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La piccola ma ambiziosa casa costruttrice inglese ha debuttato sul mercato con due modelli dal sapore spiccatamente retrò, battezzati Rex e Ruby, motociclette realizzate con cura artigianale, figlie di una filosofia costruttiva sideralmente lontana dalle logiche della grande industria. Al centro del progetto di entrambe le moto batte un cuore pulsante monocilindrico da 600 cc che promette di riportare in auge un piacere di guida ormai raro.
Dietro a questa impresa dal sapore romantico c'è Ian Oliver, direttore generale dell'azienda e ingegnere con un illustre passato nello sviluppo dei propulsori per Jaguar. Oliver ha una visione molto chiara di cosa debba rappresentare il marchio Mac: una macchina del tempo capace di restituire ai motociclisti quelle emozioni primordiali spesso associate alle loro prime esperienze su due ruote. L'obiettivo è quello di esaltare concetti come la leggerezza strutturale, l'estrema semplicità meccanica, un sound meccanico inconfondibile e le giuste vibrazioni. Soprattutto, si ricerca una connessione sincera, analogica e diretta tra il movimento del polso destro e la risposta dell'acceleratore, senza l'intrusione di filtri digitali.
Queste nuove creature d'Oltremanica nascono con una consapevolezza precisa, non hanno alcuna intenzione di scendere nell'arena per sfidare le agguerrite naked giapponesi di media cilindrata o per strappare decimi sul cronometro, né ambiscono a competere sui grandi numeri con le modern-classic prodotte in serie. Mac Motorcycles gioca un campionato tutto suo.
Le Rex e Ruby sono moto progettate e costruite con una lentezza d'altri tempi, rivolte a quella nicchia di appassionati puristi a cui non servono centinaia di cavalli o enormi schermi TFT per essere felici in sella. A loro basta una bella e tortuosa strada secondaria, il borbottio ritmico di un generoso mono da 600 cc e la pura gioia della guida per dare un senso a tutto.