Graziella Viviano ha riavuto la moto della figlia Elena

Graziella Viviano ha riavuto la moto della figlia Elena
Con un post sui social ha raccontato le sue emozioni davanti alla moto, dissequestrata otto anni dopo la perdita della figlia. Non è più la moto della gioia, dice, non la voglio tenere. E ha chiesto all’AI di disegnare una ragazza bionda con una Hornet azzurra sulla strada nel cielo
29 aprile 2026

Come sapete Graziella Viviano ha perso la figlia, Elena Aubry, il 6 maggio del 2018 a Roma. Elena aveva 26 anni, guidava la sua Honda Hornet 600 sulla via Ostiense, cadde e morì -h anno confermato le diverse condanne in Appello - per le colpevoli e pessime condizioni della strada. Da allora Graziella ha trasformato il dolore della perdita in energia, si batte per la sicurezza stradale dei motociclisti, per promuovere le protezioni, per sostituire i guard rail. Il suo impegno ha raccolto centinaia di associazioni e ha già ottenuto risultati tangibili, anche se lei non è certo soddisfatta.

Ora, a otto anni da quel maggio 2018, la Honda di Elena è stata dissequestrata e Graziella ha potuto rivederla e ritirarla. Questo è il post che ha pubblicato pochi giorni fa:

“Ci tenevi tanto alla tua moto. Mi è arrivato un messaggio dall'avvocato: Signora, la moto di Elena è stata dissequestrata. Può andarla a prendere. È difficile dire quello che si prova, a parte il dolore, fortissimo, quello non passa mai. Avrei voluto rimandare questa giornata, avere il tempo per "prepararmi", ma poi...Quale tempo ci può essere per "prepararti" a rivedere la moto con cui è morta tua figlia? Oggi sono andata lì, con un carissimo amico motociclista che non finirò mai di ringraziare per avermi accompagnata. Ho visto la moto. Non è rimasto più nulla di ciò che ricordavo perché Elena ed io, con quella moto, abbiamo fatto parecchi giri assieme. Nulla, non è rimasto nulla tanto che non la riconoscevo. Ma forse è meglio così. Gli occhi mi sono andati sulle ammaccature, sui pezzi rotti poi ho volutamente deviato lo sguardo. Non voglio più vedere. Ecco Elena, so che ciò che ho visto oggi non è la moto che ci ha viste felici e spensierate, quando io andavo dietro a te, abbracciata a te, perché sapevi guidare bene e io mi fidavo. La tua moto te la sei portata via con te. Sono tornata a casa ed ho chiesto ad AI di disegnarmi una ragazza bionda che va per le strade del Cielo con la sua Hornet azzurra. Ecco, questa sei tu e so che ti stai divertendo. E quando sarà, figlia mia, ricordati di venirmi a prendere perché non vedo l'ora di poter tornare a fare i nostri giri assieme, non vedo l'ora di tornare a ridere e scherzare con te. Ti amo. Mamma”.

Al telefono Graziella conferma: non riesco a tenerla

Il post ha ricevuto molti commenti, alcuni dei quali davvero toccanti: di madri che hanno perso i figli, sorelle che hanno perso fratelli, perdite che lasciano vuoti incolmabili. Sono pensieri che non vorremmo udire, che ci fanno arrabbiare pensando a chi ci mette in condizione di pericolo per superficialità o per incoscienza; ma che devono anche ricordarci le nostre responsabilità nei confronti degli altri. Abbiamo voluto sentire Viviano al telefono.

Ho riconosciuto la moto solo dal bozzo che c’era sulla marmitta - ci ha confermato Graziella - perché mancava tutto e non voglio dire di più. Da quel bozzo sulla marmitta che avevo visto a suo tempo nelle fotografie dell’incidente che ricevetti dal giornalista Mino Ippoliti del Messaggero. Mino fu una persona meravigliosa, fece il servizio per il giornale e scattò molte foto in più. In quelle foto vidi la moto e anche Elena a terra… Adesso quella moto l’ho vista e mi ha distrutto vedere i punti dell’impatto, il serbatoio schiacciato… Ho visto anche la ruggine e ho pensato: sono passati tanti anni, ma per me neanche un secondo. Allora ho negato la moto: quella non era la moto di mia figlia, la moto che ricordavo, quella dei giri che abbiamo fatto insieme, quella della gioia. Quella era la moto della morte: perché tenerla?

Graziella ha sentito allora il bisogno di rivolgersi per la prima volta all’intelligenza artificiale per creare qualcosa. Voleva un’immagine precisa: una ragazza in sella a una Hornet azzurra sulle vie del cielo. Quella Hornet che la mamma conosce bene…

“Con la sua moto facevamo i giri insieme, quando ho detto che guidava bene lo dicevo sicura, perché spesso stavo in sella dietro di lei. Sono stata una motociclista anch’io fin da ragazzina, il motorino e poi la Vespa, ho avuto un brutto incidente a 19 anni ma la moto è sempre stata un grande amore. Poi sono arrivati i figli, tre in quattro anni: il primo è Marco, poi Elena e l’ultima, Sofia. Che ha ereditato il motorino di Elena, era Elena che le insegnava portarlo. Anche Marco è motociclista. Ancora adesso in famiglia abbiamo uno scooter, per muoversi a Roma è necessario”.

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