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Non è la cucina professionale di un ristorante stellato, ma il garage, “l’officina” amatoriale di chi vi scrive che ha ospitato una cucina improvvisata che mi ha permesso di calarmi nei panni dello chef, preparando un risotto allo zafferano della tradizione meneghina. E il protagonista? Filippo La Mantia, il cuoco-viaggiatore siciliano d’eccellenza che ha conquistato palati e cuori in tutto il mondo, seduto a osservare, pronto a raccontarsi senza filtri.
Mentre il riso tostato rilascia il suo aroma e lo zafferano tinge di oro il composto, La Mantia dispensa aneddoti e riflessioni, trasformando la preparazione in sottofondo perfetto per un dialogo intimo. Tra una girata di pepe e un mestolo di brodo si lascia spazio alla narrazione spontanea dell’ospite Filippo.
La Mantia, con il suo carisma schietto e lo sguardo vivido di chi ha macinato chilometri su due ruote e ore sui fornelli, ripercorre le origini in Sicilia, tra i mercati di Palermo e le prime esperienze come fotoreporter. “La cucina per me è viaggio, è strada, proprio come le motociclette che mi porto dietro da una vita”, Dalla trattoria al boom mediatico, passando per il suo locale “La Mantia” a Milano, emerge il ritratto di un uomo che rifiuta le stellette Michelin per inseguire l’essenza: “Non cucino per i premi, ma per chi siede a tavola e sorride”.
E le moto? Rimangono il suo rifugio: la BMW K1600 Bagger, fedele compagna di viaggio, simboleggia quell’equilibrio tra viaggi in moto e sapori che lo definisce.
Guardando al futuro, La Mantia non nasconde ambizioni. Progetti in giro per l’Italia, libri di ricette “on the road”. L’intervista si chiude con il risotto fumante, tra cacciaviti e taniche di benzina. Non una sterile ospitalità in studio, ma un garage vivo, dove i due si fondono in un racconto che sa di casa, di strada e di futuro.
Guardatelo, assaporatelo, e chissà, magari accendete i fornelli nel vostro garage.