Cervantes: "È più dura di quanto me l’aspettassi"

Cervantes: "È più dura di quanto me l’aspettassi"
Piero Batini
  • di Piero Batini
Un debutto stremante per Ivan Cervantes che al di là dei risultati e della stanchezza sta correndo con la gioia e l'entusiasmo della prima Dakar
  • Piero Batini
  • di Piero Batini
13 gennaio 2016

Quel giorno, in cui sei caduto eri un po’ rintronato, ci hai fatto un po’ preoccupare. Come è andata? Che esperienza è, come ti senti?

«Prima di tutto approfitto del vostro gentile spazio per ringraziare tutti quelli che si sono fatti sentire, tutto il supporto che ho avuto dopo la caduta. So che era uscito un video nel quale mi si vedeva ancora un po’ balordo, ero ancora sotto l’”effetto” della caduta. Bene, la prima settimana è andata piuttosto bene. Ma la mia prima Dakar deve essere così, ogni giorno con l’unico obiettivo di essere al bivacco alla sera. Non me frega ninte del risultato, ma è ovvio che se un giorno faccio ventesimo, il giorno dopo concludere almeno al diciannovesimo posto. Ma se dovessi finire trentesimo non vorrei nemmeno preoccuparmi troppo. In questo senso sta andando bene».


È come te l’aspettavi, la Dakar?

«È peggio, molto peggio! È più dura di quanto me l’aspettassi. Guarda, il solo fatto di fare così tanti chilometri di trasferimento. Tappe di 500, 400, 390 chilometri. Per me sono cose difficili da sentire a livello di concentrazione. Faccio fatica. Parto in Speciale come se fosse una prova di Enduro, ma dopo un po’, non so, un’ora, un’ora e mezza, sono svuotato, finito. Allora devo calmarmi, ritrovarla. Oppure devo partire un po’ più piano, trovare un ritmo buono per tutta la tappa. questa, al momento è la parte più fastidiosa, che non riesco a centrare».


Ma l’ambiente ti piace?

«Sì, l’ambiente mi piace molto. mi piace tutto. Mi piace la gente che c’è qui. Tanta, tantissima in Argentina, tantissima in Bolivia. La gara, però, è molto difficile. È impegnativa. Sapevo anche che non è stata una Dakar molto difficile nella prima parte, ma sono contento di come sta andando».


Perché Himoinsa?

«Himoinsa primo perché mi ha dato l’opportunità di fare subito la Dakar quest’anno. Secondo perché il team utilizza moto KTM. Terzo perché mi piaceva l’idea, ho chiesto alla “Fabrica” e mi hanno detto di andare, che era una buona opportunità per me, che mi lasciavano farla. E poi Himoinsa perché è un bel team. Siamo cinque piloti, abbiamo una bella immagine, e abbiamo fatto le cose con molta attenzione. Cose fatte bene. Guarda, sono contentissimo di essere qua. Benissimo!».

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