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L'Editoriale di Nico

Nico Cereghini: "Non aspettate le strade sicure"

- Dopo l'incuria di anni, semplicemente non ci sono le risorse per sistemarle davvero. Una ragione in più per raddoppiare l'attenzione e anche per cambiare qualcuna delle nostre abitudini...
Nico Cereghini: Non aspettate le strade sicure

Ciao a tutti! Chi è uscito con la moto in questi giorni intorno a Pasqua, finalmente con un po' di sole dopo settimane umidissime, ha trovato le strade peggiori di sempre. Non è un discorso nuovo, le buche sono all'ordine del giorno anche per chi non si muove dal suo paese o dal suo quartiere, a Roma, Milano o Catania cambia poco. Ma la situazione è ormai così degradata che per venirne fuori servirebbe un "piano Marshall", un intervento straordinario all'altezza di quello che gli Stati Uniti vararono nel '47 per aiutare il vecchio continente dopo il disastro della seconda guerra mondiale.


Non lo dico io, lo afferma documentatissimo Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, gli amici della polizia stradale. Negli ultimi anni, sostiene Biserni, nella manutenzione delle strade sono stati risparmiati circa dieci miliardi di euro; e adesso per sistemare i circa 850.000 km di strade italiane (settemila di autostrade, 25.000 di statali, il resto di strade secondarie) sembra che servano addirittura quaranta miliardi o giù di lì. "Nella legge di bilancio -scrive il presidente Asaps- sono stati stanziati per la manutenzione delle strade 1.620 milioni, ma attenzione, sono soltanto 120.000 euro per il 2018 e 300.000 euro all'anno per il quinquiennio 2019-2023. Cosa ci facciamo con queste somme?".
 

Quasi niente, ed ecco che una volta di più sento il bisogno di raccomandarvi la massima prudenza. Inutile illuderci, qualche strada sarà sistemata, qualcuna rattoppata più o meno bene, molte saranno abbandonate al loro destino. Dobbiamo cavarcela da soli, questa è la semplice verità. Dobbiamo cambiare abitudini, raddoppiare l'attenzione, proteggerci di più. Per esempio il paraschiena. Tutti sanno che è utile, e gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità dicono che il paraschiena riduce il 60 per cento delle lesioni alla spina dorsale: più di 2.600 incidenti che hanno coinvolto motociclisti e passeggeri hanno dimostrato questo dato. Eppure siamo ancora pochi ad usare questa protezione tutti i giorni. Molti ne fanno a meno e c'è ancora chi mi dice "lo infilo sotto la giacca quando vado fuori la domenica, ma in città cosa serve? Non supero i cinquanta all'ora..." E questa era la stessa motivazione che sentivo usare negli anni Settanta e Ottanta per il casco, prima che diventasse obbligatorio: "in autostrada d'accordo, lo metto volentieri, ma tutti i giorni...".


E invece è proprio questo il concetto che dobbiamo metabolizzare: tutti i giorni. Ve lo raccomando caldamente: chi ancora non possiede un paraschiena vada a comprarselo oggi stesso. Non costa tanto, prendete la misura giusta, sceglietene uno buono e che naturalmente sia certificato CE, meglio se di livello due. Infilarlo prima di indossare la giacca deve diventare un'abitudine, un gesto che vi fa sentire meglio. Uscireste senza il casco? La stessa cosa. Senza casco mi sento nudo, senza paraschiena mi sento vulnerabilissimo.

Strade e paraschiena
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Commenti

  • Valentino.Masini, Cesena (FC)

    A farla molto breve: le strade italiane rispecchiano fedelmente la condizione del nostro disgraziato paese.

    Di chi sia la colpa ognuno di noi ha la propria idea: molto spesso sempre degli altri ovviamente ma non credo sia così.
    Certo che qualche riflessione andrebbe fatta: politici e amministratori pubblici hanno una gran parte di colpe sicuramente ma chi li ha eletti?

    L'Italia è uno dei paesi in cui si pagano più tasse, gli italiani spendono quasi 900 miliardi di Euro all'anno per mantenere in piedi il paese, possibile che dobbiamo avere in cambio servizi da 3° mondo?
    Non sarà anche perché di quei 900 miliardi che gli italiani mettono ogni anno sul tavolo quasi il 70 % serve a mantenere in piedi il carrozzone e solo il restante 30% per erogare servizi?
    Se poi calcoliamo il denaro pubblico sprecato causa scelte scellerate e corruzioni varie il conto tornerebbe alla grande.

    Discorso lungo e complicato: ha ragione Cereghini per chi non vuole rinunciare alla moto non rimane che adeguarsi.

    Valentino Masini
  • mv175, Roma (RM)

    MAXPAYNEIT, avevo provato ad articolare una risposta più puntuale a giorgio8201 ma la redazione la deve aver ritenuta fuori tema...

    Provo quindi a rispondere a te in modo più diretto (e non tecnico) possibile.

    Tu cominci con una disquisizione tecnica per concludere con una politica. Potrei essere anche d'accordo in grandi linee su entrambe, ma temo che questo approccio non porti da nessuna parte...

    Capisco che siamo in un blog di moto, però il problema che sollevi è complesso (veramente complesso e pieno di trappole) e la soluzione che prospetti è semplicistica, e oltretutto deresponsabilizza tutti individuando un colpevole...
    Bisognerebbe sempre pensare che, soprattutto in economia, ogni scelta avvantaggia qualcuno e fotte qualcun'altro: sei ricco o povero, salariato o risparmiatore, imprenditore o redditiero, possessore di casa o affittuario, nord o sud? Molto difficile che si trovi una soluzione buona per tutti... sarà così anche per l'euro, l'importante sarebbe essere consapevoli delle conseguenze. Io ho certezze meno granitiche e magari tu i tuoi conti te li sei fatti, ma in genere fare di tutta l'erba un fascio fa fare un sacco di tafazzate...


    Rimanendo sul tema delle buche, nel commento precedente stavo cercando di dire di non incavolarsi "a prescindere", perché poi si perde la capacità di scegliere con lucidità. Magari il sindaco del vostro paesino è il meglio che vi possa capitare, sappiate che se lo mandate via per le buche potreste fare una cavolata, perché i tagli ce li hanno avuti tutti e potrebbe essere che ha cercato di non risparmiare su altre cose altrettanto importanti. Insomma un invito ad usare la testa e non la panza... come Paese, l'atteggiamento generico-brontolone non ce lo possiamo più permettere.



    p.s. mi occupo di questa roba perché è il mio lavoro, non perché sono un politico... di questi tempi potrei essere equivocato...
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