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Trovo ci sia una certa ironia nel fatto che Harley-Davidson abbia scelto il Mama Tried Motorcycle Show — una fiera di custom hand-built e chopper old school non particolarmente celebre da questa parte dell'Atlantico — per tirare fuori quella che potrebbe essere la moto più interessante della sua storia più recente. Niente comunicato stampa, niente video ufficiale, niente lancio in pompa magna: l'RMCR è comparsa sul piedistallo della fiera e nel giro di poche ore ha fatto il giro del web, sommergendo i feed social di chi segue il mondo delle due ruote. Entusiasmo esagerato? Cerchiamo di capirlo.
A firmare questa special è Bjorn Shuster, non uno qualsiasi ma il Design Director di Milwaukee, che si è ispirato dichiaratamente all'XLCR del 1977. Per chi avesse poca memoria o proprio non ci fosse ai tempi, la XLCR fu il primo e finora unico café racer di serie targato Harley, e a crearlo fu Willie G. Davidson. Questo modello è rimasto nella storia più per il fascino che per le vendite. Ancora oggi è molto ricercato e ambito, ma a dirla tutta quella volta non andò benissimo commercialmente. C'entra con l'arrivare fuori tempo con le mode, cosa che talvolta succede quando Harley pensa ad un prodotto "più europeo". Un altro esempio sempre nel solco di questa bizzarra tradizione è la XR1200, altro modello che suscità enorme entusiasmo quando apparve nel 2008 ma poi vendette meno delle aspettative e oggi è un modello piuttosto ricercato nella nostra borsa dell'usato.
Questa volta, dunque, sarà diversa?
Prima di ipotizzarne il successo o meno nelle vendite, vediamo meglio di cosa stiamo parlando. Il punto di partenza dell'RMCR è la Pan America ST, e non è una scelta casuale. Significa che sotto la carena c'è un telaio a traliccio con motore portante, progettato per la rigidità torsionale e le geometrie sportive — strutturalmente lontano anni luce dall'architettura cruiser tradizionale di Milwaukee. Non solo: vi dice niente la classe "Super Hooligan" del MotoAmerica? Se seguite le gare dell'AMA avrete di certo notato con una certa simpatia di fianco alle King of Baggers questa formula di naked e guarda caso (non avendo mai prodotto la Bronx...) mamma Harley ci corre proprio con le Pan America denudate che, guarda caso, stanno dominando la scena.
Il motore Revolution Max bicilindrico a V da 1.250 cc, raffreddato a liquido, ha la bellezza di 150 CV ed un'erogazione bella corposa. Su questa RMCR è stato poi montato un impianto di scarico 2-in-1 artigianale con X-pipe "siamese" — omaggio diretto all'XL originale — e terminali Akrapovic. Il suono, dai video girati in fiera dagli astanti, è esattamente quello che ci si aspetta da un V-twin scatenato con scarico aperto.
La ciclistica è da... Super Hooligan: sospensioni Öhlins completamente regolabili sia all'anteriore sia al posteriore, freni Brembo ad attacco radiale, ammortizzatore di sterzo, forcellone accorciato per una distribuzione dei pesi più raccolta, pedane lavorate dal pieno e manubri clip-on classici. Due display TFT fanno da ponte tra estetica vintage e dotazione contemporanea. Tra l'altro proprio questo elemento mi piace molto perché di monitor quadrati su una moto del genere non se ne può parlare proprio.
Le sovrastrutture sono interamente in fibra di carbonio, con la trama della tessiture volutamente a vista. Il serbatoio arriva dalla versione Super Hooligan con le forme muscolose tipiche della Sportster S. Il codone è un pezzo unico, sviluppato con rimandi diretti all'XLCR originale, integrato con una gobba del sellino che chiude le linee in modo pulito e aggressivo.
Nei dettagli si legge il divertimento del team di design: pinstriping dorato, grafica essenziale, cerchi con bordi lucidati, font classici e — tocco che tradisce un certo sense of humor del Wisconsin— un piccolo logo a forma di tazzina da caffè sul carter della trasmissione. L'unica area che rivela ancora la natura di concept sono le prese d'aria del radiatore, ancora voluminose, ma chiaramente rifinibili in fase di sviluppo produttivo, se mai si arrivasse a questo...
E allora arriviamoci. Per capire perché questa special faccia così rumore, basta guardare cosa sta combinando Harley nel Super Hooligan come dicevo e la sua nuova vocazione sportiva con il debutto della Bagger World Cup nel calendario MotoGP 2026. Il vecchio mantra del motorsport — win on Sunday, sell on Monday — funziona però solo se hai qualcosa di desiderabile da vendere. E, come ho già detto, la Bronx ovvero la naked sulla stessa piattaforma della Pan America non è mai arrivata alla produzione nonostante fosse ormai pronta. C'è di più: il segmento café racer e sport naked è praticamente scoperto di proposte americane sia perché Harley-Davidson non ha un modello sia perché la stessa Indian Motorcycle ha abbandonato quella direzione terminando purtroppo la produzione dell'affascinante FTR. Lo spazio dunque per proporre una moto di questo tipo ci sarebbe, la vera domanda è: c'è anche la domanda?
Secondo quanto emerso, in Harley hanno detto di stare raccogliendo attivamente il feedback dei motociclisti per capire se l'interesse è reale o semplice rumore da social. La risposta, almeno online, è stata inequivocabile. Il fatto che la base tecnica esista già, che il motore sia collaudato in competizione e che il design sembri orientato alla produzione — più che a un puro esercizio stilistico — lascia ben sperare. Come detto, però, anche negli altri casi la reazione fu di grande entusiasmo fino a che non si è dovuto fare i conti con la versione definitiva e il suo prezzo o le sue prestazioni. In questo caso verrebbe da essere più ottimisti, anche se con cautela, perché al netto della profusione di fibra di carbonio una moto con queste forme e con una piattaforma tecnica di fatto già esistente potrebbe arrivare sul mercato piuttosto facilmente e avere una scheda tecnica di tutto rispetto.
Al di là delle previsioni di vendita, però, è mia opinione del tutto personale che Harley-Davidson debba in questo momento storico lanciarsi in una proposta così fuori dalla propria gamma. Primo perché come abbiamo visto ha già a scaffale buona parte delle componenti e potrebbe dare ulteriore sfogo ad una base tecnica prestazionale che su una Sportster risulta quasi sacrificata. Secondo e più importante, lo dovrebbe fare senza pensare troppo ai numeri ma pensando alla ricaduta di immagine. Mai come in questo momento storico ha bisogno di attrarre i più giovani. Ben vengano le competizioni con le bagger, sicuramente un modo per avvicinare almeno la fantasia dei futuri clienti, ma c'è anche bisogno di sogni raggiungibili perché il potere della storicità del marchio è qualcosa per cui le nuove generazioni sono molto meno sensibili di quanto siamo portati a credere. Ci aggiungo un terzo buon motivo: in tempi di omologazione del mercato, ben vengano le proposte fuori dal coro e con uno stile forte e riconoscibile. Quindi ben vengano le RMCR.
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