Dakar 2026. Tappa 2 BIS. L’enigma di Stephane Peterhansel [VIDEO]

Dakar 2026. Tappa 2 BIS. L’enigma di Stephane Peterhansel [VIDEO]
36 Dakar, 14 vittorie. In Moto, poi in Auto. Da privato, da ufficiale. Ora è la terza sfida. Non i Camion, la Stock con Land Rover, il progetto di fare della neonata Defender una Macchina da Dakar. Ma, alla fine, che cosa passa per la testa di “Peter”?
5 gennaio 2026

Al Ula, Arabia Saudita, 5 Gennaio 2026. I più sono soliti liquidare Stephane Peterhansel con una didascalia. C’è chi lo chiama “Monsieur Dakar” e che riprende l’estratto conto: “14 vittorie, 6 in Moto e 8 in Auto”. Il più delle volte è tutto, un curriculum copiato e incollato per valorizzare l’articolo e il resto diventa attesa di un nuovo exploit. Che, per la verità, arriva quasi una volta ogni due partecipazioni. Io, ogni volta che penso a Stephane, mi fermo un attimo a riflettere. Mi concentro, lo metto bene a fuoco, ogni volta mi meraviglio, chino la testa in segno di mentale rispetto. Da un po’ di tempo, ogni volta quel che mi chiedo io è come succede che, dopo una parabola fantascientifica, sovrumana come la sua, uno arriva ad appendere il casco al chiodo, lo ha fatto l’anno scorso lasciando un vuoto quasi incredibile alla Dakar per un anno, dopodiché, come se avesse scherzato, a sessant’anni suonati ritorna. Con Land Rover. Con il progetto Defender Dakar D7X-R nella categoria Stock.

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Vi dirò una cosa. Io, Stephane l’ho sentito ritirarsi più di una volta. Come ipotesi plausibile fino all’undicesima vittoria, poi come decisione presa, “irrevocabile”, dopo la quinta in Auto, con la Mini. Me lo ricordo, una sera a cena in Sardegna, Mimi può testimoniare. “Ancora un anno poi smetto con la Dakar e torno a divertirmi in Moto”. Attenzione: era sincero. Assolutamente. Determinato. Infatti. Un anno dopo torna con il progetto Peugeot, con cui vincerà altre due volte. Quella volta s’era capito, era un progetto francese meraviglioso. Ma, finito quello, rieccolo di nuovo con Mini, anche in questo caso una macchina nuova, avveniristica, con la quale arriva, nell’edizione del 2021, la 14ma vittoria. L’ultima… per ora. Il momento giusto per smettere, ma Audi rimette in piedi un Dream Team per una Macchina futurista, e Peter non può mancare. Probabilmente è l’incidente del 2024, che costa al navigatore Edouard Boulanger la frattura di due vertebre, operazione e lungo recupero, che porta alla decisione. “Le macchine sono diventate indistruttibili, adesso l’anello debole, il fusibile, è l’uomo, l’Equipaggio!” Basta.

Ma è solo l’ennesimo ritiro. Rieccolo a bordo del Defender #500. La Stock è una categoria “minore” con una sua valenza molto interessante. È un po’ di ritorno alle origini, quando si partiva dalla macchina di serie. Per Land Rover non sembra essere un punto di arrivo bensì il rito di passaggio verso una partecipazione più importante. Stanno facendo le cose tremendamente sul serio. Il loro bivacco è decisamente pro, e la corsa con questa macchina non è certo una passeggiata. C’è da chiedersi ancora: sarà ancora una volta Peterhansel a guidare l’evoluzione logica?

A che serve continuare a farsi domande? In questo caso a niente, adesso serve una risposta. Eccola. Stephane Peterhansel non può smettere. Non sono i soldi. Non può essere la sua stupenda moglie. Non può essere la sua barca antica restaurata né la pace dell’Isola. Non può essere fame di gloria perché siamo a livelli di indigestione e Peter non sembra interessato a vincere ancora. E allora? Una volta, molti anni fa, eravamo in Africa. Stephane Peterhansel stava vincendo ancora. Eravamo certi che avrebbe vinto, quella volta in Moto, perché credete, c’era un’aura particolare, quasi misteriosa, che faceva sì che non si potessero immaginare alternative. Era sotto la doccia vicina alla mia. Sotto l’acqua mi vien da chiedergli: “Ma cos’hai di così speciale?” La risposta non ha bisogno di dettagli, chi ha visto o vissuto la Dakar lo sa: “Io niente. È tutto questo che è speciale!”

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