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Quando arrivò in Europa aveva diciannove anni ed era il 1975, ma in Venezuela Johnny Cecotto era già piuttosto famoso e vincente. Merito del padre, friulano di origine, uno dei tanti italiani emigrati in sud America, un bel tipo che lì aveva corso in moto diventando anche campione nazionale. Johnny fu contagiato dalla passione, iniziò a vincere con la Yamaha (allora la più competitiva per i privati) e fu notato da Andrea Ippolito, che gli affidò moto di prima scelta e organizzò per il debutto mondiale un piccolo team, con Angelo Frontirre e Ferruccio Delle Susine, due grandi appassionati bravi con gli attrezzi in mano. Una storia con tutti i protagonisti di origine italiana.
Johnny esordì col botto: al Castellet nel GP di Francia del 30 marzo, prima prova del 1975. Lo notammo subito, era giovane, andava fortissimo, stabilì la pole in 350 e poi battè sonoramente Ago, 25” di distacco a parità di moto. In 250 invece beffò Takai all’ultimo giro. Due piloti ufficiali Yamaha suonati in un giorno, con una freddezza da veterano ed un margine incredibile. Nella 250 quel giorno era il più giovane vincitore della storia. A fine anno fu il campione più giovane della 350…
Cecotto aveva battuto Ago anche nella 200 Miglia di Daytona 1975, fu terzo davanti a Mino dopo essere partito in ultima fila per un problema tecnico subito risolto. E subito dopo trionfò con la TZ 750 nella 200 Miglia di Imola. Nel catino della Florida avrebbe vinto l’anno dopo, e nella Formula 750 (classe istituita nel ’77) è stato il più vincente (con 13 gare vinte) e il campione del mondo nel 1978.
Johnny passò alle auto nel 1981 con la Minardi, in F2; fu il vice campione europeo dell’82 con la March, debuttò l’anno dopo nella massima formula con la poco competitiva Theodore. Migliorò nel 1984: era alla Toleman insieme ad Ayrton Senna, ma purtroppo incappò in un grave incidente nelle prove del GP di Gran Bretagna a Brands Hatch, riportò complesse fratture alle gambe, decise di chiudere con le ruote scoperte con le quali corse 18 GP.
Successivamente, il venezuelano ormai naturalizzato italiano continuò con le vetture Turismo: è stato una bandiera della BMW, vincendo tra l’altro il campionato italiano 1989 e due volte il campionato tedesco. Oggi vive a Monaco di Baviera. Il figlio, Jhonny Amadeus, è stato pilota a sua volta sempre con le auto.
Immagine: Speedweek