RMCR: Harley-Davidson sta davvero pensando di costruire questa café racer

RMCR: Harley-Davidson sta davvero pensando di costruire questa café racer
E noi non possiamo che compiacercene. A confermare che il bel prototipo visto a marzo potrebbe presto diventare realtà ci pensa la registrazione del marchio. Ma attenzione: spunta anche un'altra sigla RMXR
3 agosto 2026

Vi ricordate di lei? Sono certo di sì e non solo perché sono passati pochi mesi dalla sua apparizione, ma perché racchiude quegli elementi che un appassionato di cafè racer ma non solo, non può fingere di ignorare. Quando a marzo avevamo raccontato la RMCR, l'avevamo fatto però con l'entusiasmo un po' guardingo di chi conosce la storia di Milwaukee e sa quanto le sue proposte più "europee" abbiano spesso avuto vita commerciale breve. O non siano proprio arrivate ad averla. Bastava vedere la special esposta al Mama Tried Motorcycle Show, senza comunicato stampa né lancio ufficiale, per capire che Harley stava testando l'acqua prima di tuffarcisi. Ora, cinque mesi dopo, quell'acqua sembra essere stata giudicata più che tiepida e l'ufficio legale di Milwaukee ha depositato presso lo United States Patent and Trademark Office le domande di marchio per RMCR. Ma attenzione perché appare anche una seconda sigla misteriosa: RMXR.

Il deposito, individuato dal giornalista Dennis Chung di Motorcycle.com e ripreso da diverse testate internazionali, porta la data del 29 luglio 2026. Le due domande sono state presentate lo stesso giorno, un dettaglio che non è casuale: RMCR e RMXR nascono e procedono insieme e lasciano intuire due declinazioni della stessa piattaforma tecnica. Come ormai sappiamo, il deposito di un marchio non garantisce automaticamente l'arrivo in produzione di un modello e la letteratura motociclistica è piena di marchi messi lì a stagionare in cantina. Capita che le aziende registrino nomi mai utilizzati o li tengano "in cassaforte" per anni talvolta più per evitare che li usino altri. Detto questo, la prassi racconta un'altra storia: quando Harley deposita un nome dopo aver mostrato un concept che ha scatenato l'entusiasmo del pubblico di solito la produzione segue a stretto giro. È successo di recente con la Deadwood, ed è uno schema che si sta ripetendo. Anche perché così, ad occhio, la moto non presenta nulla di tecnicamente stravolgente che possa far pensare ad un progetto troppo oneroso e rischioso. Insomma, a prima vista sembrerebbe un "minima spesa, massima resa", che di questi tempi...

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Il nome RMCR non lascia molto spazio a interpretazioni: RM sta per Revolution Max, la piattaforma bicilindrica a V raffreddata a liquido da 1.250 cc che già equipaggia Pan America e Sportster S e che avrebbe dovuto equipaggiare anche la Bronx, mentre CR è l'acronimo di Café Racer. Per la sigla gemella, RMXR il richiamo è ancora più carico di storia: la sigla XR è quella che Harley ha sempre usato per i suoi modelli a ispirazione flat track, dalla mitica XR750 fino alla già citata XR1200.

Se la RMCR che abbiamo visto in marzo era il tributo dichiarato alla XLCR del 1977, la RMXR potrebbe essere invece destinata a raccogliere l'eredità stilistica dei tracker: la immaginiamo con coda corta, scarico alto, cupolino ancora più essenziale se non assente rispetto a quello della cafè racer. Meccanicamente, il grosso dell'architettura tecnica (telaio, motore, ciclistica) dovrebbe restare in comune tra le due varianti, con differenze concentrate soprattutto su ergonomia e manubrio, probabilmente un manubrione largo per la RMXR contro qualcosa di più vicino ai semimanubri per la RMCR.

Per capire perché questo deposito oggi conta bisogna però riavvolgere il nastro più indietro di marzo ed andare a disturbare nuovamente il caso Bronx. Doveva essere la naked su base Revolution Max. Fu presentata nel 2019 e poi non giunse mai in produzione nonostante fosse a uno stadio di sviluppo avanzato: ne avevamo parlato in un articolo dedicato, spiegando perché fosse ormai inutile continuare ad aspettarla. Già nel 2020, insieme alla Bronx, Harley aveva mostrato altri due concept costruiti sulla stessa base tecnica: un cafè racer e un tracker. Sono gli stessi identici progetti che, con ogni probabilità, si sono materializzati nella RMCR mostrata al Mama Tried Show e ora nella coppia RMCR/RMXR appena depositata.

In mezzo a questo percorso, un altro fattore ha probabilmente pesato: lo spostamento della produzione del motore Revolution Max negli Stati Uniti, che rende l'operazione più coerente con la strategia Back to the Bricks del CEO Artie Starrs, pensata per rafforzare il rapporto coi dealer e rendere più sostenibile il business del marchio. Il nuovo piano prevede modelli più in linea con lo stile e il passato di Harley: Deadwood e le prospettive del ritorno della 883 Sportster ci danno forse più l'idea di cosa stiamo parlando.

Chi segue Harley-Davidson da un po' sa che l'entusiasmo iniziale non è mai stata la parte difficile. Lo fu con la XLCR originale, accolta con curiosità ma commercialmente deludente per essere arrivata fuori tempo rispetto alle mode dell'epoca e non essere competitiva dal punto di vista delle prestazioni in un momento storico di crescita di quest'ultime. Ma lo fu di nuovo, decenni dopo, con la XR1200: nel 2008 generò un entusiasmo enorme, salvo poi vendere molto meno delle attese e uscire di scena in modo un po' prematuro lasciando dietro di sé un modello oggi ricercatissimo nell'usato. E lo è stata, come detto, la Bronx: pronta, promessa, mai consegnata.

Questa volta, però, alcuni elementi sembrano diversi. La base tecnica non richiederebbe sviluppi importanti, il motore è collaudato sia su strada sia in pista (basti pensare alla classe Super Hooligan e tutte le Panamerica impegnate su strada e anche nei raid), e il segmento cafè racer/sport naked è di fatto scoperto dai costruttori americani da quando Indian ha chiuso con la FTR. Tradotto: lo spazio di mercato c'è, i costi di sviluppo sono già in gran parte ammortizzati, e la reazioni lette sui social a marzo sembrano confermare l'approvazione della pubblica piazza.

Sul fronte tempistiche, le fonti internazionali concordano su un debutto plausibile nel corso del 2027, con un possibile primo assaggio a EICMA entro fine anno. Sui prezzi si naviga ancora nella pura speculazione: le stime americane si aggirano attorno ai 20.000 dollari, cifra che in Europa potrebbe tradursi in un prezzo poco sotto i 20.000 euro, sempre con beneficio d'inventario finché non arriverà una comunicazione ufficiale. Si tratta solo di ipotesi, ma potrebbero davvero volerci pochi mesi per scoprire se i sbagliamo o no. 

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