Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Mugello, 2026. Vi dico che è successa una cosa importante nella caldaia di emozioni del Mugello. Un po’ di esagerazione? Probabile. Però nella qualità del fatto c’è un segnale forte. Parliamo del ritorno di Andrea Iannone alle corse, del ritorno con Harley-Davidson e del ritorno alla vittoria, in Gara2 della Bagger World Cup. D’improvviso s’è scatenato un putiferio di entusiasmo. Sugli spalti, ai box, in sala stampa. Spettatori, addetti, il Pilota, tutti travolti e travolgenti.
Iannone e il delirio, commosso e quasi commovente, tremendamente umanizzato nel suo involucro di chiacchierato personaggio pubblico, esploso come in un atto di liberazione. Pubblico a bocca aperta, persino i più scettici a battere le mani, giornalisti accalcati a prendersi a microfonate pur di essere il primo a porre la domanda di tutti. Insomma, c’è ancora chi non crede nella Serie Harley-Davidson, chi la trova fuori posto o declassante. C’è chi non riconosce a Andrea l’obiettività di un grande talento e della passione che lo tiene in vita. C’è chi non riconosce la valenza di uno spettacolo cosiddetto di contorno in un Gran Premio, soprattutto se di caratura come quello d’Italia al Mugello.
E c’è dell’altro. Allora io dico che la catena di eventi Bagger World Cup del Mugello non ha fatto esplodere la rivoluzione, non ha rovesciato il mondo. Però dico che è stata il catalizzatore di una reazione potente, sino ad allora latente, sottotraccia e trascurabile. Nascosta fino a quando i V di 2.150cc non sono andati in moto. Quel rombo sommesso, in quell’attimo solo in agguato ma udibile, riconoscibile, è stato il detonatore. Poi tutto il resto è venuto di conseguenza. A partire dall’exploit di Iannone che ha impresso al volano dell’atmosfera un’accelerazione semplicemente formidabile.
Anche la pista ha subìto quell’aria contagiosa di esplosione. Basta rivedere quel che succede in Gara 2. Contro Oscar Gutierrez vincitore di Gara 1, contro Eric Granado che ha la velocità di punta, contro Archie McDonald che è leader della Serie dopo l’America. Contro Andrea Iannone che sta trascinando il fenomeno. Contro tutto e contro tutti, insomma, al traguardo del primo giro passa al comando Filippo Rovelli, quattro sorpassi da paura. Il super gentile Pilota del ParkinGO di famiglia è trascinato dall’escalation che c’è nell’aria, e riesce ad imprimere alla sua Road Glide e al fenomeno H-D ulteriore accelerazione.
Che voglio dire con tutto ciò? Voglio dire che il fenomeno Harley-Davidson non è solo sulla 66 attraverso l’America, o racchiuso nell’icona della Fabbrica più famosa del Mondo. È anche nel suo approccio primordiale alle corse, in qualche modo alle prestazioni. Lo è, evidentemente, anche nell’immaginario collettivo, sin qui inimmaginabile, del tornare a riconoscere che c’è un legame tra strada e pista e un modo di correre che può non essere estremo eppure forte nell’intenzione relativa. È quanto è bastato per risvegliare una certa, antica purezza del sentire il fascino delle corse. Non importa la moto e non importa il contesto, circuito o campionato.
Lunga vita alla Harley-Davidson Bagger World Cup!
© Immagini Harley-Davidson, H-D Bagger World Cup