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È una situazione che fa bollire il sangue a chiunque abbia un briciolo di logica: comprare una casa di fianco a un tempio del motorsport – che sia Laguna Seca in California, o per restare più vicini a noi, circuiti storici come Monza o Imola – e poi pretendere il silenzio claustrale è pura follia.
È l'equivalente di trasferirsi sopra una discoteca aperta da trent'anni e poi chiamare la polizia il venerdì sera perché i bassi fanno tremare i lampadari. Sapevi dove stavi andando, hai pagato la casa (spesso) meno proprio per via della vicinanza alla pista, e poi pretendi di cambiarne le regole a posteriori? Assurdo.
La minaccia agli autodromi e la svolta "Right to Race"
Purtroppo, come giustamente notavi, per anni i comitati di residenti infuriati e i loro avvocati hanno avuto la meglio, imponendo agli autodromi regolamenti acustici rigidissimi (a Laguna Seca si è arrivati a limiti di decibel che rendono difficile persino far girare alcune auto stradali sportive) o causandone direttamente il fallimento. Le piste non sono solo asfalto: sono motori economici per il territorio, pezzi di storia della tecnologia e centri di aggregazione per migliaia di appassionati.
La svolta della Carolina del Sud con la legge "Right to Race" è una vittoria epica per gli autodromi e le piste da corsa (che si parli di cavalli vapore o di corse tradizionali!). Questo genere di legislazione si ispira alle storiche norme "Right to Farm", nate per proteggere gli agricoltori dai cittadini che si trasferivano in campagna e poi facevano causa ai vicini perché il trattore faceva rumore o il concime puzzava.
Il principio legale che si sta facendo strada è sacrosanto: la priorità temporale. Se l'attività rumorosa era lì prima di te, era legale e tu ne eri (o dovevi essere) a conoscenza, non hai il diritto di chiedere un risarcimento o la chiusura dell'attività.
Visto che anche in Italia il problema è caldissimo, con autodromi storici costantemente sotto tiro da parte dei residenti per i limiti di decibel e le giornate di deroga, credi che una legge sul "diritto di correre" di stampo americano sarebbe applicabile e utile anche nel nostro contesto europeo, o da noi la burocrazia finirebbe per bloccare tutto?