In America Latina si vendono sempre più moto

In America Latina si vendono sempre più moto
Dal 2019 al 2025 le vendite di moto sono raddoppiate passando da 3 a quasi 6 milioni di unità l'anno. Dietro il boom di Brasile, Colombia e Argentina ci sono traffico, lavoro e consegne, ma anche un dato sulla sicurezza che fa riflettere
13 ottobre 2026

Le moto vendute in America Latina hanno sfiorato i 6 milioni di unità nel 2025, esattamente il doppio dei 3 milioni registrati nel 2019. Il dato emerge da un'analisi pubblicata l'8 ottobre da The Economist, che fotografa una regione letteralmente contagiata dalla "febbre delle due ruote". Non è un fuoco di paglia: secondo le statistiche di Motorcycles Data, nel 2025 l'America Latina è stata l'area con la crescita più rapida al mondo, con un +20,7% in un mercato globale che ha chiuso a 65,2 milioni di immatricolazioni (+4,7%), terzo record consecutivo. E il 2026 sta andando persino più forte. Quindi in generale, nel mondo si stanno vendendo sempre più due ruote e l'America Latina è l'area in cui questa crescita è più veloce.

Per capire la portata del fenomeno facciamo un confronto. L'India, che da sola è considerato in questo momento il primo mercato motociclistico del pianeta, nel 2025 è cresciuta del 3,6%; il Sud Est Asiatico del 4,7%. L'America Latina ha messo a segno una crescita più che quadrupla, sostenuta da una dinamica positiva in quasi tutti i Paesi della regione.

Il trend prosegue nell'anno in corso: tra gennaio e luglio 2026 sono state vendute oltre 2,15 milioni di moto nuove in nove Paesi dell'area, il 22% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con Perù, Argentina e Colombia a fare da locomotiva. Va però specificato che non è sempre facile avere dei dati aggregati da confrontare perché in alcune analisi il Messico rientra tra i Paesi considerati latini e in altre viene accorpato al nord America.

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Brasile: tutto Honda ed etanolo

Ad ogni modo il Brasile resta chiaramente il primo mercato dell'America Latina. Secondo Abraciclo, l'associazione dei costruttori locali, nel 2025 le vendite hanno raggiunto 2,198 milioni di moto, con un +13,3% sul 2024. Un mercato dominato in modo quasi imbarazzante da Honda, che lo scorso anno ha immatricolato 1.468.229 unità, quasi cinque volte Yamaha seconda in classifica con 311.011 pezzi; sette dei dieci modelli più venduti portano il marchio dell'Ala Dorata che dai brasiliani viene considerato un po' di casa. Questo perché Honda si è ben radicata fin da subito e lo stabilimento di Manaus nel 2026 compie 50 anni superando i 33 milioni di moto prodotte in Brasile. Honda ha annunciato un investimento da 1,6 miliardi di reais (circa 255 milioni di euro) fino al 2029 per aumentare la capacità produttiva e la scelta tecnica dominante resta quella dei motori flex a etanolo, presenti in circa due moto su tre prodotte nel Paese. L'elettrico, per ora, vale appena lo 0,5% del mercato brasiliano. Per chi segue la storia industriale della Casa giapponese è la stessa filosofia raccontata su Moto.it quando Honda festeggiò i 300 milioni di moto prodotte: costruire dove si vende. La Casa di Tokyo ha saputo trasformare forse più di altri in opportunità quello che è un vincolo di produrre almeno parzialmente su suolo brasiliano.

Colombia e Argentina, i mercati che corrono di più

Se il Brasile è il gigante, la Colombia è il fenomeno. Come abbiamo raccontato su Moto.it dalla Feria 2 Ruedas di Medellín, nel 2025 il mercato colombiano ha superato il milione di moto vendute, con una crescita di oltre il 33% sul 2024. Un risultato che proietta il Paese tra i grandi mercati mondiali, in una realtà dove la moto è soprattutto mezzo di lavoro e di mobilità quotidiana.

