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Sykes, la storia di un campione

- Dopo la beffa dello scorso anno, Tom Sykes si è laureato campione del mondo dopo una stagione non facile, ma l’inglese ha saputo assestare i colpi decisivi nei momenti giusti | C. Baldi, Jerez
Sykes, la storia di un campione


Thomas Edward Sykes è nato a Huddersfield in UK il 19 agosto del 1985. Debutta nel British Superbike nel 2003 con il team Rizla Suzuki e nello stesso anno partecipa anche ad una gara del mondiale Supersport (dodicesimo sul traguardo di Brands Hatch). Nel 2006 è secondo nel BSB e l’anno successivo passa alla Honda ed è sesto. Nel 2008 torna al team Rizla Suzuki e chiude la stagione al quarto posto, vincendo tre gare. Proprio in quell’anno debutta come wild card nel mondiale SBK prima a Brands Hatch e successivamente a Donington Park dove conquista il podio con un secondo posto in gara uno. Una prestazione che gli vale la promozione nel team Yamaha World Superbike nell’anno successivo, compagno di squadra di Ben Spies.

La sua prima stagione in SBK non è il massimo. Chiude nono in classifica generale ed il suo miglior piazzamento è un quarto posto ad Assen, mentre come sappiamo Ben Spies si laurea campione del mondo. Nel 2010 la Kawasaki lo sceglie per il suo team ufficiale. Al termine della stagione è solo quattordicesimo, ma primo dei piloti Kawasaki. Resta nel team Kawasaki di Paul Bird e nel 2011 sul circuito del Nurburgring porta al successo la Kawasaki cinque anni dopo il successo di Chris Walker ad Assen oltre ad iniziare a mettersi in luce come un esperto della Superpole e nel 2012 se ne aggiudica ben nove, portando a casa anche tredici podi e quattro vittorie. Risultati prestigiosi che non bastano però a superare Max Biaggi che alla fine è primo per solo mezzo punto.


2013


Quest’anno, dopo che nei test invernali, specialmente sul circuito di Jerez, aveva spaventato i suoi avversari con tempi sul giro vicini a quelli delle MotoGP, nel primo round di Phillip Island Tom non ha certo brillato, raccogliendo solo due quinti posti. Va anche peggio ad Aragon dove si deve ritirare in gara 1 per problemi tecnici. Riesce poi a salire sul terzo gradino del podio nella seconda manche, ma in classifica è solo sesto ed accusa quello che sarà il suo più pesante svantaggio nei confronti del leader Guintoli : 47 punti.


Si riprende subito ad Assen, con un primo ed un secondo posto
, salendo al quarto posto in classifica a riducendo a 28 punti il gap nei confronti del francese dell’Aprilia. A Monza è secondo in gara uno e terzo, con tanto di reclamo dell’Aprilia nei suoi confronti, nella seconda. Il team di Noale lo accusa di aver superato Guintoli rientrando in pista dopo un dritto alla variante della Roggia, mentre Sykes afferma di essere andato lungo dopo aver superato il leader della classifica. Dopo molti mesi la Giuria Internazionale della FIM gli darà ragione. Intanto lui sale al terzo posto e riduce a 18 punti il divario dalla vetta.

A Donington Park Tom assesta il primo scossone al campionato e con una doppietta sale al secondo posto a soli 4 punti da Guintoli e si candida come il suo principale antagonista nella lotta per il titolo. Ma il suo momento d’oro dura poco e a Portimao dopo un terzo posto in gara uno, cade incredibilmente nel giro di ricognizione, parte dalla pit line ma si ritira subito. Guintoli si allontana a 28 punti, ma nel round successivo di Imola l’inglese della Kawasaki piazza un’altra delle sue zampate e con una doppietta si porta per la prima volta in testa alla classifica,a con sei soli punti di vantaggio sul solito Guintoli che non vince mai, ma porta a casa sempre tanti punti.

La leadership di Sykes in classifica dura poco perché a Mosca il motore della sua Kawasaki esplode dopo pochi giri e lui torna al secondo posto a quattro punti dalla vetta. Le due gare di casa di Silverstone non gli sono favorevoli. La pioggia disturba entrane le manche. Nella prima Sykes è addirittura undicesimo, mentre nella seconda vinta dal suo compagno di squadra Loris Baz, si piazza al settimo posto ed i punti da Guintoli diventano 13 quando mancano 5 gare (10 manche) al termine.

