L'Editoriale di Nico

Nico Cereghini: "Non sa cosa rischia"...

- In moto, praticamente in mutande perché fa caldo. Non cadrà di sicuro, non lo auguriamo a nessuno, ma è meglio che sappia cosa dovrebbe sopportare, nel caso peggiore. Ore di ricerca con le pinzette dentro le abrasioni della cute a cercare i pezzetti di asfalto e di stoffa...
Nico Cereghini: Non sa cosa rischia...

Ciao a tutti! Eccolo qui il più furbo di tutti. Non lo conosco personalmente, ma conosco bene il tipo. Se osassimo obiettare sulle sue scelte, risponderebbe più o meno così.


"Non mi rompete le scatole, lo sapete benissimo anche voi che con il caldo estivo non c'è niente di meglio che prendere l'aria fresca con la moto... Va bene, il casco è obbligatorio e lo metto sempre, è una gran seccatura, ne farei molto volentieri a meno, ma se non ce l'hai rischi la multa (fino a 323 euro, che esagerazione!), addirittura cinque punti in meno sulla patente e pure il fermo amministrativo della moto per sessanta giorni. Ma tutto il resto, giacca tecnica, pantaloni con le protezioni, guanti e scarpe specifiche sono tutta roba per voi fanatici talebani del motociclismo; per quelli normali, che masochisti non sono, la moto è davvero libertà assoluta, senza nessuna costrizione. Fa caldo. Maglietta, pantaloncini e magari, se sono al mare o al lago, ai piedi metto gli infradito, che sono molto meglio delle scarpe da ginnastica. Se cado? Ammazzalo che menagramo, lascia che tocchi ferro, io non cado mica".


Se cadesse, anche a velocità modesta, poi sarebbero giorni duri e gli sarebbe molto utile saperlo. Ho un amico che ha fatto questa esperienza anni fa in autostrada, cadendo sugli ottanta all'ora. Ambulanza, pronto soccorso all'ospedale, e una volta estratti pazientemente dalle abrasioni-ustioni, con le pinzette, tutti i granelli dell'asfalto e ogni minuscolo frammento di stoffa (i pezzettini blu sfilacciati dei jeans, quelli bianchi delle mutande e quelli azzurri della camicia), ha passato dieci giorni non in un letto del reparto medicina generale, ma immerso in una piccola vasca speciale tra i grandi ustionati. Soltanto dopo, al riparo dalle infezioni, ha potuto iniziare la lunga degenza per la cicatrizzazione. Io mi aspetto che un motociclista queste cose più o meno le sappia, per gli scooteristi ho perso ogni speranza: battaglia persa.


È certificato che lo scooterista-tipo da città, almeno qui a Milano, si sia sganciato completamente dal mondo delle due ruote a motore identificandosi al cento per cento con l'automobilista, e come lui telefona, messaggia, chatta sia al semaforo rosso che in movimento. Faccio di tutto per scoraggiarli, manco fossero tutti figli o nipoti miei, ma risultati zero. La scorsa settimana ho trovato davanti alle mie ruote una coppia di ragazzini, lui e lei, sguardo basso, fisso sui rispettivi smartphone. Una rapida occhiata alla strada, tre secondi a digitare sullo schermo con il pollice della mano sinistra, un'occhiata alla strada, tre secondi sul cellulare, un'altra occhiata alla strada e avanti così, guidando lo scooter nel traffico con una mano sola. Riguardo al rischio delle abrasioni profonde, l'estate scorsa ho ripreso abbastanza severamente una mamma che portava in giro la sua bimbetta sul Beverly, pantaloncini e canotta tutte e due, e la signora mi ha mostrato il dito medio invitandomi a fare i fatti miei. E aveva ragione, naturalmente, non sono mica un agente di Polizia Municipale, ma gli agenti poi, dove sono? E anche la regola, dov'è? E poi, che regola inventare? Non c'è argine che tenga alla stupidità. Non possiamo che insistere e diffondere la cultura della sicurezza, anche se quasi sempre a vuoto.

