I super occhiali della polizia locale di Arezzo: come funzionano e perché il Garante vuole stopparli [VIDEO]

I super occhiali della polizia locale di Arezzo: come funzionano e perché il Garante vuole stopparli [VIDEO]
  • di René Pierotti
Il comandante della polizia locale Poponcini ha spiegato a moto.it come funzionano questi dispositivi e perché la privacy, nella loro visione, non è un problema: "È per aumentare la sicurezza". E c'è un video che aiuta a capire meglio e a farsi la propria idea, che ne pensate?
  • di René Pierotti
17 novembre 2022

Ad Arezzo, in Toscana, il comandante della Polizia locale, Aldo Poponcini, di concerto con l'amministrazione comunale, ha dato vita a un progetto per dotare tre pattuglie di super occhiali, cioè dispositivi che, indossati dagli agenti, permettono di inquadrare le auto e scoprire immediatamente se hanno i documenti in regola e anche verificare se il mezzo è stato rubato. L'obiettivo di questo progetto è aumentare la sicurezza.

Il progetto pilota, che doveva iniziare il 1 dicembre e sarebbe stato il primo in Italia, è stato stoppato dall’autorità garante della privacy, che ha aperto un’istruttoria nei confronti del Comune di Arezzo.

Il Garante, per le sue verifiche di conformità, ha chiesto al Comune di inviare la valutazione di impatto sul trattamento dei dati analizzati da questi dispositivi.

Come spiega Il Post questi “super occhiali, come sono stati chiamati dal comune, sono in realtà dispositivi molto simili ai Google Glass, un apparecchio su cui Google aveva investito una decina di anni fa e poi dismesso per gli utilizzi civili per lo scarso successo”. Nonostante sia fallito l’utilizzo su larga scala “la loro tecnologia non è stata abbandonata del tutto e oggi viene utilizzata prevalentemente nelle fabbriche in cui si lavora a catena di montaggio”.

Come funzionano i super occhiali?

Come funzionano? Sulle lenti degli occhiali vengono visualizzate le informazioni e le eventuali notifiche che si generano e in pochissimi secondi, come si vede nel video, si può stampare la sanzione

Gli agenti della Polizia locale inquadrando la targa (sia delle auto in marcia che parcheggiate) possono vedere informazioni e documenti e capire in tempo reale se i veicoli sono assicurati, revisionati o rubati.

Se invece con gli occhiali gli agenti guardano la patente di un automobilista gli agenti possono capire quanti punti sono rimasti a una persona oltre ad eventuali prescrizioni, come l’obbligo di portare le lenti alla guida.

Le parole del comandante della polizia locale

Il Post ha aggiunto un altro dettaglio interessante: “gli occhiali possono registrare video trasmessi in diretta nella centrale operativa e scattare foto che potrebbero essere utili in caso di incidenti stradali. Ogni dispositivo costa mille euro”.

Come detto, la sperimentazione al momento è bloccata e potrà iniziare solo dopo l'eventuale parere positivo del Garante per la privacy. Ecco cosa ci ha detto il comandante della polizia locale di Arezzo, Aldo Poponcini, ha spiegato: “Questo sistema è a scannerizzazione e non a infrarossi. Non è un riconoscimento facciale come fanno al Comune di Lecce (dove il garante ha aperto un’istruttoria relativa all’installazione di alcune telecamere di sorveglianza dotate, appunto, di riconoscimento facciale, ndr)”.

“Mi sono meravigliato di tutto questo clamore rispetto a questa sperimentazione”.

Non è che magari questi occhiali vanno a colpire l’immaginario collettivo della violazione della privacy?

“Bravo, esatto, vanno a colpire l’immaginario collettivo. A mio avviso qui la privacy non c’entra niente”

Con questi occhiali avreste li stessi dati che forniscono le pistoline con cui la municipale punta le targhe per verificare la regolarità dei documenti?

“Sì, in sostanza sì. La cosa innovativa e che aveva attratto la mia attenzione era la notificazione digitale, che fa risparmiare all’utente i soldi”

Il vostro obiettivo era quello di andare un po’ a indagare nei quartieri degradati?

“Sì, per la sicurezza. Se ho uno strumento che mi dà una risposta più veloce do più sicurezza anche all’operatore. Ma non è una ricerca invasiva dei dati”

Pensa che il garante darà il via libera al progetto?

“Non so se il Garante accetterà questa versione che ho detto, spero di sì”

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