Aprilia, i grandi esordi (e le vittorie) nel Fuoristrada

Piero Batini
  • di Piero Batini
Oltre ai cordoli, oltre alla MotoGP, Aprilia ha fatto grandi cose nel Fuoristrada. Alborghetti, Maddii, il primo mondiale nel Trial con Ahvala. E poi l'Enduro... (Seconda Parte)
  • Piero Batini
  • di Piero Batini
10 maggio 2022

Ci eravamo lasciati con i trionfi in pista nel mondiale GP 250. Ma Aprilia le prime gare le aveva fatte nel fuoristrada.

Il finlandese Tommi Ahvala arriva come un tornado nello stesso anno di Alessandro Gramigni, e viene dopo una serie di fecondazioni di razza preliminari sempre di una certa importanza, perché portano il conforto delle scelte giuste e il metodo della… scelta giusta.

Corrado Maddii. Nella foto in apertura è Ivan Alborghetti
Corrado Maddii. Nella foto in apertura è Ivan Alborghetti

Aprilia inizia dal Motocross, con una moto spinta da un Hiro e portata in gara da Ivan Alborghetti.
Il mitico e multiforme Pilota bergamasco vincerà nel Cross e si affermerà nei Rally impreziosendo il nostro Sardegna dei tempi d’oro. Alborghetti vinse l’Italiano Cross della 125, raddoppiò con il Titolo della 250 e quindi fu la volta del Mondiale. Il successo non era più un sogno o un miraggio, e con il 6° posto nel Mondiale 125 del 1978, e il 5° di Corrado Maddii l’anno successivo, il dado era tratto.

Aprilia scende nell’arena e riflette lo spirito Racing nella produzione di serie che inizia a inanellare successi commerciali favolosi. Così l’anno di Gramigni è anche l’anno della Climber 280, l’Aprilia con la quale Ahvala diventa Campione del Mondo di Trial, titolo confermato dal primo Mondiale indoor l’anno dopo. E sarebbe apoteosi di tre (Campionati del Mondo in un solo anno dirompente) se solo un giovane Endurista…

Tommi Ahvala
Tommi Ahvala

Facciamo un passo indietro. Mi ricordo che una volta, anni ’89 0 ’90, al Rally di Sardegna, avevo tirato fuori, trainandolo con la mia moto, un Pilota ufficiale Aprilia. Si trattava di Alessandro Tramelli e la moto era la Tuareg Rally 125 nei colori dell’innovazione Aprilia, rosso, fucsia… Ricordo che un altro grande amico e Meccanico, Andrea Accordino, correva nel Trofeo istituito da Aprilia con la stessa moto. Fu così che, un giorno, provai la fenomenale Tuareg Rally 125. I ricordi sono deboli, ma a questi si aggiunge quello chiaro dello stesso Tramelli in tuta gialla e Aprilia gialla. Sì, lì c’è una storia di Rally e, ancora prima, di Enduro a alto livello, una storia importante…

Con la Tuareg Rally 125

Alessandro Tramelli. “Sì, bei ricordi, nel 1989 avevo firmato con Aprilia per correre con la Tuareg Rally 125 nel Campionato Raid Marathon. Mi chiamò Pierluigi Rottigni in persona, che era il Direttore Sportivo di Aprilia per i progetti sportivi del Fuoristrada. Il programma e la proposta riguardavano gli Assoluti d’Italia di Enduro e i Rally italiani più importanti, Sardegna, Fiori e Titano. Quell’anno forse vinsi l’Italiano Rally Raid 125, non sono sicuro, sta di fatto che l’anno dopo Aprilia decise di intervenire in maniera più importante nell’Enduro, e fece la famosa Moto – ricordate? – nei colori Camel giallo e blu. Nelle concessionarie uscì, accanto alla Tuareg Rally, la Aprilia RX, una vera Moto da Enduro, con il serbatoio stretto in luogo della cisterna della Tuareg, e nel contempo decisero di sviluppare la Moto ufficiale per l’Enduro, la Moto “vera”. Una meraviglia. Per correrci confermarono me e chiamarono anche Luca Trussardi.

Luca era impegnato esclusivamente nell’Enduro, io continuavo a dividermi con i Rally. Un bellissimo impegno, serissimo. La Moto era sviluppata a Noale, e i test li facevamo dove era più opportuno, senza lesinare. Ricordo che ci seguiva l’ingegner Marino, del Reparto Corse Aprilia.
Era il 1990, uno Squadrone, massimo impegno tecnico della Fabbrica e lo Sponsor importante. Io di nuovo Campione Italiano Raid Marathon, battuta la Gilera ufficiale di
Roberto Mandelli! L’anno dopo volevo salire di cilindrata e sono passato ad altra Squadra, ma il discorso Aprilia è andato avanti con l’arrivo di Stefano Passeri e Roberto Ungaro, ricordi?

Ricordo con fatica, meglio chiedere ai diretti interessati.

Roberto Ungaro. “Anni novantuno e novantadue: un sogno che si realizza. Perché Aprilia era al top. Furgone disegnato con i colori del mondo della velocità. Moto ufficiale. Grande esperienza per i motori, quindi Moto potentissima (magari da raggiungere la guidabilità). Io ero con Stefano Passeri, lui prima guida io il secondo pilota. La moto era ve-ra-men-te ufficiale, un prototipo non come le giapponesi targate o la KTM preparata con pochi componenti diversi. La nostra, attorno al motore che esternamente rimaneva identico, piuttosto ingombrante il Rotax 125, era costruita con una pelle sottilissima e un telaio ad hoc.

