriore (dove la vecchia R7 non spiccava), sia al posteriore, mentre la possibilità di regolare anche il freno motore è un "di più" apprezzabile.
Per l'occasione Yamaha ci ha portato su un tracciato di cui non eravamo assolutamente a conoscenza, il Circuito do Sol in Portogallo. Tracciato tortuoso e molto tecnico con scollini continui e curve cieche a profusione, sembra un piccolo Portimao!
Le difficolta insite nel tracciato esaltano le caratteristiche della nuova R7, che per la "pistata" è stata gommata con delle Bridgestone RS12 al posto delle Bridgestone Battlax S23 di primo equipaggiamento, e rivista nell'assetto sia della forcella sia del mono.
In questo contesto emerge una delle caratteristiche principali della R7 e cioè la sua capacità e propensione a "introdurti" nel mondo delle sportive in pista.
Facile e comunicativa, è perfetta per chi vuole iniziare a guidare tra i cordoli, con una moto performante ma non impegnativa.
L'elettronica, che per alcuni potrebbe essere quasi superflua vista la potenza in gioco, in un paio di occasioni si è fatta sentire e ha lavorato bene. Certo che per chi come noi ha esperienza ultratrentennale in pista, può sembrare quasi superflua vista la potenza in gioco, ma vi assicuriamo che per un pistaiolo alle prime armi è un bel vantaggio (poi si può sempre ridurne l'intervento ai minimi termini se non ad escluderlo completamente ... tranne l'ABS!).
Il CP2 su questo tracciato non mostra limiti particolari, riprende bene ai bassi e nella ripartenze, e solo sul rettilineo principale in salita, mostra di avere il fiato corto, ma nel complesso riesce a divertire e a garantire prestazioni adeguate, un piccolo limite lo mostra invece il cambio, o meglio il quickshift.
Questo, su strada si era dimostrato leggermente contrastato e non particolarmente morbido, mentre in pista, quando si mettono e si tolgono marce senza troppi riguardi, conferma di non amare il gioco duro.
Come su strada anche in pista l'impianto frenante dimostra di essere finalmente ok, rispetto alla R7 precedente. Modulabile e potente quanto basta, è anche vero che "staccatone" su questa pista non ce ne sono, ma il giudizio è positivo.
Insomma la R7 sa come farti divertire, senza impegnarti troppo, e in questa versione 2026 ha davvero una dotazione al top. Certo che se da questo punto di vista non ha nulla da invidiare alle concorrenti dirette, dal punto di vista delle prestazioni del motore qualcuno potrebbe lamentare una differenza fin troppo evidente. Tra la R7 e l'Aprilia RS 660 o la Triumph Daytona 660 ballano 20 e rotti CV, e anche con la Suzuki GSX-8S o la CFMOTO 675 SR i numeri sono impari (qui i listini a confronto). In una occasione di rinnovamento così ben riuscita forse si è persa un'occasione ...
Moto: Yamaha R7
Meteo: sole 21° - 7°
Luogo: Aracena (Spagna) - Circuito do Sol (Portogallo)
Terreno: Strada - Pista
Casco - Arai RX-7 EVO
Tuta - Alpinestars GP Tech 4
Guanti - Alpinestars Supertech
Stivali - Alpinestars Supertech R
Airbag - Alpinestars Tech-Air 5
Yamaha
Via Tinelli 67/69
20050 Gerno di Lesmo
(MI) - Italia
848 580 569
https://www.yamaha-motor.eu/it/it/
Yamaha
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