Subito dietro, per ritmo di crescita, c'è l'Argentina: secondo il rapporto della Alianza Motolatam, nel 2025 le immatricolazioni hanno raggiunto 654.824 unità, con un +33,1% sul 2024. Un balzo notevole in un Paese reduce da anni di forte instabilità economica.

Messico e il caso Italika

In Messico il mercato è cresciuto del 7,2% nel 2025. Qui il protagonista è un marchio praticamente sconosciuto in Europa se non agli addetti ai lavori: Italika, del Grupo Salinas, che nonostante il nome di italiano non ha proprio nulla. Il suo modello di business si regge su assemblaggio locale di componenti asiatici, distribuzione capillare attraverso le catene di negozi Elektra e finanziamento tramite Banco Azteca, che copre oltre metà delle vendite. Risultato: assurdo ma vero Italika è oggi ottavo costruttore al mondo con 1,3 milioni di unità vendute nel 2025, davanti a Royal Enfield. Una classifica mondiale in cui, come avevamo già notato su Moto.it analizzando i primi dieci produttori di moto, i nomi familiari al pubblico europeo sono pochissimi.

Ma perché l'America Latina compra così tante moto?

Le ragioni del boom sono più economiche che passionali. Una moto da lavoro costa una frazione di un'automobile, consuma poco e nelle metropoli congestionate come San Paolo, Bogotá o Città del Messico, permette di dimezzare i tempi di spostamento. A questo si aggiunge l'esplosione delle consegne a domicilio e dei servizi di mototaxi, che hanno trasformato la moto in uno strumento di reddito per milioni di persone.

Il prodotto, di conseguenza, è molto diverso da quello che vediamo nei nostri concessionari: il parco circolante latinoamericano è fatto in gran parte di commuter sotto i 200 cc, robuste ed economiche. Ma ciò che appare interessante è che il segmento leisure, con moto di cilindrata maggiore usate per viaggiare e divertirsi, è in crescita ed è proprio lì che guardano i costruttori cinesi come QJMOTOR, sbarcati in forze alla fiera di Medellín, oltre ai marchi premium europei. Non a caso già nel 2022 Moto.it descriveva la F2R come la fiera motociclistica più importante del continente, crocevia per chi vuole sentire il polso di quest'area.

Il rovescio della medaglia: la sicurezza

C'è però un dato che raffredda gli entusiasmi. Secondo la Banca Interamericana di Sviluppo, tra il 2010 e il 2024 il numero di motociclisti morti in America Latina e Caraibi è aumentato del 98%, mentre nello stesso periodo il tasso complessivo di mortalità stradale è leggermente diminuito. Dal dato deduciamo che le strade nel loro insieme sono diventate un po' più sicure, ma non per chi va in moto proprio perché ci sono molte più persone che vanno in moto e quindi c'è una maggiore probabilità che un incidente coinvolga uno di questi. Le cause sono quelle note a chiunque si occupi di sicurezza: tanti utenti giovani e poco formati, ritmi di lavoro serrati imposti dalle piattaforme di consegna, infrastrutture inadeguate, controlli sull'uso del casco non sempre efficaci e moto economiche con dotazioni di sicurezza essenziali. È il prezzo di una motorizzazione di massa che corre più veloce delle regole.

In sintesi

L'America Latina ha raddoppiato le vendite di moto in sei anni, passando da 3 a quasi 6 milioni di unità tra il 2019 e il 2025, e nel 2026 continua a crescere a doppia cifra (+22% nei primi sette mesi). Il Brasile resta il primo mercato con 2,2 milioni di moto e un dominio Honda senza rivali, mentre Colombia (oltre un milione, +33%) e Argentina (+33,1%) sono i Paesi più dinamici. Il motore del boom è economico: moto come strumento di lavoro, alternativa al traffico e al trasporto pubblico inefficiente. Il rovescio della medaglia è la mortalità dei motociclisti, quasi raddoppiata in quindici anni: un nodo che la regione dovrà sciogliere se vuole che la crescita del mercato non continui a pesare sulle sue strade.

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