Aprilia: la grande avventura delle RXV bicilindriche Enduro, Supermotard e Cross

Piero Batini
  • di Piero Batini
Il viaggio nella storia di Aprilia nelle competizioni prosegue con il capitolo delle bicilindriche RXV da fuoristrada: un altro esempio di grandi intuizioni e capacità. Da Merriman a Botturi, da Giraudo a Van den Bosch, Da Chiodi a Melotte (Terza Parte)
  • Piero Batini
  • di Piero Batini
17 maggio 2022

Aprilia era tornata all’Enduro con la rivoluzionaria RXV 4.5 bicilindrica affidata a Stefano Passeri. La Moto è potentissima e difficile, ma almeno su certi terreni, vincente. Lo prova il fuoriclasse neozelandese Stefan Merriman che porta la Moto al massimo fulgore. È storia: una bicilindrica che vince nell’impero dei monocilindrici. Questa è la storia avvincente del capitolo di mezzo delle favolose Aprilia bicilindriche 4.5 e 5.5. C’è un capitolo prima, nel quale si parla di Motocross e Supermotard (o Supermoto) e c’è un capitolo dopo, e si parla di Dakar.

Stefan Merriman
Stefan Merriman

Rimaniamo per un attimo ancora negli stessi anni di mezzo della prima decade e nell’Enduro. C’è un altro Pilota che parla Aprilia e che porterà una Moto sulla vetta, leggi il podio, della sfida impossibile dell’Enduro…

Alessandro Botturi. “Sì, sì ho corso con l’Aprilia nel duemilasei e vabbè, all'inizio avevamo tribolato un poco, la Moto era totalmente nuova e diversa, rivoluzionaria come era stato per il Motocross e per il Supermotard. Dopo averla sistemata, da metà anno in poi anche l’Enduro andava bene. Figurati che ho fatto addirittura un terzo posto all’Extreme Lumezzane, dietro a Cervantes. È semplicemente un’impresa, l’Extreme Lumezzane vuole il massimo dalla Moto e dal Pilota, e talvolta non basta. Avercela fatta, davanti al pubblico di casa mia, è un’emozione e un orgoglio incredibili. E un ricordo indelebile. Ma di Aprilia ho tanti bei ricordi… beh, quelli dell’inizio non erano così belli, ma da un certo punto in poi è stato fantastico, perché si è migliorato veramente tanto.

C’erano entusiasmo e soddisfazioni, le Moto spingevano in avanti nuove soluzioni tecniche. Quell’anno con Aprilia mi ha insegnato veramente tanto. A lavorare sulla moto, a lavorare con persone davvero professionali. Bellissimi ricordi. Dopo io ho avuto altre ambizioni e ho provato a rimettermi in gioco nel Mondiale. Allora la Moto andava veramente bene sul duro ma faticava nel fango. Così è andata, loro hanno continuato e hanno fatto molto bene nei successivi due anni con Merriman, davvero strepitosi. Se fossi rimasto con loro probabilmente, visto quel che è successo di lì a poco, avrei fatto la Dakar un po’ prima. Pazienza, non si può prevedere tutto… Bei ricordi, soprattutto delle persone!”

Al centro della Storia c’è Aprilia Off Road, l’entità voluta da Ivano Beggio che è l’arma di Aprilia nel Fuoristrada. Una struttura totale. Al centro un binomio importante, Ampelio Macchi e Ennio Marchesin. La storia dal vivo.

Ennio Marchesin. Supermoto, Enduro e Motocross, tutto insieme. “Tutto nasce nel 2002, quando Macchi riceve da Beggio l’input di un progetto per il fuoristrada. Aprilia è innovazione, Macchi ha in mente un disegno adatto e Beggio è colpito da quel progetto di bicilindrico compattissimo. Macchi identifica un suo team di riferimento, insieme a Beggio e Scomazzon pensa alla sede del reparto, e si mette al lavoro. Viene suggerita una sede staccata, dove sviluppare il progetto, e le attività connesse, in tranquillità ma in presa diretta con la Fabbrica. Nasce la Motocross Company a Ternate, Varese, che diventerà presto e a tutti gli effetti Aprilia Off Road.

Jerome Giraudo nel 2005
Jerome Giraudo nel 2005

Si inizia a lavorare full time sull’idea di Ampelio Macchi, un motore bicilindrico che sta nelle misure di un monocilindrico. Si prende la circonferenza del propulsore preso come riferimento e, ecco, il nuovo motore Aprilia deve starci dentro. Un’altra “circonferenza” ambiziosa è determinata dal raggio d’azione, che deve comprendere Enduro, Motocross e Supermotard, spettro completo delle discipline del Fuoristrada. Mentre gli studi tecnici e i test proseguono a ritmi serrati, sul piano sportivo l’idea è quella di iniziare avvicinandosi al motard. Il 2003 è l’ultimo anno delle due classi Open e 450. Quest’ultima è la meno rilevante ma l’orientamento regolamentare la vede come futura classe regina in grado di richiamare le Case.