Sul circuito del Nurburgring, grazie ad una vittoria in gara uno e ad un quarto posto in gara due, Tom torna in cima alla classifica dove resterà sino alla fine. Due podi a Istanbul (terzo e secondo) ed una vittoria (grazie anche a ben tre bandiere rosse che penalizzano di fatto Guintoli che era in testa alla gara) ed una quarta posizione a Laguna Seca gli danno un vantaggio di 23 punti non più su Guintoli, ma su Laverty che occupa ora la seconda posizione. La definitiva consacrazione di Sykes avviene sul circuito dove l’anno prima l’inglese della Kawasaki aveva perso il mondiale per mezzo punto. La doppietta di Magny Cours, oltre all’ennesima Superpole ed al giro veloce in gara, gli assegnano di fatto il titolo mondiale, visto che a Jerez Tom può gestire un vantaggio di 37 punti su Laverty e 38 su Guintoli.

Sykes è il quarto Campione del Mondo britannico, dopo Carl Fogarty, Neil Hodgson e James Toseland e come Toseland si aggiudica il titolo alla guida di una quattro cilindri giapponese, mentre gli altri due connazionali lo hanno fatto con una Ducati bicilindrica.
Vince il mondiale Superbike con una Kawasaki, esattamente vent’anni dopo l’unica vittoria della casa di Akashi nel mondiale delle derivate di serie del 1993 con lo statunitense Scott Russell.
E’ il Campione del Mondo con il maggior numero di Superpole dal 2009, quando Ben Spies fu campione con 11 Superpole.

Ma al di là dei numeri Tom Sykes è indubbiamente il pilota che più di ogni altro ha meritato questo titolo. Ha portato alla vittoria la sua Kawasaki davanti alle Aprilia ed alle BMW e specialmente le RSV4 hanno dimostrato di essere non solo le moto probabilmente più competitive, ma anche quelle con meno problemi. La RX-10R Ninja spesso ha messo in difficoltà Sykes a causa di un anomalo consumo di gomme che nelle fasi finali delle gara lo ha spesso penalizzato. Va anche detto che rispetto allo scorso anno però la Pirelli ha messo a disposizione dei piloti Superbike una nuova copertura SC0 morbida ma durevole nel tempo ed in grado di resistere per un’intera gara. La gomma perfetta per la Kawasaki di Sykes. Ma non basta certo questo a spiegare la vittoria del simpatico pilota inglese che ha sempre dimostrato una grandissima determinazione, dando sempre il massimo senza fare calcoli anche quando, nelle ultime gare, avrebbe potuto farlo. Perdere un mondiale per mezzo punto avrebbe potuto abbattere un toro, ma non Tom che spesso ha vestito i panni del verde Hulk spazzando via tutti i suoi avversari.

Dei tanti momenti di questo campionato vogliamo ricordarne uno, quando a pochi minuti dal termine della Superpole di Magny Cours, Sykes già in pole, rientrò in pista. Con un giro a vita persa, superando Laverty a pochi millimetri dall’erba e rischiando di venire a contatto con il francese Vincent, migliorò il suo stesso tempo ed aggiudicandosi la sua ottava Superpole. Nel box alla nostra domanda : “Ma perché hai rischiato così tanto, visto che avevi già vinto”, lui ci ha candidamente risposto: ”Mi era avanzata una gomma da tempo”. Questo è Tom Sykes. La sua forza è quella di non fare calcoli e di dare il massimo. Sempre.
 

  • Marci 1952, Milano (MI)

    RC378

    Se ti spieghi meglio,magari si potrebbe capire dove vuoi andare a parare.
    Dove la vedi questa invidia? ma di che cosa?
    Cosa c'entra l'invidia, che tu vedi con il risutato degli italiani nello sport motoristico? Ma eri collegato quando hai scritto stè boiate?
  • RC378, Saronno (VA)

    @jrampa

    Brutta bestia l'invidia;-))))) Adesso capisco perchè gli italiani non concludono più niente in motogp... e ultimamente anche nel resto degli sport motoristici. Eccezione fatta per Cairoli al quale non auguro di avere tanti vassalli servizievoli com'è capitato a Rossi, ma di rimanere sempre con i piedi per terra e di ricordarsi che in giro c'è troppa gente che ha capito chi sono i veri campioni...
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