Tutte le sovrastrutture erano pezzi realizzati apposta, serbatoio e sella larghi la metà di quella di serie, tutto fatto in fibra. Uguale alla Moto di serie solo il parafango davanti, forse il fanale dietro. Basta. Era una stupenda, vera moto prototipo, non ce n'erano, era fatta da zero e non veniva venduta, e non era, come succedeva ai tempi, una moto da cross trasformata. È stata forse l'ultima Moto ufficiale vera, non prodotta in serie. Abbigliamento Dainese, loro super professionali. ’91 Moto grigia e bluette-lilla, ’92 Moto blu e verde acqua, azzurro pastello, Sponsor extra settore, Control Data. Esperienza me-ra-vi-glio-sa!”

Torniamo quindi a quella mancata festa del terzo Mondiale a Venezia, Gram, Ahvala e Passeri…

Stefano Passeri. “Vado a ruota libera perché i ricordi sono tanti e importanti. Il primo pensiero è la prima Moto. Considerate che ero proprio all'inizio, si parla dei miei quattordici anni. La mia prima moto è un’Aprilia RC cinquanta e si parla del lontano milleenovecentosettantanove. È l’inizio della mia storia d'amore con la casa di Noale.
Con Aprilia, quindi, il sogno del bimbo si realizza con l’acquisto della prima Moto. Dopo pochi anni figuriamoci che improvvisamente entrano non solo l'Aprilia, non solo Rottigni che faceva correre le moto di Noale, ma la chiamata al ruolo di pilota ufficiale. Andiamo a sviluppare l’RX centoventicinque, che in quegli anni, si parla del 1991-’92, era una moto che faceva già dei bei numeri in gara e fra i giovanotti in paese. Ovviamente non era propriamente una moto da gara bensì una moto da passeggio che aveva le sembianze di una moto da gara, mentre la mia, dopo un bel inverno di prove e di sviluppi, era una Moto da Gara con le sembianze di una Moto da passeggio.

Soprattutto, era diventata una Moto che si poteva battere ad armi pari con i molti big del momento. Quindi divento Pilota ufficiale Aprilia RX 125 e facciamo delle belle stagioni Vinciamo il Campionato Italiano, vinciamo la Sei Giorni in Australia e… sfioriamo la vittoria del Campionato del Mondo. Eccoci. Dico “sfioriamo” perché purtroppo mi devo accontentare del secondo posto a seguito di un mio errore in allenamento.

Prima di affrontare le ultime due prove del Campionato del Mondo mi sono rotto il piede. Ho tentato di fare le ultime due gare ma non sono riuscito a portarle a termine. Questo è un grande rammarico perché Aprilia in quell'anno ha vinto il Mondiale in Pista con Gramigni e il Mondiale Trial con Ahvala, e poteva essere un bel mestiere il Titolo dell’Enduro centoventicinque. Però pazienza, insomma acqua passata non macina più, quello che è stato è stato.

Ho un aneddoto legato a questo evento. Per festeggiare i Titoli mondiali Aprilia fa le cose in grande in un hotel a Venezia e io vengo invitato. Da Aprilia e da Beggio personalmente. Quando arrivo, di colpo mi trovo faccia a faccia con Ivano Beggio.
Non sapevo se incontrare il suo sguardo, se sarei riuscito a sostenerlo perché appunto arrivavo da quella sconfitta che certo loro non meritavano. Perché l’impegno era stato massimo e tutto era andato in fumo per un mio errore in allenamento. Ivano Beggio fu un signore, non mi fece pesare affatto la vicenda e, anzi, mi rincuorò.
Un altro aneddoto di quel periodo bellissimo è stato quando abbiamo deciso di dividerci. Avrei lasciato l'Aprilia e ognuno per la sua strada.

Quell’anno ho avuto un guaio fisico importante, stavo per smettere di correre per un problema al cuore. Poi il problema era stato risolto ma la stagione agonistica era andata, e ciononostante Aprilia mi ha riconosciuto l’intero ingaggio della stagione sebbene non fossi riuscito a fare che un terzo delle corse in programma.

Il Mondiale e l’Italiano lasciati lì, e figuriamoci se mi chiamavano per la Sei Giorni. Devo essere assolutamente grato a Aprilia e al suo stile, persone e gesti che fanno la differenza. Comunque, si vede che il destino mi voleva ancora con Aprilia, perché a distanza di anni vengo chiamato al telefono da Ampelio Macchi, l’ingegnere che si è inventato ‘sto bicilindrico e che vuol farlo correre nel Mondiale di Enduro. Io mi incarico dei primi collaudi e porto la Moto al debutto nel Mondiale. Finiamo la gara e conquistiamo anche i primi punti iridati, all'esordio. Una gran Moto, che poi ha vinto tre volte nel Mondiale con Stefan Merriman, prima che il progetto si chiudesse. Un altro bel mestiere e un’altra bella figura.

La mia storia con Aprilia non si chiude lì. Passa qualche anno, ormai siamo ai giorni nostri, alzo il telefono e dall’altra parte c’è ancora Aprilia. Mi propongono di fare dei collaudi per un progetto nuovo.

È la Tuareg 660. Non si tratta di una Moto dal carattere agonistico, è una enduro stradale. Però i collaudi che facciamo mettono la nuova Moto a dura prova anche sui terreni difficili del cross e dell’Enduro. Capisco per quale motivo hanno chiamato me: vogliono dare alla Tuareg un carattere spiccatamente fuoristradistico, non solo quello di una moto da strada alla quale chiedere di mettere le ruote su qualche sterratino. Vogliono una moto con la quale si possa fare anche del vero fuoristrada. È stata un’ulteriore, bellissima esperienza con Aprilia.”
(Continua)

Hey, Aprilia non è solo asfalto e cordoli!

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