La SXV è ancora un prototipo, e solo le parti d’urto sono di plastica in ossequio al regolamento, c’è ancora molto carbonio ma, il 29 giugno 2003, ci presentiamo sulla linea di partenza del GP di Spa-Francorchamps per la nostra prima prova di Mondiale, Pilota è Alex De Angelis. Volevamo quella gara anche per “essere dentro”. I Regolamenti del fuoristrada contemplavano, infatti, le cilindrate limite, ma non il numero dei cilindri, e quella partecipazione serviva anche per lavare il rischio di reclami e proteste da parte degli altri costruttori. Per tutti fu, in effetti, una bella sorpresa! Rotto il ghiaccio, eravamo dentro, Aprilia presenta il rivoluzionario Motore a Novembre al Salone di Milano e, il tempo dell’inverno, all’apertura della stagione 2004 schieriamo due SXW 4.5 affidate a Jerome Giraudo e Frederic Bolley, mentre la 5.5 va nelle mani di Massimo Manzo.

Alla fine dell’anno arriva anche, in maniera rocambolesca, il Titolo di Jerome Giraudo. Era ancora il tempo in cui il GP si correva sulle 3 manche da 10, 10 e 25 punti. In un solo Gran Premio si potevano perdere molti punti, ma anche recuperarne tanti. Lo schieramento era fortissimo, e fare primi o decimi era questione di un attimo, di una curva. Arriviamo all’ultima manche con due zeri, ma il nostro avversario, Verderosa, è forse più sotto pressione. Morale vinciamo e ci aggiudichiamo il primo Mondiale. Strepitoso!”

Il Supermotard di Aprilia diventa una specie di leggenda, la Moto è imbattibile, e finisce nelle mani della Leggenda del Supermotard, Thierry Van Den Bosch. Il francese è eroe dell’epoca pionieristica, e uno dei primi veri Piloti ufficiali dell’era “ricca” delle Supermoto. È nato sulle piste dell’Europeo di Alain Blanchard (non c’era ancora il Mondiale, come la storia dell’Enduro) ed è stato allievo del grande Gilles Salvador, primo Campione Europeo della storia. Van den Bosch è il primo e uno dei Campioni del Mondo più rappresentativi, 4 Titoli, quello del 2006 con Aprilia. La Casa è Mondiale Costruttori e commercializza una Supermoto Aprilia SXV VDB Replica che, naturalmente, va a ruba. Pilota eccezionale e uomo di prim’ordine, VDB insegue sempre il primato, per ottenere il quale mette, al di sopra del talento, l’applicazione quasi maniacale alla missione

Thierry Van den Bosch. “Aprilia, non so cosa potrei aggiungere di particolare. Mi è piaciuto molto il primo anno con loro, era il 2006, quando si è lavorato tantissimo per lo sviluppo della Moto. Finalmente ottenemmo il Titolo di Campione del Mondo della S2, dopo il Mondiale del 2004, quell’anno al debutto. Per me fu un anno perfetto!”

 

Andiamo avanti con Ennio Marchesin, che è una delle figure centrali dell’impegno di Aprilia nel Fuoristrada. Si noti che sia Marchesin che Macchi non hanno mai un rilievo “scenografico” evidente. L’intero impegno, infatti, è orientato alla valorizzazione del Marchio e non degli uomini, siano essi manager o tecnici. Impossibile è, invece, tenere in questa sorta di basso profilo i successi e i Piloti che li hanno conquistati.

Van den Bosch
Van den Bosch

Ancora Marchesin. “Si va avanti, nel 2004 c’è lo sviluppo della MXV per il Motocross, e l’anno successivo il suo impiego in gara con Thomas Traversini e Garcia Vico. Ingresso difficile per la verità. La nostra Moto era speciale. Tantissima potenza, ma una guida del tutto esclusiva, diversa da quella richiesta da una monocilindrica alla quale sono tutti abituati. Per la prima volta ci siamo trovati di fronte a Piloti che chiedevano meno cavalli! Imparare a usare il bicilindrico era più facile nel Motard, più asfalto e meno fuoristrada, che nel Cross, solchi, buche, sabbia. Il percorso di apprendimento dei crossisti di Aprilia, oltre a Vico e Traversini, Cedric Melotte e Alessio Chiodi fu indubbiamente più impegnativo e lungo e i risultati, mai eclatanti, arrivarono solo verso la fine del ciclo, grazie anche al grande lavoro di sviluppo svolto da Jean-Michel Bayle.”

Se il Cross era la Cenerentola del Progetto Aprilia 4.5-5.5, Enduro e Motard erano il fiore all’occhiello. Continua Ennio: “Nell’Enduro iniziammo con Passeri, Botturi e Zanni. Poi sono arrivati Paganon e Merriman, e con il neozelandese i veri, grandi successi, il Campionato Italiano di Enduro e i tre Gran Premi del Mondiale 2008. Un grande lavoro, eravamo impegnati contemporaneamente su tre fronti, Enduro e Supermotard gestiti direttamente, Motocross con l’aiuto di Corrado Maddii.”
(Continua)

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