Non sa cosa rischia
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Commenti

  • st202, tavernola (BG)

    Senza essere un "talibano" della moto alcune delle cose notate nei precedenti commenti ho potuto verificale anch'io. 1- l'uso assurdo e spregiudicato del cellulare alla guida da parte dello scooterista di turno (conducenti di motociclette sinceramente non ne ho mai visti armeggiare durante la guida): la scorsa settimana l'ultimo genio all'uscita della tangenziale di Bergamo (chi frequenta sa di cosa parlo) telefona e poi inizia a messaggiare tagliando la strada a destra e manca, ovviamente appena gli suono mi manda a...quel paese; 2- la convinzione che andando piano non può succedere niente per cui è tutto lecito: io ci ho rimesso il crociato a 30km/h perché una incapace mi ha tagliato la strada 3- pseudo piloti in tuta lunare sfrecciare come dannati su strade aperte al traffico e infestate da mezzi agricoli (preferibilmente dopo curva cieca) perché tanto hanno le protezioni e quindi anche per loro è tutto lecito...
    Protezioni sì, ma con la testa, senza buon senso non c'è santo che tenga: si è un pericolo per sé e per gli altri.
    Nel dubbio se fa troppo caldo e proprio non ce la faccio vado in bici o in auto (per lo meno esiste il climatizzatore); mai senza protezioni, soprattutto dopo aver soccorso un harleysta e zavorrina caduti rovinosamente sull'asfalto bollente in piena estate a soli 80km/h scarsi: braccia e gomiti abrasi dall'asfalto drenante, casco a scodella giratosi nell'impatto e setto nasale andato più tumefazioni e bernoccoli ovunque, per non parlare della guancia rimasta sulla strada.
    Sarò sfigato o anche solo poco figo ma il casco dev'essere integrale, il giubbotto con le protezioni e i guanti sempre sulle mani e le infradito a casa!
  • alexdrastico1

    Ovviamente Dettofatto, sono d'accordo con te.
    E sono convinto della estrema utilità delle protezioni.
    Pur non essendo prettamente del ramo emeregenza/urgenza mi è capitato più volte di essere coinvolto in seconda battuta in traumatismi stradali sia lievi che gravi. Conosco i devastanti effetti a breve-medio termine anche solo di una banale scivolata.
    Altrettanto ovviamente, da medico, sconsiglio con forza comportamenti potenzialmente dannosi, anche con il mio esempio. Non tollero semplificazioni del tipo che proponevi( Milano/fumo/smog/grassi/ attività fisica).
    Il mio intento era quello di commentare l'estrema intransigenza e lo spirito moralizzatore di di molti, che da strenui e CONSAPEVOLI difensori ed utilizzatori dell'abbigliamento tecnico integrale, ammoniscono anche veementemente chi non ne fa uso salvo poi avere altrettanto CONSAPEVOLMENTE comportamenti non propriamente "safe" nella guida, appena si fermano ristorante/bar o nella vita di tutti i giorni. O previeni o non previeni.
    Se vedo d'estate un motociclista che, con 35°C e 80% di umidità, sta sta cuocendo sotto il sole fermo al semaforo io non lo giudico mica nè lo faccio oggetto di epiteti.
    Mi piacerebbe che si utilizzasse lo stesso spirito per chi va in giro vestito meno "tecnicamente", essendo assolutamente contro gli estremi (guida in infradito e coanottierina).
    Ritengo che l'intervento di Nico avesse finalità educazionali ed io mi pongo su quella linea.
    Se nella mia professione mi limitassi ad imporre al paziente terapie comportamentali o farmacologiche senza spendere qualche minuto in più a spiegarne semplicemente le basi ed i potenziali giovamenti farei il mio lavoro a metà.
    Se illustro chiaramente gli effetti di una caduta in infradito e canottiera ad una platea di motociclisti cambiando le abitudini della metà di loro avrò già fatto un buon lavoro.
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