Il Silenzio ha imparato a correre (e va forte)

Il Silenzio ha imparato a correre (e va forte)
I risultati del Mondiale SuperEnduro parlano chiaro: Eddie Karlsson ha dimostrato che la Moto elettrica è competitiva e se la gioca. Ci aveva provato anche il mito Blazusiak, ma quella volta gli avevano tarpato le ali. Da lì una piccola serie di riflessioni
12 marzo 2026

Douai, Francia, 12 Marzo. Antefatto 1. Eddie Karlsson è terzo nel Mondiale SuperEnduro con la Stark Future Varg elettrica. In Francia ha vinto Mitch Brightmore, una rarità, Karlsson terzo. Mancava Billy Bolt, a casa in attesa del primo figlio, ma la verità è che l’omino coi baffi ha vinto quasi tutto, e ha disertato la prova di Douai perché già Campione del Mondo. Quel che restava di non vinto nel Campionato se l’è preso Jonny Walker, poca roba, e le briciole rimaste sono andate sparse sull’aia del Mondiale con grande avarizia. Eddie ha raccolto qualcosa. Poco ma importante. Ha restituito l’evidenza che, finalmente, l’elettrica è “ammessa” e si batte ad armi pari. Diverse, ma pari. L’ambito è favorevole, le manche sono rapide e brevi, e non c’è bisogno di alcun compromesso o ipocrisia, come alla Dakar dove le Mission1000 corrono… 100 chilometri al giorno. L’elettrica nel SuperEnduro è mondo reale. Interessante. Mi viene in mente che solo due anni fa hanno “sabotato” il tentativo di Stark e Taddy Blazusiak di presentarsi al via dello stesso Mondiale con la stessa elettrica, penosamente intercettata come fuori norma, pericolosa per la sicurezza.

Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Antefatto 2. Arrivo al semaforo alle porte della città. È rosso, mi distraggo contando gli scoppi del minimo leggendario della mia moto, e intanto respiro a pieni polmoni lo scarico del benzina davanti a me, come me privo di start & stop. Francamente da un po’ ci penso... D’un tratto sento come uno spirito di vento e mi affianca una moto. Sembra arrivata con l’abbrivio e ora pare morta. Silenzio assoluto. È una Stark rossa, come il semaforo. Il pilota è vestito casual, quando viene il verde parte nello stesso silenzio con cui è arrivato e in un attimo sparisce. Accidenti, un fulmine! Non ce sono tante in giro, ma il caso vuole che il giorno dopo, sono in senso contrario, dalla città verso la campagna, mi sorpassa la stessa moto. Questa volta il pilota è vestito da guerra, stivali e pettorina. Ecco, mi dico, ieri magari andava al lavoro, oggi va a divertirsi in monte. Giusto.

Ecco il punto. La Varg è bella, elegante, ben fatta e industrializzata, effiente e efficace. Non fa rumore. Non brucia l’aria. È la moto con la quale puoi andare a correre, a divertirti sulle mulattiere, e entrare in città senza farti sentire, senza farti notare non fosse che le sembianze sono quelle delle pluri “dannate moto da cross” (così chiamano le fuoristrada quelli che non le possono patire, per sottolinearne l’attitudine inevitabilmente fuorilegge).

La faccenda mi fa riflettere. Non penserei mai a una elettrica per il giro del mondo, il viaggio non solo in Africa o Asia, un’intera gara di regolarità. Ma se si tratta dello strappo di una speciale, di una manche sì, viene bene e il SuperEnduro di oggi lo dimostra chiaramente. E poi la vita non è solo corse e campionati. È anche andare a divertirsi, a fare la spesa o al museo o in pizzeria, al mare o al rifugio d’estate. Ancora più senso, l’elettrica a queste condizioni diventa perfetta. Intrigante.

Certo, ci vogliono le condizioni. Ma se posso caricare con facilità, di solito la moto riposa non lontano da una presa elettrica, e il mio raggio d’azione, per sport, svago o divertimento, è nei limiti non trascurabili dei 100 chilometri di una elettrica di oggi, quella Moto comincia a sembrarmi quasi ideale. Quasi, sì, perché al momento costa parecchio. Se poi a casa ho la fortuna di poterla ricaricare con il sole o con il vento, allora non solo risparmio le operazioni al distributore di benzina, ma comincio a sentirmi anche meglio nel già difficile rapporto che ho con il Pianeta. Certo, ripeto, ci vogliono le condizioni. Più globalmente, infrastrutture, una generazione di elettricità la cui filiera possa essere vista per intero “onestamente” e non solo per il risultato finale.

Queste sono le condizioni che si concretizzano e trasformano in un incentivo vero, reale, perché viene dai fatti e da dentro, cioè da un modo di auto educarsi.

© Immagini Red Bull Content Pool - Future7Media – FIM SuperEnduro

Caricamento commenti...