Dakar 2011. Come si vince la 32ma edizione?

Dakar 2011. Come si vince la 32ma edizione?
Con la 3° tappa tra San Miguel e San Salvador de Jujui i concorrenti della Dakar 2011 lambiscono per la prima volta le Ande, nella marcia di avvicinamento al Passo di Jama, attraverso il quale passeranno in Cile con la 4° tappa | P. Batini
4 gennaio 2011


Oltre 700 chilometri in totale, ed una speciale finalmente lunga, 521 km, sebbene divisa in due porzioni collegate da un tratto neutralizzato. Contrasti. Di altimetria, si salirà fino a quasi 3.400 metri s.l.m., di terreni, dalla terra rossa dei Canyon argentini al duro sottobosco delle sue foreste. Fa molto caldo, in questo periodo ci si avvicina ai 40° con un’umidità molto elevata. In più piove, a tratti, rendendo le piste più infide. E quando non piove, la polvere regna sovrana sulle piste battute e velocissime.
Ma come si vince la Dakar numero 32?

Come le altre 31, ce lo insegna la storia dei Campioni della Dakar, mettendo correttamente in fila una serie di circostanze attitudinali personali, da sintonizzare perfettamente con la nebulosa di una corsa intricata, mutevole, complessa ed imprevedibile come nessun’altra. Vincere la Dakar non è impresa da tutti, e la storia della corsa declina una corta serie di Campioni straordinari, che hanno specializzato la loro incredibile efficacia, imponendola poi per molte stagioni. Nell’ordine cronologico, sono Cyril Neveu, vincitore cinque volte, Hubert Auriol e Gaston Rayer, due, Edi Orioli, quattro volte Campione, Gilles Lalay, una, Stephane Peterhansel, recordman con sei vittorie in moto (più tre in auto), Richard Sainct, tre volte, Fabrizio Meoni, due, e Joan Roma, una vittoria. In tempi recenti, spinti dentro la cronaca, Cyril Despres ha vinto tre volte e Marc Coma due. L’esperienza conta, alla Dakar. Ma ogni anno c’è qualcosa di nuovo che tende a rimescolare le carte.

Quest’anno la Personal Dakar 2011 presenta alcune caratteristiche particolari, legate ad alcune novità, se non assolute almeno degne di essere prese in considerazione. Abbiamo accennato all’unificazione delle moto in mano ai migliori piloti elencati nella “grading list” ASO, ed abbiamo detto come è possibile che l’affidabilità non ancora provata a sufficienza delle nuove moto possa imporre un ritmo meno esasperato almeno alle fasi iniziali della corsa. Non abbiamo parlato, invece, della regola secondo la quale ogni pilota avrebbe dovuto avere a disposizione tre motori, da utilizzare sulla propria moto lungo tutto l’arco della Dakar. Il regolamento diceva anche che per “cambio motore” si intende il fatto che questo venga tolto dal telaio. Ora, il fatto è che ci sono motori che necessitano della loro rimozione anche per interventi minori, non necessariamente legati ad una “ricostruzione”. Su questo fatto alitava già una certa tensione polemica, ed era lecito aspettare per vedere come sarebbero state interpretate ed applicate le regole (no, non vi scandalizzate: le regole servono per essere interpretate, alla Dakar molto di più che nella vita sociale). Tre motori, uno in più rispetto agli scorsi anni, quando però la regina del deserto era quella KTM 690 Rally iper-affidabile.

Il motore veniva cambiato per sicurezza, durante la giornata di riposo di metà gara, e via fino alla fine. Poi, a Dakar partita, ai concorrenti ed ai Team è stato comunicato che la regola veniva modificata, consentendo un numero illimitato di propulsori, ma con penalità crescenti, a partire dai 40 minuti, per ogni motore cambiato oltre il terzo della norma “originale”. In teoria viene data a tutti la possibilità di terminare la Dakar, in pratica è concesso ai piloti di “rischiare” un po’ di più. Adesso è difficile sapere come si comporteranno le squadre, alle prese con una reale minore affidabilità dei motori 450. C’è chi opterà per un cambio a metà gara, lasciando il terzo motore per l’imprevisto, e chi vorrà prevedere un cambio ad ogni terzo di gara. Vedremo, sta di fatto che questo sottile filo di incertezza dovuto alla novità della riduzione di cilindrata è uno di quelli che potrebbe tenere l’intera Dakar in sospeso fino al suo ultimo chilometro.

Il rebus, insomma, è aperto ad una soluzione sempre difficile. Ma non bisogna mai perdere di vista il fattore esperienza: ecco perché mi sembra difficile che anche questa edizione possa sfuggire ad uno dei due contendenti degli ultimi anni, Marc Coma e Cyril Despres, con un attuale piccolo vantaggio per quest’ultimo. Per tenere aperta la scommessa, potremmo concludere… Francisco Lopez permettendo.

Piero Batini

Foto: DPPI, Red Bull

Argomenti