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Milano, fine Maggio. Pavé, binari di tram, le tradizionali buche. Una moto da fuoristrada negli specchietti. Silenzio. Start & stop? Naaa. Verde, dagli specchietti a oltre il parabrezza in un lampo. Silenzio. Ancora. Sparita. Sicura e a suo agio, è evidente. Che cavolo succede? È una moto da fuoristrada elettrica, ecco cosa succede. Non ci voleva molto a capirlo. Ci vuole ancora molto a digerirlo, tuttavia, a somatizzare quel che sta succedendo.
La sterzata l’ha data Stark Future. Con la Varg. Storia un po’ unica. Bella la moto, funzionale l’industrializzazione. Moderna la distribuzione. Azzeccato l’inserimento nel mondo dello Sport. Oggi che produce reddito e non debiti, Stark Future è il sistema esemplare di svolta, e il secondo nome non è un’utopia bensì la marca del binocolo per guardare davanti un po’ più lontano. La cura dello stile, della qualità e dell’immagine delle Varg è di livello altissimo, basta vedersi un video di unboxing per passare in rassegna i dettagli e farsi venire la voglia di comprarne una.
La Varg è entrata nel SuperEnduro, un’azione ostinata contro l’ostruzionismo conservatore del sistema, e adesso anche nell’Enduro. Nel finale SuperEnduro in Polonia Eddie Karlsson è salito sul podio, più alto dello svedese solo sua Maestà Billy Bolt e Jonny Walker. Due Moto del Team OXmoto sono schierate nel Campionato del Mondo EnduroGP e le guidano Marc Sans e David Herbreteau. Il Gran Premio di Spagna, secondo del calendario, dice che la moto di Sans è nei venti. L’Enduro è un po’ la via ideale per lo sviluppo della presenza dell’elettrica, perché è ambiente “democratico” e senza paraocchi – dite voi in che altro luogo sportivo sono sopravvissute le due tempi – poi le gare sono più corte.
L’Enduro “tradizionale” è specialità molto tecnica nella quale intervengono moltissime variabili, il Super è più semplice. Dato che le moto a combustione interna da corsa, intendiamo dalla Regolarità in poi sono in pista almeno dalla fine degli anni ‘60, è comprensibile che la tecnica, penso soprattutto al rendimento delle batterie e all’elettronica che regola il funzionamento della moto in funzione di richieste che il termico ha già esaudito da tempo, sia ancora indietro. Dunque è giusto che si dia il tempo alle elettriche di evolversi. Però ci siamo quasi, verrebbe da dire.
Fatto sta che Stark è davanti ma non è più sola. L’azienda catalana ha acceso l’interesse del settore. Da noi uno dei primi che ha creduto nell’elettrico per il fuoristrada è Pierpalo Rigo che, in tempi da pioniere e con conseguente impostazione da artigiano ha fondato Tacita e perseguito la strada dello sviluppo facendo tappa anche alla Misison1000 della Dakar (non una Dakar vera, qui si parla di autonomie impossibili, ma comunque un “movimento”). KTM ha una Freeride elettrica da una dozzina d’anni, rimasta un po’ in disparte per lungo tempo, e proprio in queste settimane ne ha rilanciato concetto, ultima versione e disponibilità. Il segnale è inequivocabile: c’è interesse.
Sulle nostre pagine abbiamo illustrato l’ultima creazione dell’olandese Radian. È una Enduro ancora un poco lontana sull’orizzonte, e si chiama EXR. Batteria sostituibile in un lampo, soluzioni di “archiviazione” del bagaglio innovative, accessori realizzabili personalmente in stampa 3D, estetica affidata al design e al colore, niente grafiche. È chiaramente ispirata alla Stark, dovrebbe arrivare sul mercato a fine 2027 – il che la dice lunga sulla lunghezza dell’onda innescata dagli spagnoli - e quel che vale o potrebbe valere ce lo dice Mattia Carpi, uno che se ne intende.
La mossa d’attualità forse più eclatante, comunque, è la “raddrizzata di manubrio” impressa alla corsa della nuova era di Harley-Davidson. Perché H-D? Perché LiweWire, il marchio americano introdotto una dozzina di anni fa, era la “banalizzazione”, italianizzazione del termine francese mimetizzazione, del progetto elettrico della Casa di Milwaukee. Nata come divisione di H-D, LiveWire ha vivacchiato fino ai giorni nostri diventando Marchio pubblico ma continuando ad essere sostenuto dalla “costola” da cui era nata. Se le moto da strada, progettate, annunciate, viste, provate e scese in strada per conquistare record da Guinness, non hanno sostituito nell’appassionato il gusto del pieno di benzina, la fase lunare calante di LiveWire risorge nella nascente convinzione che il rilancio possa passare dal Fuoristrada.
Ed ecco l’acquisizione, da parte di LiveWire, della startup americana Dust Moto, fondata tre anni fa da Colin Godby e “autrice” della Higtail che, a dispetto del nome, è l’idea di una moto da Fuoristrada compatta, leggera e facile da guidare. Qualcosa come una moto in scala, circa il 90% di una “normale” 250. La Hightail è un’altra realizzazione “minimalista” la cui ispirazione è, ancora una volta, chiarissima, e anch’essa si spinge in avanti promettendo un rapidissimo “swap” della batteria. Doveva essere sul mercato l’anno scorso, ma sul sito della Casa americana la Moto è ancora in regime di pre-ordine. Al momento viene bene perché quando scenderà in campo sarà con il marchio LiveWire.
Quale che che sia il futuro reale di queste iniziative imprenditoriali, è un fatto che la via del lancio - o del rilancio - passano attraverso la pratica, adesso quasi urgente, del Fuoristrada. LiveWire lo “confessa” senza dirlo. In discesa vertiginosa con le Moto da strada e in ritardo per ripartire da questo angolo di visuale, investe in qualcosa che è già, almeno sulla carta, avanti, ovvero si affretta. Se è vero che intanto Stark continua a far suonare il registratore di cassa e attorno a questo successo stanno nascendo altre realtà, vero è soprattutto che il terreno dove si gioca la partita dell’elettrica oggi è il Fuoristrada.
Lascio da parte, perché in ogni caso è parte integrante della vastità dell’argomento, caratteristiche tecniche e di prestazioni delle moto, e così le questioni di bilancio energetico e impatto ambientale, temi che sono presenti e devono essere chiari e stimolanti – in una paio di parole devono essere considerati responsabilmente - sin dall’inizio per non ritrovarsi con i drawback del fossile presi in mano un po’ tardino.
© Immagini Stark Future, Radian, Tacita, Dust Moto, KTM