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I ragazzi di BRC Racing, canadesi di Calgary non hanno creato un semplice motore sostitutivo; hanno ridefinito il concetto di rapporto peso-potenza applicato a una supersportiva moderna.
Il motore è un V-Twin a due tempi con un'angolatura di 105°, una configurazione che non è un caso, ma un chiaro richiamo geometrico e filosofico alle leggendarie quarto di litro e mezzo litro che hanno fatto la storia del Motomondiale.
Per la potenza, si parla di 150-160 cavalli. Per intenderci, è lmaggiore della potenza delle moderne 600 a quattro cilindri o delle sportive stradali di media cilindrata, ma erogata con la violenza, l'istantaneità e la cattiveria tipiche del 2T.
La cura dimagrante: -45 kg rispetto al motore originale. Questo è il dato che fa girare la testa. Togliere 45 chili da una moto che già di serie è una piuma significa far scendere il peso complessivo sotto la soglia psicologica dei 140 kg in ordine di marcia. Praticamente una Moto2 con i cavalli di una Superbike di qualche anno fa.
Spesso questi progetti falliscono o rimangono prototipi da esposizione perché richiedono di segare il telaio, rifare le saldature e stravolgere la geometria della moto, distruggendo quel bilanciamento dinamico che ha reso l'R6 una leggenda.
BRC ha invece fatto i compiti a casa: il loro V-Twin si inserisce nei punti di attacco originali del telaio Yamaha senza alcuna modifica strutturale. Inoltre, la decisione di mantenere il cambio originale dell'R6 è una mossa interessante: abbatte i costi di produzione del kit e garantisce un'affidabilità della trasmissione già ben collaudata.
Il bello di questo motore è il mix tra soluzioni d'epoca e ingegneria moderna:
Nel frattempo, la gestione dei gas di scarico è affidata a valvole parzializzatrici comandate da servomotori con algoritmi derivati direttamente dalla MotoGP. E per evitare che il pilota finisca dal dentista dopo tre giri a causa delle vibrazioni distruttive tipiche di un bicilindrico 2T di quella cubatura, BRC ha saggiamente integrato un contralbero di bilanciamento nel basamento.
L'utilizzo iniziale dei due carburatori Keihin è una scelta da veri puristi della carburazione, perfetta per una messa a punto immediata "da pista", anche se il futuro passaggio all'iniezione elettronica (EFI) aprirà le porte a una gestione dell'erogazione molto più lineare e sfruttabile.